PESCARA – “L’Abruzzo registra una diminuzione del numero degli occupati rispetto al trimestre dell’anno precedente dello 0,7%, pari a circa 3.000 unità. In Italia il numero è più o meno stabile. Ma il dato davvero significativo, è che questo calo si concentra sull’industria, non sui servizi, che anzi vedono aumentare gli occupati di 5.000 unità. E questo significa che a calare è anche la qualità del lavoro, il livello retributivo”.
A snocciolare i dati del secondo trimestre di quest’anno, rispetto a quello del 2023, è Pino Mauro, economista e professore ordinario di Politica Economica dell’Università d’Annunzio, che è intervenuto giovedì mattina, nella prima giornata dell’Abruzzo economy summit all’Aurum di Pescara, evento organizzato da Mirus, che è stata una preziosa occasione per fare il punto sullo stato dell’arte dell’economia abruzzese, con importanti relatori, e con temi scottanti quello della crisi dell’automotiva, che in Abruzzo rappresenta il motore economico con il sito industriale della Val di Sangro, dove i lavoratori sono in cassa integrazione, e a soffrire è tutto l’enorme indotto, vedasi la Magneti Marelli di Sulmona. Molte le luci e le potenzialità dell’economia abruzzese, ma il professor Mauro invita a leggere in filigrana il dato di questa seppur piccola flessione, andando prima di tutto a vedere le cause.
“Le esportazioni sono diminuite proprio nel settore dei mezzi di trasporto – spiega Mauro, del 5,7%, e a maggior ragione si spiega il calo dell’occupazione in questo settore dell’industria. Mentre le esportazioni abruzzesi hanno registrato un boom nel settore della farmaceutica, e anche seppure in misura minore, nell’agrifood”.
E l’industria, prosegue Mauro, “ha un alto valore aggiunto, cioè ha un occupazione che corrisponde poi a una filiera che va verso l’alto, che attiva moltiplicatori, invece nei servizi si annida anche lavoro precario e povero, e quindi questo moltiplicatore non scatta. I lavoratori nei servizi sono circa 340mila su 495mila, e questo può anche spiegare un calo da domanda interna. Ed è per questo che occorre difendere in tutti i modi l’occupazione nell’industria, nel manifatturiero”.
Tornando all’analisi delle cause, Mauro sostiene che “nel 2024 si è registrata una decelerazione, un indebolimento del ciclo produttivo, in tutta Europa, e dunque anche in Abruzzo, e c’è stata poi una politica monetaria restrittiva adottata dalla Banca Centrale Europea, che ha provocato un rialzo dei tassi di interesse, in un solo anno fino al 4,5%, che ha indebolito i flussi creditizi, e dunque l’attività delle imprese, e la capacità di spesa delle famiglie. E poi c’è anche la recessione della Germania, per l’Italia mercato di riferimento, visto che il nostro tessuto industriale lavora moltissimo con la componentistica esportate poi alle imprese d’oltralpe”.
Le soluzione è dunque “immettere liquidità nel sistema, cioè misure espansive, soprattutto a favore dell’occupazione dei giovani e delle donne. E poi la Banca Centrale Europea deve fare il terzo taglio dei tassi di interesse, il taglio più grosso, almeno, dello 0,5%.
Infine, ma non da ultimo, va ricordato che per “occupato”, ai fini statistici, viene considerato anche chi lavora poche ore in in anno, e financo i cassintegrati di breve durata.
“Vale per l’Italia, e vale per l’Europa, e questo in effetti significa che tra gli occupati in Abruzzo, in complesso 495.000, in parte come altrove, rientrano in questa categoria anche chi ha lavorato per solo qualche giornata l’anno, o che lavora saltuariamente per poche ore a settimana”, commenta Mauro.





