L’AQUILA – Crisi o meno, gli italiani, per Pasqua, non rinunciano a un bel pranzo, preferibilmente in casa.
Secondo le stime della Confederazione italiana agricoltori nel Belpaese, tra carne, dolci e bevande, si spenderanno 3,7 miliardi di euro, una cifra che vale mezza finanziaria dello Stato.
Pietanze che verrano consumate, in tre casi su cinque, dentro le mura domestiche, mentre gli altri scelgono soprattutto gli agriturismi.
Ogni regione ha le sue specialità e le metterà in tavola tra oggi e domani, giorno di Pasquetta.
C’è anche, però, chi sceglie il menu vegetariano: secondo la Lega anti-vivisezione sono 7 milioni gli italiani che non mangeranno insaccati, agnelli o capretti.
Probabile, quindi, che rimarranno in parte inascoltate le parole del nutrizionista Michele Carruba che ha invitato a limitare gli stravizi.
Per alcuni, invece, anche le festività saranno dedicate al lavoro: oltre, ovviamente, a ristoratori, camerieri e operatori turistici saranno impegnati a garantire che tutto vada per il verso giusto le Forze dell’ordine.
La Polizia, in particolare, ha previsto sulle strade e autostrade italiane circa 1.500 pattuglie.
A Pasqua la buona tavola batte la crisi uno a zero.
Nonostante le difficoltà economiche e i rincari al dettaglio di alcune produzione tipiche, come le colombe pasquali, gli italiani non rinunciano alla tradizione e per il carrello alimentare del prossimo week-end sono disposti a fare un’eccezione.
Per celebrare la festività quest’anno si spenderanno complessivamente quasi 3,7 miliardi di euro, con un incremento in valore rispetto al 2010 del 5,7 per cento.
Una cifra che comprende la spesa per il pranzo della domenica, ma anche per le colazioni “a sacco” in vista delle gite fuori porta a Pasquetta.
E poi i vini e gli spumanti per accompagnare le “grandi abbuffate” e i dolci e le uova di cioccolato regalate a figli, amici e parenti.
Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in base alle rilevazioni compiute lo scorso fine settimana sulle intenzioni di acquisto delle famiglie e sui prezzi dei prodotti agroalimentari più venduti.
“Più in dettaglio – spiega la Cia – gli italiani ripartiranno in questo modo le spese per allestire le tavole di Pasqua e Pasquetta, dove sarà un trionfo di prodotti tipici: 280 milioni di euro per pane e pasta; 670 milioni di euro per i formaggi; 850 milioni di euro per salumi, insaccati e soprattutto carne di agnello; 400 milioni di euro per ortofrutticoli (in particolare, carciofi, asparagi, radicchio) e per i legumi; 260 milioni di euro per l’olio d’oliva; 620 milioni di euro per vini e spumanti. Da non dimenticare, poi, le uova: durante tutta la settimana santa se ne consumano ogni anno più di 390 milioni, soprattutto per preparare i classici dolci pasquali (come la pastiera), per una spesa complessiva che si aggira attorno ai 100 milioni di euro”.
A queste cifre va aggiunta anche la spesa per le uova di cioccolato e le colombe, ‘commerciali’ e ‘artigianali’, stimata oltre i 500 milioni di euro.
“Proprio qui – ricorda la Cia – si sono riscontrati gli incrementi maggiori: colpa dei rincari su scala mondiale di cacao e zucchero, ma anche del ‘caro-gasolio’ che incide sui costi di trasporto che per l’80 per cento avvengono su strada”.
Per le uova di cioccolato l’aumento di prezzo, rispetto all’anno scorso, è compreso tra il 5 e il 7 per cento, ma può arrivare fino al 12 per quelle di marca. Per le colombe pasquali, invece, la crescita di prezzo sul 2010 varia tra il 5 e il 10 per cento.
“Eppure – conclude la Cia – nonostante gli aumenti, è difficile rinunciare a regalare l’uno o l’altra”.
E, infatti, le vendite sembrano rimanere stabili nel confronto con lo scorso anno. Secondo le stime della Confederazione, da qui a domenica si acquisteranno 42 milioni di uova di cioccolata (il 60 per cento al latte) e 35 milioni di colombe pasquali.
