L’AQUILA – “Alza quella coca da lì per terra perché é umido…”.
La preoccupazione per la corretta conservazione della droga destinata ai clienti aquilani, almeno una trentina secondo gli investigatori, emerge da uno dei colloqui intercettati tra Maurizio Cincis e Luca Di Virgilio, in strada a Roma in uno dei tanti viaggi documentati nei quali si approvvigionano di sostanze stupefacenti.
I due sono finiti agli arresti nell’ambito dell’operazione antidroga della squadra Mobile dell’Aquila denominata “Platforms”, che coinvolge anche Fabio Monaco, 35enne, finito ai domiciliari, Stefano Zecca, 55enne, e R.G., 35enne, tutti aquilani tranne Zecca, originario della Capitale.
All’interno dell’Alfa Romeo Mito, di proprietà di Cincis, gli investigatori piazzano una cimice che carpisce decine di colloqui tra i due e un gps che ne rileva gli spostamenti.
Da una conversazione tra i due registrata il 30 gennaio emerge anche come il fornitore romano abbia disponibilità di armi da fuoco, tanto che propone agli aquilani di acquistarne una.
“Mi ha detto se voglio un fucile, quasi quasi me lo piglio, a 300 euro…”, dice Di Virgilio e Cincis risalendo in macchina dopo aver concluso uno scambio di droga con Zecca.
Secondo le indagini i cinque gestivano un giro di droga tra la Capitale e l’Abruzzo, trasportando cocaina e hashish acquistati a Roma e rivenduti all’Aquila.
Sono almeno quindici gli episodi accertati dalla polizia nei quali acquistano da Zecca quantitativi variabili di stupefacente, tra i 35 e i 65 grammi di cocaina e tra i 100 e i 300 grammi di hashish.
Monaco, secondo gli inquirenti, è il palo: è lui che presidia l’uscita del casello autostradale dell’Aquila Ovest, per accertare che non ci sia presenza di forze dell’ordine.
Innumerevoli le successive cessioni di droga immessa nel mercato aquilano: in almeno 150 occasioni, infatti, Di Virgilio, Cincis e Monaco, dopo avere acquistato lo stupefacente a Roma, lo vendono a svariati acquirenti, circa 30, di cui almeno 12 sono stati ascoltati e hanno ammesso di averla acquistata.
Da un’altro colloquio tra i due registrato il 23 gennaio emerge come Cincis e Di Virgilio, che si recavano a Roma per fare rifornimento almeno una volta la settimana, consumino una parte della cocaina acquistata durante il viaggio di ritorno.
“L’ammucchi e ci lasci la scheda sopra (…) tira piano, piano, che te fa sbruffà (vomitare, ndr) quessa èh!”, è il consiglio di Di Virgilio al compagno d’avventura.
Durante i viaggi, invece, i due sono soliti contare il denaro messo insieme da consegnare a Zecca, il fornitore romano.
E si fregano le mani quando gli affari vanno particolarmente bene, e riescono a piazzare tante “pedane”, come chiamano in termini criptati le dosi di hashish e cocaina.
GLI AGENTI NOTIFICANO UN ATTO MA TROVANO COCA A CASA
La polizia sta eseguendo un arresto per droga disposto dal giudice dopo mesi di indagini, ma in casa dell’interessato trova anche della droga e allora scattano le manette in flagranza di reato.
C’è anche questo risvolto reso noto oggi dagli inquirenti nell’operazione antidroga di ieri “Platforms” della questura dell’Aquila, che ha sgominato un traffico tra Roma e il capoluogo abruzzese con 4 arresti della squadra Mobile, coordinata dal responsabile Maurilio Grasso.
Già destinatario del provvedimento restrittivo disposto dal giudice per le indagini preliminari, uno degli indagati, Stefano Zecca, romano fornitore dello stupefacente agli altri indagati aquilani, è stato infatti trovato anche con la droga in casa.
In particolare, nel suo alloggio sono stati trovati 8 involucri di cocaina, per un peso complessivo di 15 grammi, un bilancino di precisione, la somma in denaro di circa 7 mila euro, ritenuta provento del commercio illecito.
Per questo motivo, Zecca è stato tratto in arresto in flagranza per violazione dell’articolo 73 del Dpr 309/90, il Testo unico sulla droga.
Proprio per l’ulteriore presenza della droga in casa si spiega il comportamento del reo, di cui si è già dato notizia ieri.
All’arrivo degli agenti della Mobile aquilana e di quella di Roma, prima si è barricato in casa e poi ha cercato di fuggire dal balcone dell’appartamento romano al primo piano, solo quando era fallito il tentativo di distruggere tutta la cocaina gettandola nel water.
Secondo gli investigatori, comunque, Zecca potrebbe aver fatto a tempo a gettarne un quantitativo cospicuo facendosi forte della porta blindata che lo divideva dai poliziotti intervenuti.
Fondamentale viene ritenuto il ruolo dell’uomo nel traffico illecito, come rifornitore dello stupefacente per gli acquirenti provenienti dal capoluogo abruzzese.
L’approvvigionamento di cocaina e hashish avveniva con cadenza settimanale nella città di Roma, dove, in via Ettore Franceschini, gli arrestati aquilani Luca Di Virgilio e Maurizio Cincis si recavano con l’Alfa Romeo del secondo e si rifornivano.
L’identificazione certa di quest’ultimo è stata fatta per la prima volta il 17 febbraio 2015, quando gli agenti della sezione Antidroga assieme a personale della Scientifica, tutti dell’Aquila, si sono recati a Roma dove sono riusciti a documentare anche fotograficamente l’ennesimo incontro tra acquirenti e venditore.
Prima di procedere all’acquisto, Di Virgilio contattava telefonicamente Zecca sull’utenza telefonica effettuando anche l’ordinazione della sostanza stupefacente da prelevare. Utilizzando termini criptati, l’aquilano ha messo a conoscenza il romano della qualità e del quantitativo da prelevare.
I termini utilizzati da Di Virgilio per indicare lo stupefacente erano sempre gli stessi: “…una di quelle…”, “…dodici pedane…”, di qui il nome “platforms” dell’operazione utilizzando la corrispondente parola in inglese.
Le dodici pedane erano, si è scoperto grazie al sequestro del 25 febbraio 2015, un panetto di hashish del peso di100 grammi e 60 grammi di cocaina; quindi si è intuito che una pedana corrispondesse a circa 5 grammi di coca.
Il 25 febbraio, Di Virgilio e Cincis sono stati tratti in arresto per detenzione di 300 grammi di hashish e 61,5 grammi di cocaina: in quella circostanza l’ordine effettuato da Di Virgilio a Zecca era stato il seguente: “Tre di quelle e 12 pedane”.
Zecca è risultato incensurato e impiegato per una società inserita nel campo della distribuzione di cibi e bevande per uffici.





