L’AQUILA – Spostare le lancette un’ora avanti: domenica 28 marzo, alle 2 di notte, tornerà l’ora legale.

Si dormirà, quindi, un’ora in meno ma in compenso le giornate si “allungheranno”, ossia avremo sessanta minuti di luce naturale in più con il corollario del risparmio energetico che in Italia è stato quantificato in oltre un miliardo e 700 milioni di euro nel periodo 2004-2020, pari al consumo di 150 mila famiglie.  L’ora solare tornerà poi il prossimo 31 ottobre.

L’imminente cambio di orario sarà molto probabilmente l’ultimo che riguarda tutti e 27 i Paesi membri della Ue. Da ormai quasi quattro anni la Ue è divisa. Nell’estate del 2018 il Parlamento Europeo ha condotto un’indagine e i cittadini europei hanno deciso per l’abolizione del cambio di ora con l’84% dei voti a favore.

A settembre 2018 la Commissione Ue ha fatto una proposta per abolire l’ora legale, ha sollecitato gli Stati membri a notificare la loro preferenza per l’adozione dell’ora legale o di quella solare (e quindi a decidere quale fuso orario avere), ma senza più avere il cambio di ora due volte all’anno. In un obiettivo iniziale, gli Stati avrebbero dovuto comunicare la loro preferenza entro aprile 2020 e il cambio di ora di marzo 2021 avrebbe dovuto essere l’ultimo, prima di una scelta univoca. Ma la questione deve essere decisa dal Consiglio Europeo e al suo interno gli Stati sono divisi. Contrari all’ora legale sono i Paesi del Nord Europa, dove il sole tramonta molto più tardi per via della vicinanza con il Polo Nord. La Francia vorrebbe tenere per sempre l’ora legale (quella estiva) e dire addio a quella solare.

L’Italia ha sempre accolto con freddezza l’ipotesi di mandare in soffitta l’ora solare.  Più di recente, il Conte bis ha deciso per il doppio orario mentre altri Paesi vicini come appunto la Francia, Germania, Finlandia, Lituania, Svezia ed Estonia si sono già espressi per l’orario unico per tutto l’anno.

La crociata per abolire l’ora l’egale ha una sua tesi scientifica, o meglio sanitaria: evitare una fonte di stress per l’equilibrio psicofisico dei cittadini. Le giornate più corte causerebbero più sintomi di depressione per tutto il periodo invernale. Anche l’ora legale non sarebbe esente da controindicazioni: più ore di luce e meno ore di sonno avrebbero l’effetto di un mini jet-lag.