L’AQUILA – “Io sono per la sanità pubblica nel modo più assoluto, quella italiana è una delle più rinomate al mondo, che va difesa dalle poltiche di austerity e dai tagli imposti da un Europa da cambiare”.
E’ uno dei passaggi dell’intervista di Abruzzoweb a Elisabetta De Blasis, candidata della Lega alle elezioni il 26 maggio, nella circoscrizione Sud. Cardiologa di 45 anni, di origini marsicane ma residente da tempo all’Aquila, madre di tre figli, sposata con Angelo Cacchio, medico e professore universitario, De Blasis è consigliere comunale dell’Aquila, eletta con Forza Italia, transitata poi nella Lega. Le politiche sanitarie, spiega nell’intervista, saranno al centro, se eletta, del suo impegno al parlamento europeo, perchè, evidenzia, tante storture derivano proprio dalla politica di rigore di bilancio imposta a Stati membri come l’Italia.
Elisabetta De Blasis, ci faccia un esempio di effetti negativi delle politiche di austerity in ambito sanitario
Si registra ad esempio un preoccupante aumento di decessi in ospedale a causa di infezioni. Non è purtroppo una fatalità. Anche questo è un effetto delle politiche di austerity imposte dall’Europa.
In che modo, esattamente?
Probabilmente gli ospedali vengono mal gestiti dal punto di vista anche delle pulizie, per mancanza di risorse. Il servizio, per risparmiare, è stato esternalizzato a ditte il cui personale pulisce in fretta e male, perché magari ha solo tre ore di tempo, e gli addetti sono pochi, perché la società appaltatrice non ha la possibilità di spendere di più. Quando ho iniziato la mia carriera da medico c’era invece una ditta di pulizie che era presente h24 in ospedale, e nello stesso tempo erano presenti i medici e quindi ogni qualvolta c’era la necessità di pulire per terra, di far disinfettare una stanza, perché magari c’era una necessità urgente, la squadra in loco interveniva. Invece adesso bisogna attivare tutta una procedura per chiedere l’intervento di una squadra, quindi con perdita di tempo di e qualità del servizio.
Una delle piaghe che la Lega, sia al governo del Paese sia in Abruzzo ha promesso di sanare è quella dele liste di attesa. Come riuscirci?
Bene quello che sta facendo la Regione per provare a ridurre le liste d’attesa, con il nostro assessore Nicoletta Verì, ma fondamentalmente manca il personale e anche qui abbiamo vincoli che purtroppo non ci permettono di fare assunzioni sempre perché a livello europeo per la politica dell’austerità bisogna ridimensionare gli ospedali, ovvero ridurre il numero di posti letto, e la quantità e qualità dei servizi.
Che giudizio si e’ fatta del Decreto Lorenzin, che prevede anche il riordino della rete ospedaliera?
Non ne condivido lo spirito e l’obiettivo, perchè pone al centro i tagli sulla spesa sanitaria. Gli ospedali semmai andrebbero adeguati per renderli al passo con l’evoluzione della tecnologia. Abbiamo il problema del personale, quindi noi possiamo avere tutti gli ospedali che vogliamo, ma abbiamo bisogno del personale, sia infermieristico che medico. E purtroppo abbiamo il blocco del turnover, per il quale ogni cinque persone che vanno in pensione ne viene rimpiazzata una sola soltanto.
Da addetta ai lavori, quali altri effetti hanno le politiche di tagli e razionalizzazione sulla sanità?
Ha effetti sulla qualità dei farmaci ospedalieri, ad esempio. Le farmacie interne hanno soltanto oramai prevalentemente i farmaci generici, che non sono sicuramente a mio avviso il massimo della qualità. Non si comprano più molti antibiotici e presto dovremo dire al paziente di comprarsi le medicine
Altri servizi che ha visto peggiorare negli anni?
Adesso negli ospedali c’è il servizio mensa con il porzionamento, che viene considerato di qualità migliore. Io ritengo che il cibo cucinato in ospedale con la presenza di cuochi garantiva una migliore qualità del cibo, oltre al lavoro che veniva dato a tempo indeterminato a persone strutturate direttamente dentro l’ospedale.
In Italia e anche in Abruzzo, esploderanno nei prossimi anni i costi delle spese sanitarie per i pazienti cronici, in conseguenza dell’ invecchiamento della popolazione. Che fare?
E’ vero, i malati cronici, oltre a quelli acuti, aumentano di anno in anno. Ebbene: c’è stata una proposta da parte dell’Olanda, da parte di qualche burocrate, per la quale al superamento di 70 anni non ci sarebbe più diritto alle cure sanitarie. Proprio quando noi assistiamo ad una popolazione che invecchia. E in Abruzzo invecchia anche bene, noi abbiamo tantissimi pazienti che arrivano all’età di 90 anni fisicamente messi bene. Quindi non vedo perché una persona ha 71 anni debba essere ritenuta non curabile. Occorre trovare in ogni modo le risorse necessarie.
Lei è per la sanità pubblica o ritiene che andrebbe estesa, favorita, anche quella privata?
I cittadini hanno diritto ad una politica sanitaria di qualità, a fronte delle tasse che paga. Ha diritto ad essere curata in maniera eccellente. La sanità italiana è una delle più rinomate al mondo. I nostri specialisti sono richiesti in tutto il mondo. Io sono per la sanità pubblica nel modo più assoluto. Sono quasi 18 anni che faccio questo lavoro e ho visto la sanità pubblica fiorente in tantissime città. A livello privato c’è invece una sorta di selezione del paziente, una tendenza a non farsi carico di chi ha un maggiore rischio di mortalità intraospedaliera. Ho paura che si perda di vista quella che è la qualità dei servizi vengono erogati, al di là della magari della bella struttura che può offrire un privato. Fondamentalmente ci sono una serie di branche che privatamente non possono essere sicuramente garantite.





