L’AQUILA – È finita con lunghi abbracci tra i big del Partito democratico dell’Aquila, in particolare il sindaco uscente, Massimo Cialente, il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, quasi a sancire il passaggio di consegne con il possibile nuovo inquilino di palazzo Fibbioni.
Il candidato sindaco del centrosinistra, Americo Di Benedetto, nel comizio di chiusura della campagna elettorale delle elezioni amministrative del capoluogo ha anche abbracciato il suo sfidante alle primarie di aprile, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci.
Dal palco di piazza Duomo, proprio nell’ultimo giorno, il centrosinistra con gli appassionati interventi di Lolli e Di Benedetto ha voluto ribadire l’immagine di compattezza e mettere a tacere le voci di mal di pancia e frizioni tra le varie anime della coalizione.
In una piazza che ha fatto registrare un buon numero di presenze, chi dice 500, chi si spinge fino a 2 mila, il 49enne ex sindaco di Acciano (L’Aquila) e a tutt’oggi presidente della società idrica Gran Sasso Acqua ha cambiato marcia rispetto a una campagna elettorale in difesa, pronunciando tra gli applausi un discorso di attacco: con toni decisi, ma con diversi richiami all’unità, al rispetto e al no alla politica gridata.
Prima del comizio ha voluto ringraziare tutti, facendo i nomi dei maggiori esponenti del Pd: innanzitutto la triade al comando da decenni: “grazie a Cialente e Donatella (Ussorio, moglie del primo cittadino uscente, ndr) per l’affetto che mi hanno dimostrato”, a Lolli per le parole che ha usato nei miei confronti, a Stefania Pezzopane che mi ha accompagnato dovunque in città, a Pietrucci con il quale il confronto è stato leale e libero”.
Poi il comizio. “Dobbiamo tornare a volerci bene, dobbiamo dimostrare che le cose si possono fare rispettando l’avversario, senza gridare – ha spiegato – Abbiamo voglia di fare ma con educazione, rispetto e trasparenza, il ruolo politico non si conquista gridando e seminando la cultura del sospetto”, ha continuato non facendo nomi ma alzando la voce.
“La mia storia parla chiaro, mi sono dato molto da fare e ho dato risposte a questa città che passeranno alla storia. I detti non sbagliano: chi pensa male, opera male. Chiedo rispetto per me e per le persone delle mie nove liste che hanno girato in lungo e in largo la città anteponendo agli interessi personali l’amore per la città e la passione per la politica che riguarda pochi, cercando di far riavvicinare gente che si era allontanata”, ha detto ancora tra gli applausi.
Poi, entrando nel vivo, ha mostrato tutto il suo ottimismo: “L’11 giugno prossimo avremo un grande risultato”, riproponendo un tema, evidentemente, molto sentito: “Ci si deve, però, voler bene, la politica delle grida esaspera i problemi, non li risolve, dobbiamo pensare che delle cose vanno delegate, non possiamo fare gli amministratori di condominio del progetto C.a.s.e., dobbiamo puntare su lavoro e sviluppo, sui quali l’amministrazione uscente ha fatto bene”.
E ancora una difesa della città dalle accuse di poca trasparenza: per Di Benedetto, “L’Aquila non è intrisa di malaffare, nonostante lo si insinui spesso. La città deve puntare su settori già presenti, come ricerca, alta formazione e cultura”.
A tale proposito, ha spiegato che “viviamo in una città culturalmente metropolitana” e “abbiamo bisogno di una città agile, i problemi vanno affrontati con equilibrio, per questo affrontiamo una fase differente rimanendo vicini e compatti e facendo le cose insieme”.
Di Benedetto ha allargato l’osservatorio sottolineando che “il Paese ci sta guardando e ci dirà se sapremo chiedere con lo spirito giusto”.
Infine, un cenno al terremoto, proprio nel giorno della scossa di 3.9 che ha fatto ripiombare il territorio nell’incubo. “Possiamo contrapporci dimenticando ciò che è accaduto, l’11 giugno otterremo un risultato eccezionale”.
Lolli, in apertura, aveva attaccato i partiti avversari, come Noi con Salvini e Movimento 5 stelle, soprattutto per le posizioni assunte per l’emergenza terremoto. (b.s.)





