L’AQUILA – In un contesto nazionale ancora negativo per il 2014, le stime elaborate dall’istituto di analisi economica Prometeia ed elaborate dal Cresa nel rapporto 2014 su economia e società in Abruzzo, indicano per la nostra regione una flessione del Pil del -1,8% in termini reali rispetto all’anno precedente (-0,2% l’Italia).

Nel 2014 la contrazione del Pil abruzzese è stata determinata dal contributo negativo di tutte le componenti della domanda interna, in particolare quella relativa agli investimenti fissi lordi (-1,1% rispetto al 2013) mentre la spesa delle famiglie si è ridotta dello 0,2%.

I consumi delle famiglie hanno risentito della riduzione della capacità di spesa legata, in particolare, alle difficili condizioni del mercato del lavoro.

La manovra di risanamento dei conti pubblici ha continuato a limitare i consumi delle Amministrazioni pubbliche e delle Istituzioni sociali private (-0,2% in Abruzzo).

Alla forte crisi del mercato interno che ha depresso la domanda nazionale si è accompagnata una ancora insufficiente reazione sui mercati esteri: il contributo del saldo commerciale è risultato nullo. Il calo delle attività è diffuso nei settori.

La dinamica della domanda interna è ancora negativa e insufficiente l’andamento sui mercati internazionali. Tra i settori di attività le situazioni di maggiore sofferenza hanno investito il comparto delle costruzioni che ha fatto registrare una riduzione di oltre il 5% rispetto al 2013 (-3,8% la media italiana).

Anche il valore aggiunto manifatturiero ha accusato una flessione (-2,1%) quasi doppia rispetto a quella media nazionale. Le attività del terziario sembrano mostrare una migliore capacità di resistenza nelle fasi cicliche negative.

Stando al rapporto del Cresa il 2015 si profila come l’anno della ripresa per la sola area centro-settentrionale del paese che trae maggior vantaggio da un quadro esogeno più favorevole (accelerazione della domanda mondiale, deprezzamento dell’euro) e che ha subito un minor deterioramento dell’attività economica negli anni di crisi.

Il numero di imprese attive rilevato in Abruzzo a fine 2014 (128.109 unità, pari al 2,5% del totale nazionale) è diminuito dell’1,1% rispetto all’anno precedente.

Il calo ha interessato tutte le province, ad eccezione di Pescara, e soprattutto i settori delle costruzioni (-3,3%), dei trasporti (-2,5%), dell’agricoltura (-2,1%) e delle attività manifatturiere (-1,3%) mentre hanno mostrato incrementi, in particolare, il noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+4,1%) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (+1,1%).

Nel 2014 calano le imprese totali in tutte le province e nel-la maggior parte dei settori economici.

Le imprese manifatturiere (12.219 attive)registrano una flessione in tutte le province e in alcuni dei settori più diffusi a livello regionale (abbiglia-mento: -3,6%; lavorazione di minerali non metalliferi: -2,7%) mentre aumentano, tra gli altri, le industrie alimentari e la fabbricazione di prodotti in metallo (entrambi +2,9%).

Come già rilevato negli anni precedenti, e in linea con la tendenza nazionale, la struttura imprenditoriale abruzzese prosegue lungo il sentiero della riorganizzazione e del consolidamento: le imprese individuali, che costituiscono più dei due terzi del totale, registrano una progressiva diminuzione (-1,6%) mentre aumenta il peso delle imprese con assetto gestionale ed organizzativo più complesso (società di capitali: +3,5%).

A fine 2014 le imprese artigiane attive sono 32.733, con una flessione del 3,2% rispetto al 2013 derivante dal calo registrato in tutte le province e in tutti i comparti, ad eccezione del noleggio, agenzie di viaggio, della sanita’ e delle attivita’ artistiche e sportive.

