L’AQUILA – “Quella della Democrazia cristiana è una meravigliosa esperienza che non si può ripetere. Ma da quella esperienza si può trarre un grande beneficio in termini di valori e in termini di cultura di governo. La Dc era l’essenza della concretezza. Quella concretezza che ha saputo dare serenità pace e prosperità al nostro Paese”.
Ad affermarlo nell’intervista ad AbruzzoWeb è l’europarlamentare Lorenzo Cesa, presidente e socio fodatore di Noi con l’Italia-Udc, la “quarta gamba” del centrodestra, o “quarto polo” come dice lui, candidato nel collegio uninominale Campania 1.02 (Nola) per le politiche del 4 marzo.
Cesa confida in un buon risultato anche in Abruzzo, in base alla competitività dei candidati, citando in primis l’ex presidente della Regione, Gianni Chiodi, l’ex presidente della Provincia di Chieti e attuale sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio e del parlamentare uscente Giulio Sottanelli.
Onorevole Lorenzo Cesa, Noi con l’Italia- Udc, giornalisticamente definita “quarta gamba” del centrodestra, scalpiterà solo nel periodo elettorale, o sarà un progetto di lungo respiro?
Innanzitutto mi permetta di non utilizzare questa definizione, preferisco parlare di “quarto polo”, un polo che fa riferimento ai valori del mondo cattolico liberale racchiusi nello scudocrociato. Aver messo intorno al tavolo tanti amici per costruire questo progetto certamente costituisce una certezza per il futuro, il quale comincerà il 5 marzo.
Soddisfatto della squadra che Noi con l’Italia-Udc ha messo in campo in Abruzzo?
Sono molto soddisfatto. Anche in Abruzzo, infatti, abbiamo messo in campo una squadra capace di coniugare esperienze consolidate (quali quelle dell’ex presidente della Regione Chiodi, dell’ex presidente della Provincia di Chieti e attuale sindaco di Fossacesia Di Giuseppantonio e del parlamentare uscente Sottanelli) con l’entusiasmo di un gruppo di giovani e di donne impegnati nel mondo del volontariato e delle professioni.
“La persona e la famiglia debbono essere al centro di ogni scelta politica”: in concreto che cosa significa?
In questi anni ci si è illusi che indebolendo la famiglia si potesse vivere meglio. i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Con Noi con l’Italia-Udc la famiglia tornerà al centro della iniziativa politica in modo concreto, in primis introducendo il quoziente familiare, ossia meno tasse alla famiglia meno tasse a chi ha figli.
La Lega di Salvini, vostro alleato, e Papa Francesco hanno posizioni a dir poco divergenti sulla questione cruciale dell’immigrazione e delle politiche dell’accoglienza. Lei, da cattolico, che giudizio si sente di esprimere?
Non si tratta di dare un giudizio, ma di creare le condizioni affinché a chi fugge da situazioni tragiche e da zone dove vi sono dei conflitti bellici sia attribuito lo status di rifugiato politico. Ma non possiamo lasciare aperte le porte illudendo che in Italia tutti possano essere accolti. Dico sempre che c’è la necessità di un piano Marshall nei Paesi da cui partono centinaia di migliaia di persone perché è lì che dobbiamo creare le condizioni economiche e sociali affinché trovino possibilità di sviluppo economico. Dobbiamo dircelo con chiarezza: la situazione rischia di diventare esplosiva se non si pone freno a questo fenomeno. Avverto troppa frustrazione e smarrimento in molti nostri concittadini. Persino nelle aree più piccole vi è un senso di preoccupazione.
Dopo tanta attesa e tante fatiche sartoriali, è stata imbastita una legge elettorale che rischia fortemente di non garantire la governabilità, e che nello stesso tempo sacrifica la rappresentatività. Si poteva fare di meglio?
