L’AQUILA – Ancora 48 ore per sapere se nell’Unione di centro abruzzese sarà scissione o se ci sarà un dietrofront sulla decisione di candidare capolista alla Camera dei Deputati alle politiche del 24 febbraio il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, sponsorizzato dal leader nazionale, Pierferdinando Casini.
I tre esponenti di esponenti di spicco del partito Enrico Di Giuseppantonio, Antonio Menna e Rodolfo De Laurentiis, a nome dei quattro comitati provinciali, hanno chiuso la porta a De Matteis chiedendo, per far rientrare la mobilitazione, l’indicazione di un candidato iscritto all’Udc.
Nella riunione andata in scena nella sede nazionale del partito della Vela il presidente della Provincia di Cheti, il capogruppo in consiglio regionale, e il componente del Cda Rai ed ex parlamentare hanno detto a chiare note che se il capolista per Montecitorio sarà Gdm si dissoceranno dalla scelta e dalla responsabilità della campagna elettorale.
Lo hanno detto senza peli sulla lingua a Casini, al segretario nazionale, Lorenzo Cesa, e al presidente, Rocco Buttiglione.
Casini ha ascoltato in silenzio, e poi non ha commentato l’intervento deciso dei detrattori dell’uomo che lui ha scelto in Abruzzo nella coalizione di centro guidata dal premier dimissionario Mario Monti. Casini che, peraltro, con De Matteis qualche anno fa aveva litigato, e a causa di quella lite l’ex esponente dell’Mpa aveva lasciato la Vela.
Un silenzio, quello di Casini, che sembra deporre a favore di De Matteis.
Hanno parlato invece Cesa e Buttiglione che, a sorpresa, hanno invitato Menna e Di Giuseppantonio, che si è dimesso dalla carica di presidente della Provincia per essere candidabile, a decidere chi dei due far scendere in campo alle elezioni politiche.
Come in una partita a scacchi, i due ex democristiani hanno rigettato ai mittenti la proposta. A quel punto il partito si è riservata una decisione nel giro di 48 ore. Al termine bocche cucite da parte di tutti i protagonisti, anche da parte dello stesso De Matteis.
Con i tre pretendenti che, però, hanno manifestato fiducia.
Ma prima della scelta una prima conseguenza traumatica c’è già stata: De Laurentiis, che già ieri aveva discusso molto animatamente con Casini, ha lasciato l’incontro molto contrariato perché i vertici dell’Udc gli hanno detto che non c’è posto per lui in Parlamento in quanto troppo prezioso nel Cda Rai.
Non è escluso che l’ex deputato possa abbandonare quella che è stata da sempre la sua casa politica.
Intanto, ancora prima dell’investitura, sembra saltata la testa dell’ex direttore del Tg1 Giulio Borrelli, originario di Lanciano (Chieti), al cui posto, come capolista in Senato della lista civica Monti, ci sarà l’ex ministro tecnico Enzo Moavero Milanesi, romano di nascita.
Anche in questo caso non sembra l’ultima puntata di una battaglia senza esclusione di colpi.