La Pasqua porta sulle tavole degli italiani i salumi della tradizione. A seconda delle regioni, variano le tipologie: si va dall’immancabile salame corallina, consumato principalmente a Roma, alla coppa-capocollo delle regioni del centro e sud Italia, al salame filzetta in Brianza cui sono da aggiungere tutte le altre “prelibatezze” regionali e territoriali.
Una consuetudine radicata nella cultura alimentare del Belpaese che arriva da lontano: già dal Medioevo, mentre l’addio prequaresimale alla carne (il Carnevale) era celebrato con salsicce o fette di salame cotte nel vino bianco, il giorno di Pasqua si tornava a consumare, dopo quaranta giorni, quei salumi che, in primavera, raggiungevano il perfetto grado di stagionatura.
Con la tradizionale macellazione invernale del maiale (che avviene dal giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, a quello di Sant’Antonio, il 14 gennaio), infatti, si ottenevano salumi che avevano periodi di stagionatura diversi, dai pochi mesi dei salami cacciatori ai 12-18 mesi dei prosciutti crudi.
Il periodo pasquale, tra la fine di marzo e la fine di aprile, era il periodo perfetto per consumare proprio il salame e la coppa o capocollo, questi ultimi due salumi molto simili (derivano dallo stesso taglio del maiale) il cui nome varia nelle diverse regioni (coppa al nord, capocollo al centro-sud).
Questi prodotti della salumeria italiana, infatti, necessitano di una stagionatura di 3-4 mesi.
Ancora oggi la tradizione si perpetua e i numeri danno la conferma: rispetto all’anno scorso si prevede che i consumi dei salumi della tradizione (salame, coppa e capocollo) aumenteranno dell’1,5 per cento, con un quantitativo di 13.350 tonnellate per un valore alla produzione di oltre 13 milioni di euro, che al consumo si attesteranno attorno ai 26 milioni di euro.
Due famiglie italiane su dieci festeggeranno la Pasqua scegliendo un menu vegetariano. E per l’occasione la Lav (Lega anti vivisezione) propone, su www.cambiamenu.it, tanti piatti prelibati privi di ingredienti di origine animale e risparmiare così la vita dei circa 700 mila agnelli e capretti macellati ogni anno nel nostro Paese per questa ricorrenza religiosa.
Ecco allora un “assaggio” del menu proposto dalla Lav: zucchine e carote al sesamo in insalata, in sottilissimi veli, per accogliere il commensale con delicatezza.
Poi un solido primo della tradizione mediterranea: spaghetti alla chitarra ai pomodorini secchi. Come secondo un piatto che stupirà anche gli scettici: tofu e patate all’erba cipollina.
Per esaltare la tradizione gastronomica regionale, possiamo deliziare amici e parenti con il fagottino di carasau, vanto della Sardegna panificatrice, ripieno di carciofi e spinaci.
Per concludere un must dei dolci senza ingredienti animali: il crumble di mele, sempre gradito da grandi e piccini.
L’accresciuta preferenza per il menu cruelty free è confermata anche dal recente “Rapporto Italia Eurispes” secondo cui gli italiani che hanno già scelto di essere vegetariani sarebbero circa 7 milioni, e le previsioni sono ancora più ottimiste: Eurispes pronostica 30 milioni di vegetariani nel 2050, cioè un italiano su due.
Sempre secondo Eurispes, il 92% di chi ha già scelto di essere vegetariano lo ha fatto per rispetto nei confronti degli animali (44 per cento) e per motivi di salute (48 per cento), confermando come la motivazione etica e la cura della salute attraverso un’alimentazione consapevole siano alla base di questo stile di vita adatto davvero a tutte le età.
Più di 6 milioni di animali, tra ovini e caprini, vengono macellati ogni anno per finire sulle tavole degli italiani, con un’impennata proprio durante le festività pasquali e natalizie.
Il primato delle macellazioni di ovini e caprini spetta alla Sardegna e al Lazio, seguite, ma in percentuali minori, da Puglia, Campania e Toscana.
Il pranzo di Pasqua si fa a casa. La pensano così tre italiani su cinque, che quest’anno festeggeranno il 24 aprile tra le mura domestiche. Con una spesa complessiva di 1,4 miliardi di euro. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in base alle rilevazioni compiute lo scorso fine settimana. In particolare -spiega la Cia- il menu’ per imbandire la tavola di Pasqua costerà in media 25,83 euro a persona, per un totale di 155 euro per famiglia.
