L’AQUILA – Il tonfo elettorale del M5s in Italia e in Abruzzo, dove pesa come un macigno il 0,7% rimediato  L’Aquila nella coalizione del centrosinistra, come pure il 2,7% di Spoltore, scatena il sarcasmo e il fiele di Erica Sabatini, ex consigliere comunale di Pescara, socia della piattaforma Rousseau e moglie di Davide Casaleggio.

Al quotidiano Il Centro arriva a definire il M5s abruzzese, “una aberrazione, inglobato e masticato dal Pd, che ne ha assorbito l’elettorato”.

A replicare sul Centro il solo sottosegretario Gianluca Vacca. Mentre arriva lo sprezzante silenzio dalla capogruppo in  Consiglio regionale, Sara Marcozzi. Domenico Pettinari invece si limita a dire: “Io non sono né un deputato né un senatore, io lavoro tra la gente e non mi interesso di certe dinamiche”.

“M5s è un’esperienza finita. Varrebbe la pena che si prendesse atto serenamente di questa realtà. E inutile l’idea di poter risollevare qualcosa che ormai è rifiutato dall’elettorato”, afferma  Sabatini nelle ore in cui esplode lo scontro tra il leader Giuseppe Conte e Luigi Di Maio.

“Persino il simbolo è ormai un brand svuotato di tutti i contenuti positivi, che evoca solo un tradimento e smuove solo rancorosità – prosegue – Insomma, sarebbe meglio prendere quel che resta del Movimento, metterlo in una bottiglia e buttarla nell’Oceano”.

I problemi secondo Lady Rousseau “sono cominciati quanto il potere si è accentrato nelle mani di alcune persone, ma in particolare con Conte che non è uomo che nasce nel Movimento, è un estraneo e anche oggi dice e fa cose che connotano chiaramente questa estraneità – racconta – È stato bravo nel suo ruolo istituzionale ed ha saputo gestire il governo, ma un conto è essere un soggetto di garanzia, un altro è essere un leader. E per essere un leader devi avere la tua visione”.

I risultati delle ultime elezioni amministrative “parlano da soli ed è emerso chiaramente che Conte non è il Movimento e gli elettori non lo votano – spiega – Sarebbe meglio che si facesse il suo partito, un partito personale anziché personalizzare il Movimento”.

Mentre Luigi Di Maio “combatterà fino alla fine. Per come lo conosco, penso che difficilmente mollerà il Movimento, ma poi alla fine anche lui si dovrà rendere conto che il M5s è ormai una bad company e che sarà meglio mettere in naftalina questo soggetto politico per costruire qualcosa di nuovo, con un simbolo diverso e con una visione diversa da quella che ha contrassegnato i 5 stelle degli esordi – conclude – Non credo ci siano altre possibilità”.

Questo un passaggio della replica di Vacca: “Ho molte riserve sul fatto che con la piattaforma Rousseau ci fosse davvero quella partecipazione diretta dal basso che si vuole far credere: è stata un’esperienza sulla quale ci sono tante ombre”.

E ancora:  “Sabatini ha fatto un’esperienza da consigliera comunale e poi ha avuto un ruolo di vertice nell’associazione Rousseau che, però, ha espresso un rapporto conflittuale con il M5S. Per fortuna la Piattaforma Rousseau è un capitolo chiuso: ho tanti dubbi su quella democrazia dal basso e su quel modello virtuoso”.