L’AQUILA – La spinta più forte al superamento dell’attuale congiuntura economica proviene dall’imprenditoria locale. Tra i settori di attività considerate più importanti spiccano quelle fortemente radicate sul territorio e quindi a minor rischio di delocalizzazione, come le imprese agricole.
È quanto sostiene la Coldiretti aquilana sulla base di uno studio della Coldiretti/Swg che evidenzia come, con il 56 per cento dei consensi, i produttori agricoli siano considerati garanti della salubrità e della sicurezza dei prodotti alimentari più delle industrie (11 per cento) e della grande distribuzione (9 per cento).
Le piccole e medie imprese locali sono infatti considerate determinanti per la ripresa: secondo lo studio la spinta più forte proverrà dal livello locale (42 per cento) piuttosto che da quello nazionale (14 per cento), mentre un 21 per cento li ritiene determinanti entrambi e il 13 per cento nessuno dei due. Il turismo con il 70 per cento delle risposte e l’agricoltura con il 56 per cento rappresentano i comparti giudicati decisivi per il rilancio dell’economia.
In particolare, il settore agricolo secondo il 45 per cento degli intervistati ha un ruolo rilevante soprattutto perché legato alla produzione di alimenti che fanno l’immagine dell’Italia all’estero, ma anche perchè rappresentano garanzia di sicurezza e qualità (40 per cento), salvaguardia delle tradizioni locali (35 per cento) e difesa del territorio e dell’ambiente (27 per cento).
In merito interviene il direttore della Coldiretti aquilana Raffaello Betti. “Ci stiamo impegnando – dice – affinché siano sempre più valorizzate le ‘identita’ dell’agricoltura aquilana che, malgrado i tempi difficili, riescono a offrire un livello di qualità elevato attraverso esclusività di nicchia frutto di una sapiente e laboriosa maestria”.
“Lo studio premia infatti un settore che si impegna moltissimo per emergere – continua – e che merita dunque il giusto riconoscimento. Le imprese agricole si fanno portavoce dei valori della cultura locale attraverso la genuinità dei prodotti, ma occorre una sempre maggiore sensibilizzazione della cultura alimentare dei consumatori”.



