PESCARA – Prosegue senza soste la caccia a Roberto Di Santo, il 58enne di Roccamontepiano (Chieti) che martedì scorso, dopo aver dato fuoco a un’auto a Villanova di Cepagatti (Pescara) e realizzato una “trappola” esplosiva, utilizzando due bombole di Gpl, per far saltare in aria una villetta trifamiliare, ha incendiato giovedì sera l’auto della sorella nell’atrio del Tribunale di Chieti in una zona coperta solo parzialmente dalle telecamere a circuito chiuso.
Da quattro giorni l’uomo risulta irreperibile. L’area metropolitana Pescara-Chieti è sotto assedio da parte delle forze dell’ordine che credono che Di Santo, probabilmente a bordo del suo vecchio camper, non sia potuto andare lontano.
Le indagini, condotte dai carabinieri del comando provinciale di Pescara e di Chieti, diretti rispettivamente dal colonnello Marcello Galanzi e dal capitano Livio Lupieri, e coordinate dal pm Silvia Santoro proseguono senza soste.
Contemporaneamente gli investigatori stanno analizzando i video che l’uomo ha lasciato su Facebook e sul suo blog personale, così come le numerose lettere scritte e indirizzate anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e al presidente Usa, Barack Obama.
In queste ore i carabinieri stanno riascoltando i familiari di Roberto Di Santo e anche l’ex moglie di origine sudamericana, da cui aveva avuto un figlio, mentre un altro lo aveva riconosciuto, che non lo vedeva però da un po’, Di Santo avrebbe fatto tutto da solo, pianificando però da tempo la sua azione criminale.