Emergono andamenti particolarmente gravi nelle costruzioni (-671 im-prese pari al -5,3%), nelle attività manifatturiere (-228 imprese pari al -3,0%) e nel trasporto e magazzinaggio (-84 imprese pari al -4,8%).

Il 2014 sembra essere stato un anno difficile considerando che il valore aggiunto agricolo è stimato in calo rispetto all’anno precedente dall’istituto di analisi Prometeia (-5,9%).

Il saldo commerciale agricolo è negativo e in peggioramento rispetto al 2013 per l’effetto combinato della diminuzione delle esportazioni (-16,3%) e dell’aumento delle importazioni (+4,9%).

Secondo i dati provvisori dell’Istat nel 2014 sono stati riscontrati flessioni nella produzione olivicola (-15,5%), frutticola (-4,0%) e pataticola (-1,7%) insieme all’aumento di quella cerealicola (+1,7%) e orticola.

Il 2014 per l’edilizia regionale è stato un anno difficile come evidenziato dalla diminuzione del valore aggiunto che l’istituto di analisi Prometeia stima pari al -5,4%, peggiore del -3,8% nazionale.

Alla fine del 2014 il numero delle imprese edili attive era pari a 18.702 unità, il 3,3% in meno rispetto all’anno precedente.

La diminuzione è stata registrata in tutte le province, in particolare Teramo (-5,8%).

A fine 2014 le imprese commerciali attive in Abruzzo sono 32.653, in diminuzione (-0,7%) rispetto al 2013, a causa delle flessioni registrate in tutte le province, ad eccezione di Pescara dove aumentano (+1,7%).

Tra le diverse componenti il calo è stato osservato nel commercio sia all’in-grosso sia al dettaglio (rispettivamente -1,8% e -0,2%). Per il settore del trurismo i dati provvisori elaborati dalla regione Abruzzo indicano per il 2014 un movimento complessivo di circa 6,3 milioni di unità, in calo del 9,1% rispetto all’anno precedente.

Tale flessione è conseguenza della diminuzione delle giornate di soggiorno registrate dai turisti sia italiani (-8,8%) che stranieri (-10,8%) e da tutte le province.

DISOCCUPAZIONE AL 12,6% NEL 2014, 10MILA UNITA’ IN MENO RISPETTO AL 2013

Gli occupati in Abruzzo si sono ridotti di circa 10 mila unità rispetto al 2013, passando da 486 a 476 mila (quasi 22 mila unità in meno rispetto al 2007), con una flessione in termini relativi del -2%, pari al doppio di quella fatta registrare dall’intera circoscrizione meridionale (-0,8%).

Le persone in cerca di occupazione, passate da 62 mila a 68 mila, sono invece cresciute (11%) ad un tasso doppio di quello del resto del paese (5,5%).

Lo si evinve dal Rapporto del cresa 2015 su Economia e società  in Aberuzzo.

Il decremento degli occupati si è tradotto in una flessione di un punto percentuale del tasso di occupazione, che l’anno scorso si è sceso al 53,9%, quasi dieci punti percentuali in meno rispetto alle regioni centro settentrionali.

Il tasso di disoccupazione si è attestato nel 2014 al 12,6% a fronte del 9,4% dell’Italia.

Sotto il profilo settoriale, la perdita dei posti di lavoro si è concentrata nel settore delle costruzioni e nella componente del terziario generica-mente denominata “altri servizi” (oltre 22 mila occupati in meno complessivamente).

Questi andamenti sono stati in parte compensati dai buoni risultati ottenuti in agricoltura e nelle attività commerciali (circa 6 mila addetti in più rispettivamente).

Il numero degli occupati nell’industria in senso stretto è rimasto sostanzialmente stazionario.

Osservando la composizione settoriale dell’occupazione nel 2014 l’Abruzzo si distingue alle regioni meridionali per una presenza maggiore di occupazione industriale (in linea con il Centro Nord) e da una minore presenza relativa di occupati nei servizi residuali.