L’AQUILA – È corsa al quorum nei Comuni abruzzesi chiamati alle urne per la tornata amministrativa del 6 e 7 maggio prossimi.

Soprattutto tra le liste minori e i candidati sindaco degli schieramenti più piccoli si fanno i conti con il 3 per cento che la legge fissa come soglia per poter accedere alla ripartizione dei seggi nelle città con più di 15 mila abitanti.

Il Testo unico degli enti locali (Tuel) all’articolo 73 recita: “Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia”.

Sulla dicitura “gruppo di liste”, in realtà, si è aperto un piccolo giallo: alcuni interpretano la norma nel senso che almeno una delle liste della coalizione deve superare la “linea Maginot” del 3 per cento, altri, invece, che è sufficiente che la somma dei voti delle varie formazioni legate allo stesso candidato sindaco sia superiore al limite minimo stabilito dal Tuel.

La versione corretta è quest’ultima: di fatto una lista che non abbia superato il quorum ma i cui voti, sommati a quelli degli altri alleati, raggiungano il 3 per cento può partecipare alla divisione dei posti in Consiglio. Che poi questo non accada perché il quoziente elettorale è insufficiente, è un altro discorso.

A riprova di ciò, è sufficiente andare a verificare gli esiti delle comunali di Milano o di Torino dell’anno scorso: in tutti e due i casi i centristi, guidati da Manfredi Palmeri nel capoluogo lombardo e Alberto Musy in quello piemontese, sono entrati nelle rispettive assemblee civiche, benché nessuna lista a sostegno avesse “svalicato” il 3 per cento.

Palmeri aveva in appoggio il Nuovo polo per Milano (2,69 per cento) e Udc (1,9), mentre Musy l’Udc (2,41), Fli (1,41), Api (0,78), una civica (0,35), Socialisti uniti (0,11) e Pli-Psdi (0,10).
   
La vicenda potrebbe apparire di dettaglio, o destinata a un pubblico di appassionati di numeri e statistiche, in realtà sta facendo discutere molto gli aspiranti consiglieri che si misurano in questa scadenza elettorale.

Prendiamo, per esempio, il caso dell’Aquila. Dato per assodato che i tre candidati principali, Massimo Cialente, Giorgio De Matteis e Pierluigi Properzi, avranno certamente una lista con più del 3 per cento e tolti quelli che hanno un’unica formazione in appoggio (Enza Blundo, Enrico Verini e Vincenzo Vittorini), la questione riguarda solo Ettore Di Cesare e Angelo Mancini, sostenuti entrambi da due liste.

Per loro, quindi, il quorum del 3 per cento si raggiunge con la somma dei voti prese dalle singole compagini. Da precisare che è il candidato sindaco a occupare il primo seggio che eventualmente dovesse scattare.

La stessa cosa vale, naturalmente, per tutte le altre città abruzzesi con più di 15 mila abitanti chiamate al voto: Avezzano (L’Aquila), Montesilvano e Spoltore nel Pescarese, Ortona e San Salvo in provincia di Chieti e Martinsicuro (Teramo).