L’AQUILA – È servito l’annuncio della candidatura a sindaco dell’Aquila di Luigi D’Eramo, arrivato direttamente da Matteo Salvini, per far tornare a riunire Forza Italia.

Poltrone, piano regolatore, ipoteche sulle candidature al Parlamento.

Su questo si sarebbe litigato l’altra sera, quando a cena si sono ritrovati il capogruppo al Consiglio comunale Guido Liris, non a caso nelle ultime 48 ore insolitamente stitico di dichiarazioni alla stampa, il consigliere Roberto Tinari, il sindaco di Navelli Paolo Federico, l’ex consigliere regionale Luca Ricciuti, e i conglieri Pierluigi Properzi di Domani L’Aquila, Alessandro Piccinini del Nuovo centro destra, Raffaele Daniele dell’Udc e Vito Colonna, rimasto nel gruppo di Prospettiva 2022, proprio quella con la quale D’Eramo sostenne Giorgio De Matteis sindaco quattro anni fa.

Ricciuti, che parla del convivio come di un pacifico “incontro tra amici”, viene contraddetto da Tinari che racconta invece con un certo orgoglio di aver alzato la voce: “Qualcuno stava già pensando di riproporre i giochini di un tempo, chi ha inciuciato con la sinistra non puo’ far parte del centrodestra, chi ha orecchie per intendere, intenda!”, dice.

“Gli inciucisti? Cominciassero a trovare collocazione nelle liste del centrosinistra”, aggiunge.

L’obiettivo di scongiurare “la fine dell’altra volta”, quando proprio i caminetti e i veti incrociati hanno portato a presentarsi divisi e quindi alla prevedibile sconfitta contro il centrosinistra di Massimo Cialente, almeno nelle intenzioni pare tuttavia essere comune, anche se – avverte Tinari – “chi è stato responsabile della spaccatura stavolta deve restare fuori dai c…”.

Della candidatura a sindaco “non me ne frega un beneamato fico secco”, si affretta a dire Ricciuti, secondo i rumors tra i più accreditati con la benedizione del padre Romeo, tre volte parlamentare ed ex presidente della Regione.

Ma Tinari dice “no” all’unto del Signore: “Siamo tutti uguali – ripete come un mantra – se tuo padre è stato senatore non me ne frega nulla, per giudicare le persone serve valutare i comportamenti di ciascuno degli ultimi dieci, venti, trent’anni: qua uno vuole le pratiche del Prg, un altro ha velleità da senatore, un altro da sindaco…”.

Sospira, Ricciuti, al nome di D’Eramo: “Speriamo che si troverà la maniera per stare insieme tutti – dice – la sua posizione è legittima, non sarà legittimo non trovare una sintesi”.

E nonostante c’è chi gli riconosce il merito di “averci messo la faccia e dato uno scossone al centrodestra”, i salviniani erano gli unici assenti dal convivio, ma “gli inviti non li ho fatti io”, dice l’ex consigliere regionale, spiegando come l’iniziativa sia venuta dal gruppo consiliare del Comune.

L’idea è comunque quella che il centrodestra abbia “tantissime potenzialità”, ma “bisogna partire col piede giusto sin dall’inizio”, nonostante, ripete ad esempio Tinari, “nessuno deve pensare che è indispensabile, chi pensa di essere migliore sbaglia”.

Rivolto agli “inciucisti”, poi, quelli che “una volta si assentano, una volta si astengono, una volta corrono in soccorso con il loro voto”, dice: “Dove ci sono loro non ci sono io! Chi ha votato contro il crocifisso in Aula non puo’ stare nel centrodestra e dove sta Roberto Tinari, per me è la base”.

Grande assente alla cena l’ex assessore regionale Vito Domenici, che ultimamente sarebbe iperattivo nella tessitura di relazioni utili ad un grande ritorno sulla scena politica.

“Non lo vedo da una vita – dice Tinari – in tanti si stanno attivando, ben vengano, ma sarebbe meglio se si mobilitassero i giovani, smettendola di criticare soltanto limitandosi a chattare in pantofole!”. (m.sig.)