Rispetto al 2010, si tratta di un aumento del prezzo della spesa del 3,3 per cento. Ovviamente, protagonisti della tavola saranno i piatti della tradizione culinaria, a partire dal classico agnello.
Arrostito, “brodettato”, al sugo o in bianco, con le patate o con “cacio e ova”, l’agnello è un “must” del pranzo di Pasqua. “Solo domenica – ricorda la Cia – se ne mangeranno circa 260 mila tonnellate, bruciando in poche ore circa il 50 per cento del consumo totale annuo di carne ovina. E non mancheranno neppure le torte tipiche, sia salate che dolci, per tutti i gusti e per tutte le regioni”.
Si va dal “Casatiello” alla “Pastiera” napoletana, dalla Pizza dolce di Pasqua del Lazio alla “Schiacciata” toscana, dalla “Fugassa” veneta alla “Torta pasqualina” della Liguria, dal “Currucolo” e dalle “Scarcelle” pugliesi alla “Pignolata” calabrese, dalla “Casadina” della Sardegna alle “Cassatelle siciliane”.
Dolci tradizionali che il 65 per cento delle famiglie italiane preparerà a casa, con un risparmio del 40 per cento sullo stesso prodotto industriale.
Sul fronte delle nuove tendenze, infine, la Cia segnala la sempre maggiore diffusione della “Pasqua vegetariana”, che quest’anno dovrebbe movimentare oltre 200 milioni di euro. Infatti, accanto ai menu tradizionali della Pasqua italiana, fortemente basati sulla carne, cresce l’esigenza di proporre, soprattutto negli esercizi di ristorazione, una scelta diversa con piatti a base vegetale, come lo strudel di verdure o i carciofi ripieni, che sono diventati il simbolo della Pasqua alternativa.
Sono quasi due milioni, secondo i dati Istat, i turisti che ogni anno scelgono di trascorrere le proprie vacanze negli agriturismi italiani. Il Centro Studi Tci, in collaborazione con il sito www.agriturismo.it, ha realizzato un sondaggio su un campione rappresentativo costituito da oltre 450 aziende agrituristiche, tutte provviste di servizio di alloggio, per verificare l’andamento delle prenotazioni in vista della Pasqua 2011 e per approfondire il livello di “aggiornamento tecnologico” delle strutture.
Come andrà la Pasqua 2011? Ben l’80 per cento degli agriturismi ha dichiarato di avere già ricevuto prenotazioni per il periodo pasquale. Rispetto al 2010, il 52 per cento registra una certa stabilità nelle prenotazioni, il 30 per cento un calo mentre il 18 per cento un aumento.
L’agriturismo, dunque, si conferma un’opzione importante per le vacanze di Pasqua. Il 37,7 per cento delle prenotazioni pervenute sono state effettuate dall’estero confermando l’importanza dell’ospite straniero per gli agriturismi soprattutto in termini di permanenza media (6,1 giorni) che, rispetto a quella degli italiani (3,7 giorni), genera ricadute economiche più importanti. Questo dato, inoltre, rivela che gli italiani considerano l’agriturismo come opzione tipica per un weekend o un weekend lungo mentre gli stranieri lo ritengono una meta vera e propria di vacanza.
Negli ultimi anni il settore in Italia ha registrato un notevole incremento di aziende: nel 2009 erano 19.019 (+2,9 per cento sul 2008), con 15.681 alloggi (+2,3 per cento sul 2008) per un totale di 193.480 posti letto (+2 per cento sul 2008).
Un incremento di strutture agrituristiche con alloggio pari al 35,5 per cento dal 2004 al 2009 con un aumento ancor più significativo in alcune regioni quali Calabria (+85,3 per cento), Lazio (+80,3 per cento) e Marche (+71,3 per cento). Tra i principali servizi offerti dalle imprese troviamo l’alloggio (82 per cento delle aziende totali), la ristorazione (49 per cento) e la degustazione (18 per cento). Su 100 strutture ricettive(alberghiere ed extralberghiere) presenti in Italia 10,5 sono agriturismi.
L’indagine ha, infine, analizzato l’attività di promozione dei singoli imprenditori attraverso le nuove tecnologie: il primo dato importante che è emerso rivela che il 96 per cento dispone di un proprio sito web dimostrando così che quasi tutti i gestori riconoscono l’importanza di essere presenti e raggiungibili su Internet.
