L’AQUILA – Attesa per le prossime ore all’Aquila la sentenza del tribunale amministrativo regionale sul ricorso presentato da alcuni candidati del centrosinistra finalizzato all’attribuzione della maggioranza dei seggi nel Consiglio comunale del capoluogo, dopo che alle amministrative del 2017 la coalizione perse a sorpresa al ballottaggio pure avendo sfiorato al primo turno il 50 per cento più uno dei consensi.

Il sindaco Pierluigi Biondi, che qualora il Tar dovesse dar ragione ai ricorrenti sancendo la cosiddetta anatra zoppa si ritroverebbe senza maggioranza nell’assise civica, ad AbruzzoWeb conferma che rassegnerà le dimissioni qualora gli dovessere mancare i numeri in aula.

“Sono fiducioso nella giustizia e sono anche certo che verrà data legittima congruità al voto espresso degli elettori nel giugno dell’anno scorso che è stato chiarissimo”, dice.

“Se mi dimetto in caso di anatra zoppa? Assoluitamente sì”, aggiunge, “non sono stato votato per amministrare sotto ricatto o con trasversalismi”.

La coalizione di centrosinistra, intanto, fiduciosa di ribaltare il verdetto del 2017, che ha visto Biondi recuperare quasi 12 punti percentuali su Americo Di Benedetto rispetto al primo turno, nelle ultime settimane ha arruolato nel pool di avvocati composto da Maurizio Capri e Claudio Verini, anche Alfonso Celotto, 52enne campano, insigne giurista, conosciuto all’Aquila per essere stato capo di gabinetto del ministro Fabrizio Barca, tra il 2011 e il 2013 inviato speciale del governo Monti per la ricostruzione.

I ricorrenti avevano chiesto e ottenuto il riconteggio di alcune schede delle elezioni comunali con l’obiettivo di far recuperare alla coalizione sconfitta 41 voti che le sarebbero mancati per raggiungere al primo turno l’agognato 50 per cento più uno, potendo quindi, a quel punto, rivendicare la maggioranza dei seggi in Consiglio comunale.

Il 24 maggio scorso il tribunale amministrativo in sede di udienza, dalla quale già ci si aspettava una decisione, aveva emesso una ordinanza di tipo interlocutorio, che fissava al 25 luglio l’udienza di merito, sulla quale aveva inciso l’atto di citazione per querela di falso presentato in sede civile dagli avvocati Roberto Colagrande del Foro dell’Aquila e Livio Proietti di quello di Tivoli, incaricati da Carla Mannetti di Fratelli d’Italia, assessore comunale, e Luigi D’Eramo della Lega, assessore comunale e deputato, in relazione al verbale delle operazioni elettorali del seggio 41, dal quale sarebbero “spariti” 400 voti in sede di trascrizione dei dati.

Con la stessa ordinanza, il Tar ha incaricato la Prefettura, che con un’apposita commissione aveva già provveduto al riconteggio delle schede di 11 sezioni indicate nel ricorso del centrosinistra, di acquisire le tabelle di scrutinio del seggio 41 e procedere ad una verifica di quanto accaduto nelltra trascrizione dei risultati.

Il ricorso è stato sottoscritto, oltre che dal candidato sindaco sconfitto al ballottaggio Americo Di Benedetto, da Maurizio Capri, Emanuela Di Giovambattista, Fabrizio D’Alessandro, Stefano Palumbo e Stefano Albano del Partito democratico, Sergio Ianni di Abruzzo civico, Gianni Padovani dei Socialisti, Fabrizio Ciccarelli, Antonio Nardantonio e Paolo Romano del Passo possibile, Massimo Scimia di Cambiare Insieme.

A rientrare in Consiglio nel caso in cui dovessero spuntarla i ricorrenti sarebbero Capri, Di Giovambattista e D’Alessandro del Pd, Ianni di Abruzzo civico, Padovani dei Socialisti, Ciccarelli del Passo possibile, ma anche Giorgio Spacca di Articolo 1, Anna Lucia Bonanni della Coalizione sociale e Fabrizio Righetti del Movimento 5 stelle che però non hanno sottoscritto il ricorso.