Purtroppo la legislatura ha avuto un bivio che poteva e doveva essere gestito meglio dal segretario del Pd, Matteo Renzi. Ha voluto fortemente identificarsi con le riforme, non comprendendo che le regole di una democrazia debbono essere condivise nel più ampio consenso possibile. Invece è diventato un plebiscito sulla sua persona e i risultati li abbiamo visti. Avremmo preferito una legge in cui i cittadini avessero la possibilità di scegliersi il parlamentare con le preferenze. Ma a questo punto il nostro auspicio è che il prossimo parlamento sia un parlamento costituente, una legislatura all’insegna delle riforme condivise.
Noi per l’Italia-Udc come vede l’ipotesi, tutt’altro che remota, di un governo di larghe intese se le urne non decreteranno un vincitore con i numeri per governare?
Guardi sono certo che il centrodestra vincerà le elezioni e Noi con l’Italia-Udc sarà determinante per la vittoria. Mi permetta una battuta:quando attendevamo i risultati del referendum Renzi, circolavamo sondaggi che dava la vittoria del sì, ebbene pronosticai che avrebbe vinto il no al 60%. Non si tratta di profezia, ma di semplice “ascolto” delle opinioni dei sentimenti dei nostri concittadini.
Qual è l’eredità della Democrazia cristiana, e quale la sua attualità? Che cosa può essere oggetto di critica di quell’esperienza politica quarantennale?
Innanzitutto quella meravigliosa esperienza non si può ripetere. Ma da quella esperienza si può trarre un grande beneficio in termini di valori e in termini di cultura di governo. La Dc era l’essenza della concretezza. Quella concretezza che ha saputo dare serenità pace e prosperità al nostro Paese. Noi vogliamo portare in Parlamento un gruppo di persone, anche molto giovani, che abbiano questi tratti umani e politici che hanno reso grande la Dc e di conseguenza il Paese. Senza quel bagaglio culturale e valoriale il paese non uscirà dal pantano.
Lei ha detto: “Siamo una forza per rappresentare il ceto medio, le famiglie, il risparmio, la proprietà, le piccole e piccolissime imprese, gli artigiani, i commercianti, le partite Iva, i professionisti”. Concretamente come, con quali riforme e provvedimenti legislativi?
Innanzitutto con una autentica rivoluzione culturale, dove lo Stato diventa alleato dei cittadini e non controparte. Snellire le procedure burocratiche significa permettere a chi desidera investire tempi certi e soprattutto sostegno dello Stato, significa eliminare tempi biblici per attendere una risposta, significa uno stato che ti è amico. E poi dobbiamo ridurre il cuneo fiscale di almeno 6 punti percentuale al fine di mantenere nelle tasche dei lavoratori più soldi. E dobbiamo rivoluzionare il sistema fiscale. È inaccettabile il peso del fisco sulle imprese e sulle partite Iva. La flat tax è un ottimo strumento che va ponderato con criteri oggettivi e che mettano al riparo i conti dello stato. Ma anche qui dobbiamo creare un fisco amico, io sono personalmente dell’idea che più si permette di dichiarare le spese al fine della detrazione è più il contribuente è portato a non solo non evadere, ma neanche eludere il fisco.
Molti italiani brancolano ancora nel buio. Tanti sono gli indecisi, e molti saranno ancora una volta gli astenuti. Proviamo a convincerli ad andare alle urne…
Innanzitutto andare a votare è l’esercizio più nobile di una democrazia. Pertanto sarebbe una occasione persa non esercitarla. Poi faccio osservare che non possiamo affidare a chi non ha mai non solo avuto una esperienza amministrativa, ma non ha neanche maturato alcuna esperienza professionale il destino dei nostri figli. Se poi pensiamo al paradosso che chi ha lucrato inneggiando alla lotta contro la casta oggi deve l’unico stipendio grazie a essa. Noi con l’Italia-Udc invece parla il linguaggio della chiarezza e della serietà. Noi abbiamo nel nostro dna la cultura della concretezza, quella concretezza che ha reso grande il nostro Paese. Abbiamo uomini e donne che hanno in primo luogo maturato esperienze amministrative nei territori esperienze che saranno molto utili quando dovranno affrontare le questioni legato al rilancio della occupazione, alla lotta alla povertà, al sostegno della famiglia, valori irrinunciabili che continueremo a difendere nel prossimo Parlamento.





