L’AQUILA – Promette di lavorare per l’Abruzzo, “una regione dalle grandi potenzialità”.

Promette di farlo con un programma che, se alle elezioni di fine febbraio vincerà il Partito democratico, “finalmente inizierà a cambiare il sistema di sviluppo italiano, che ovviamente comprende anche quello abruzzese”.

Yoram Gutgeld, candidato alla Camera dei deputati in Abruzzo con il numero 5 (seggio praticamente certo), anche in questa campagna elettorale punta al tema che gli sta più a cuore: il rilancio dell’Italia attraverso un modello di crescita sostenibile.

Senior partner e direttore dell’Agenzia McKinsey, autore del testo La ricetta McKinsey per rilanciare l’economia italiana, Gutgeld è stato collaboratore di Romano Prodi per la “Fabbrica del programma” nel 2006 e del sindaco di Firenze Matteo Renzi nel 2012.

Voluto da Roma e lanciato per queste elezioni proprio dai ‘rottamatori’ vicini a Renzi, l’economista di origini israeliane che con le sue ricette aveva fatto innamorare il primo cittadino del capoluogo toscano (sconfitto da Pier Luigi Bersani alle primarie del Pd), è rientrato nei candidati imposti al collegio abruzzese dalla “quota Bersani” ed è ora impegnato nel tour elettorale in giro per l’Italia che lo ha portato ieri in Abruzzo, a Vasto (Chieti).

“La situazione economica italiana è molto difficile, ma il Paese può uscirne se si mette in testa di creare un sistema di sviluppo e di crescita sostenibili, anche in termini di deficit. In passato siamo cresciuti con deficit del 60 per cento del Pil e poi svalutando la moneta. Dobbiamo ritrovare un modello che ci permetta di crescere senza fare deficit eccessivi. Ci vorranno anni, ci vorrà del tempo, ma ce la faremo”, spiega ad AbruzzoWeb.

Non sarà semplice.

Perché in Italia si parla poco di certe problematiche. L’eccessiva regolamentazione dei mercati non ci permette di tenere bassi i prezzi su servizi e tariffe. Bisogna cambiare per migliorare le cose. Un esempio concreto: in Italia è possibile fare una denuncia Rc Auto entro 24 mesi dal presunto sinistro e questo spalanca le forte ai furbi. Il risultato? Tariffe più alte per chi deve pagare le assicurazioni. Settore per settore, le leggi vanno migliorate.

Per lo sviluppo di cui lei parla non è sufficiente. Dove si prendono le grandi risorse?

Recuperandole combattendo l’evasione fiscale, per esempio. L’unico governo che ha fatto qualcosa di serio in questo senso è stato quello di Prodi, che ridusse le tasse nel 2006. Mario Monti invece ha fatto pochissimo, tanto che l’evasione fiscale è addirittura aumentata. Per recuperare risorse servono come il pane le riforme dei grandi servizi dello Stato, cioè sanità e welfare. Abbiamo in Italia quattro letti di ospedale ogni mille abitanti. In Israele la media è più bassa ed è per questo che i malati gravi vengono curati, molto meglio, a casa.

Per qualcuno questo significa privatizzare.

Non per me. Rendere più moderni ed efficienti i servizi non significa privatizzarli.

Lei parla anche di spese eccessive e poco produttive.

In Italia si spende troppo e male nelle infrastrutture, il doppio di Francia e Germania. E non otteniamo molto. I grandi investimenti pubblici vanno orientati al recupero dei territori, dei centri urbani, all’edilizia.

L’Aquila da ricostruire ha il giusto profilo per questo programma secondo lei?

Certo. Rientra perfettamente nel quadro che ho fatto e nel capitolo delle priorità di spesa. Crede sia più importante ricostruire il centro storico dell’Aquila, oppure gettare soldi per l’alta velocità Bari-Napoli che costerà almeno sei miliardi per 40 minuti in meno di tragitto?

E la Tav?

La Tav è una questione internazionale, quindi non so come si svilupperà. Personalmente io non costruirei, visto che nasce da premesse vecchie di vent’anni che non sussistono più.

Lavorerà per l’Abruzzo in caso di vittoria elettorale?

L’ho già confermato pubblicamente: in caso di vittoria mi impegnerò a lavorare per l’Abruzzo. Mi piacerebbe un piano di rilancio di questa regione che ha enormi potenzialità in tantissimi settori, dal turismo all’agroalimentare. Questo è un luogo pieno di risorse e di cultura, ha tutto per imporsi come una regione all’avanguardia.

Crede che l’Euro rappresenti un problema per gli Stati che devono spedere una moneta che non possiedono?

L’Euro non è un problema. Se noi uscissimo, i costi del debito sarebbero insostenibili. Dobbiamo guardare alla moneta unica come una grandissima opportunità e un vantaggio per l’Italia. La sfida più grande è sfruttare i vantaggi dell’Euro per aggiungere opportunità al modello di sviluppo sostenibile di cui parlo nel mio programma.

Lei è stato soprannominato il ‘guru’ di Renzi. Pensa che dopo la sconfitta alle primarie del Pd farà fatica a tornare sulla scena politica con le stesse premesse?

Renzi per adesso sta dando sostegno al Partito democratico. In futuro si vedrà.