L’AQUILA – Energie per l’Italia Abruzzo, il movimento di Stefano Parisi, esprime in una nota “pieno appoggio al centrodestra, unica coalizione in queste elezioni politiche in grado, stando ai sondaggi, di raggiungere una maggioranza ed esprimere un possibile governo per il Paese”.
“Il Movimento ha ritenuto con estremo senso di responsabilità di non presentare liste autonome in tutta Italia ma di appoggiare con lealtà la coalizione di centrodestra”, dice Paolo Arquilla.
“Ci vorrà un nuovo modo di governare e le sfide che ci sono davanti rendono, sempre più importante ed urgente, un radicale cambio di rotta, che ci traghetti da una economia speculativa e finanziaria ad una economia basata sulla dignità dell’uomo, sulla solidarietà sociale, ciò sarà possibile con una classe politica che ponga al centro il servire non il servirsi”.
“L’Italia è stata colpita in questi anni da un deficit strutturale di libertà economica e di moralità pubblica dovuto da un eccesso di politiche dirigiste e stataliste”, aggiunge Arquilla.
“La matrice ideale del nostro movimento è liberale, ma non liberista; è sociale, ma non di sinistra; è popolare, ma non populista. Siamo convinti che il buon governo esiga buona cultura e grande competenza e che sia urgente promuovere quel rinnovamento morale e culturale, capace di opporsi finalmente alle vecchie ideologie e salvare il paese dal declino, non solo economico”.
“Auspichiamo che i futuri politici eletti, siano in grado di elaborare progetti e proposte, affrontare sfide e suscitare energie, imparare a parlare con i giovani, che sono ansiosi di capire quali possibilità essi hanno di essere costruttori del loro avvenire”.
“La nostra regione, l’Abruzzo è meravigliosa, ma quanti giovani la lasciano per realizzare il loro futuro fuori dai confini nazionali, con l’angoscia dei propri genitori che da cittadini italiani non hanno nemmeno il diritto di avere lavoro e certezze per i propri figli?”.
“La nostra è una costruttiva chiamata alle ‘armi’, che può motivare molti italiani seri e competenti, quelli che i romani chiamavano ‘boni cives’, ad uscire dalle ‘catacombe’ in cui si sono rifugiati ed ad impegnarsi per quella svolta positiva che l’Italia attende da tempo: la moralizzazione vera e non parolaia della vita pubblica”, conclude Arquilla.