I canali utilizzati per promuoversi sono diversi: dai portali di settore sino ai social network. Tuttavia nella maggior parte dei casi, la gestione del sito web avviene ancora “in casa” spesso precludendosi la possibilità di offrire ai turisti un servizio più completo che, ad esempio, possa prevedere il booking on-line o, particolarmente importante per l’agriturismo, la vendita diretta di prodotti tipici.
Uova sode e di cioccolato, agnello con patate, colomba, abbondanti alcolici: il pranzo pasquale rischia di essere letale per la linea, specie a pochi mesi dalla temuta ‘prova costume’.
Per questo il nutrizionista Michele Carruba, direttore del Centro studi e ricerche sull’obesità dell’Università di Milano, lancia un appello alla moderazione: “Niente stravizi per le feste pasquali, gli italiani sono già abbastanza sovrappeso senza doversi appesantire ulteriormente”.
Il problema, ricorda Carruba, è che i menu delle feste, da Natale a Pasqua, sono nati in un mondo che oggi non c’è più: “Un’Italia contadina, dove durante la settimana si mangiava poco e di magro, con poche calorie e praticamente zero proteine, e poi la domenica, e in misura maggiore nelle grandi feste religiose, ci si lasciava andare. A Pasqua si ammazzava l’agnello, ed era l’unica volta in cui lo si mangiava”.
Oggi, invece, basta andare al supermercato per riempire il carrello con tutto ciò che si vuole, ovunque e in qualsiasi stagione.
“Gli ‘stravizi’, che fino a 50 anni fa erano limitati alle feste, oggi li facciamo tutto l’anno”, ammonisce il nutrizionista.
“Potremmo dire che la festa, la trasgressione alimentare è divenuta la norma. Pensiamo ai dolci: in passato era impensabile mangiarne se non era festa, oggi fanno parte integrante del menu, e al ristorante arriva sempre implacabile il cameriere a chiedere se vogliamo il dessert, e noi spesso cediamo”.
Il risultato è che un italiano su tre è sovrappeso o obeso, e anche il giro vita dei bambini si sta allargando in maniera inquietante.
Ragion di più, spiega Carruba, per evitare di abbuffarsi anche a Pasqua: “Suggerisco una trasgressione all’inverso: se è festa tutto l’anno, potremmo essere più sobri a tavola proprio i giorni di festa”.
“Ad esempio – chiede Carruba – perché dobbiamo per forza mangiare l’agnello con patate? Meglio un buon pesce, che come sapore non ha niente da invidiare al classico abbacchio ma è infinitamente meno pesante. Sbizzarriamoci cercando piatti gustosi ma magri, verdure, frutti di mare, insalate particolari, e riduciamo drasticamente i dolci: dell’uovo di Pasqua basta un pezzetto, e un boccone di colomba è più che sufficiente”.
E poi, naturalmente, piano con la bottiglia: “Il vino, oltre la dose consigliata di due bicchieri a pasto, fa male al fegato e al cervello, e ingrassa. Visto che la gran parte degli italiani beve anche più di queste dosi tutto l’anno, non mi pare il caso che a Pasqua si abbondi ulteriormente. Anche perché non vale il principio della compensazione: se bevo dieci bicchieri a Pasqua e niente a Pasquetta non ho compensato proprio nulla, il corpo ingrassa e il fegato soffre”.
Millecinquecento pattuglie, 286 postazioni Tutor attivate per il controllo della velocità media, 70 misuratori di velocità in postazione fissa e mobile, 90 autovetture con sistema ‘Scout’ per la trasmissione delle immagini e il controllo della velocità, 700 etilometri e 1.500 precursori per il controllo dei conducenti.
Sono i numeri del dispositivo di sicurezza predisposto giornalmente dalla Polizia Stradale per il lungo ponte pasquale e del primo maggio.
Saranno impiegate anche pattuglie delle squadre di Polizia Giudiziaria per il contrasto della criminalità, soprattutto nelle aree di servizio e di parcheggio autostradali, e dei reparti Volo della stessa Polizia per la vigilanza e il controllo delle principali arterie autostradali ed extraurbane al fine di acquisire dati completi e tempestivi sulla viabilità.






