L’AQUILA – “Apprendiamo dagli organi di informazione che la donna scomparsa all’Aquila il primo maggio è stata trovata ieri ‘nella zona di CaseMatte, a Collemaggio’. Purtroppo, non è la prima volta che lo spazio di Casematte, in cui opera il nostro collettivo, viene impropriamente associato a fatti di cronaca relativi all’ex ospedale abbandonato di Collemaggio, in maniera spesso approssimativa e superficiale”.

Lo affermano le ragazze e ragazzi dello spazio occupato di Casematte all’Aquila.

“Ci sembra anche superfluo evidenziarlo, ma precisiamo che il collettivo è del tutto estraneo ai fatti. Come molti spazi sociali che operano al di fuori di logiche di profitto, CaseMatte è aperta al pubblico quando vi si svolgono delle attività ed è chiusa quando in essa non vi si svolgono. Non vi è alcun presidio dell’area circostante: lo spazio si colloca infatti all’interno di un parco pubblico, liberamente accessibile e attraversabile.  La “zona di case matte”, come abbiamo dovuto precisare molte volte negli anni, non esiste: in mezzo ai palazzi dimenticati dalle istituzioni, c’è uno spazio autogestito dove settimanalmente si riunisce un collettivo e dove si svolgono delle attività politiche, sociali, culturali e ricreative da quasi 17 anni”.

“Esprimiamo la nostra vicinanza alla donna e alla sua famiglia per questi giorni di preoccupazione, siamo felici nell’apprendere che la vicenda si sia risolta nel migliore dei modi. Come accade dal 2009, continuiamo a denunciare il colpevole abbandono dell’area dell’ex op di Collemaggio, dove CaseMatte, seppur per una piccola porzione dell’area, tra difficoltà (subiamo non di rado effrazioni) e in modo autogestito e autofinanziato, rappresenta un presidio di vita e socialità in un parco dimenticato e massacrato dalle istituzioni, dove è stata spenta persino l’illuminazione pubblica”, conclude la nota.