L’AQUILA – I dirigenti del gruppo Edimo dell’Aquila scendono in campo per contribuire a risolvere la grave crisi industriale, cominciata lo scorso 19 febbraio con il fallimento della Edimo Spa e proseguita con la richiesta di cassa integrazione per altre due società, la Taddei Spa e la Em969, e i ricorsi di concordato.

Quattro manager, Gianluigi Savorani, Silvio Giuliani, Arturo Narducci e Daniele Galeota, hanno infatti fondato la Temar Srl: la nuova società ha presentato istanza di affitto di ramo d’azienda della Edimo Spa al curatore fallimentare, il commercialista calabrese Luigi Labonia, per portare avanti alcune commesse tra cui la fornitura dei nuovi sottoservizi della città dell’Aquila, il più grande appalto pubblico del post-terremoto del 6 aprile 2009 dal valore di 80 milioni di euro.

La novità, annunciata dal patron del gruppo, Carlo Taddei, è emersa nella seconda riunione del tavolo permanente convocato dalla Regione Abruzzo per affrontare la crisi, alla presenza del vice presidente nonché assessore alle Attività produttive, Giovanni Lolli, il curatore, la proprietà, i sindacati, associazioni di categoria e una rappresentanza di dipendenti.

Altri lavoratori hanno manifestato fuori da palazzo Silone, sede della  Giunta regionale, con striscioni con su scritto “L’Aquila della Edimo colpita a morte”, “Falliti per pochi spiccioli” e “Labonia ridacci il lavoro per cortesia”.

La palla passa ora proprio al curatore, alla sua prima partecipazione al tavolo, che dovrà rispondere nel giro di qualche giorno alla proposta di fitto.

Il Curatore fallimentare era accompagnato da esponenti dello studio Scognamiglio, tra i più noti in Italia, per studiare in particolare la situazione degli ammortizzatori sociali.

Tra i presenti per le istituzioni il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore alla Ricostruzione Ersilia Lancia e la dirigente provinciale Paola Cinque.

C’erano anche i sindacalisti Clara Ciuca (Uilm Uil), Alfredo Fegatelli (Fiom Cgil), Gino Mattuccilli (Fim Cisl), Giovanni Di Sero (Filca Cisl), Umberto Trasatti (Cgil).

Per le associazioni di categoria, Massimliano Mari Fiamma di Apindustria, Carlo Imperatore direttore di Confindustria, Agostino Del Re e Paolo Tella per Cna.

Per il vice presidente Lolli “è una situazione complessa, però la Regione è a disposizione. Non sono rassicurato, perché non siamo al sicuro, ma un po’ più sollevato perché mi pare che oggi ci sia una strategia per evitare l’effetto-domino – ha commentato – L’azienda creata dai manager è una notizia importante. Mi preoccupano le attività sul territorio e soprattutto i rischi per i fornitori attivati dal concordato: lavori come i sottoservizi sono troppo importanti per correre il rischio di contenziosi”.

“Dobbiamo risolvere il problema del fatto che con la ricostruzione incassi il 100% ma il concordato porta a pagare solo una parte, sarà compito dei legali fare chiarezza su questo”, ha aggiunto, rispondendo al problema posto da Mari Fiamma. Siamo vicini all’azienda

Il curatore Labonia si è detto “onorato di sedere a questo tavolo, non sono venuto la scorsa volta perché non avevo una visione completa. È fallita una società del gruppo, è una corsa continua per capire come possiamo salvarla – ha ribadito – Sento il peso sociale e la partecipazione intorno a questo gruppo, una settimana fa vi avrei potuto dire meno cose”.

“Che il gruppo fosse in crisi era chiaro, il fallimento è un’incrinatura ulteriore. Siamo vicini ai lavoratori e perciò stiamo studiando le possibilità di ammortizzatori sociali – ha aggiunto – Stiamo accelerando i tempi per le esigenze di tutti. Siamo sempre all’Aquila, a disposizione e aperti a tutti, e stiamo cercando di ristrutturare perché la nostra volontà è quella di salvare il più possibile e in tal senso daremo presto notizie”.

Marco Santaroni, avvocato che assiste la famiglia Taddei, ha ribadito che “non vogliamo arrivare a 120 giorni per la procedura di concordato perché il nostro obiettivo è continuare a lavorare e penso che il tribunale dell’Aquila abbia interesse che i tempi siano rapidi. Non è un concordato liquidatorio – ha assicurato – c’è volontà di risanare e ripartire. Si punta su subappaltatori e fornitori che vorranno continuare a lavorare con noi”.

E proprio Carlo Taddei ha ripetuto, come già affermato nella prima convocazione del tavolo, che “non si tratta di una cosa voluta, ma è stato un colpo improvviso. Ora tutti i nostri sforzi sono tesi a garantire la continuità del lavoro cominciato nel 1969”.

Per il segretario provinciale Cgil Trasatti “è la condizione dei lavoratori a essere drammatica, al fallimento si arriva dopo aver accumulato molti stipendi arretrati. Non servono ipotesi, ma operazioni concrete”.

Secondo Di Sero, “bisogna capire quali sono i comparti che devono ripartire, ci vuole una strategia anche su questo, e stare vicino ai lavoratori”. Concetti simili a quelli espressi dalla Ciuca, “va bene la nuova imprese, ma i lavoratori sono in condizioni drammatiche, non prendono stipendi da mesi. In trent’anni di sindacato – ha aggiunto – non mi era mai capitata una situazione fosse questa. Il 25 febbraio i lavoratori di Edimo Spa sono stati sospesi, che diciamo loro? Quando verranno pagati?”.

Il tavolo verrà riconvocato tra 10 giorni, con varie tematiche su cui ognuno dei partecipanti dovrà fornire soluzioni: argomenti di discussione saranno il futuro dei lavoratori, il concordato in relazione a possibili rischi per i subappaltatori e fornitori, infine le commesse della ricostruzione post-sisma.