L’AQUILA – “Perché una mostra oggi, nella società dello spettacolo? Il selfie può essere un atto rivoluzionario, se si è consapevoli di quello che si sta facendo, così dovrebbe essere più chiaro come sia importante una migliore cultura dell’immagine, e chi può condividere le linee guida della figura-segno se non chi con l’arte della fotografia ci lavora? Proprio quelli che per sommi capi e senza una vera analisi disdegnano la condivisione, sono coloro che di fatto lasciano all’ignoranza il campo di gioco. La realtà può essere cambiata, e la società dello spettacolo può cambiare soltanto attraverso la manipolazione attenta e consapevole della sua immagine”

Questi pensieri descrivono la poetica del fotografo aquilano Daniele Masciovecchio, che Dopo il successo dell’esposizione nel corso dell’ultima Perdonanza Celestiniana,  ripropone la mostra  “Dipingere con la luce” in versione invernale e “natalizia”, nel salone anni ’30 del bar del Grande Albergo della Villa comunale.

La mostra sarà aperta dal 23 dicembre al 7 gennaio prossimi, e rappresenterà l’anteprima di quella che sarà una pubblicazione cartacea in forma di libro fotografico, che sarà diviso in tre capitoli.

“Nelson Goodman – spiega anche Masciovecchio – ci dice che quando un pittore o un fotografo producono, o ci rivelano, aspetti mai visti di un mondo, si dice a volte che hanno raggiunto un nuovo grado di realismo per il fatto di aver scoperto e mostrato nuovi aspetti della realtà. Quel che abbiamo in un tale caso, quello cioè della rappresentazione in base ad un sistema per noi insolito, è il realismo non nel senso di qualcosa di abituale ma in quello di una rivelazione” 

“Cosa sono queste mie fotografie se non la rivelazione di una diversa e nuova realtà inteso in un reale a noi ben conosciuto e probabimente scontato. Questa foto che quì pubblico, e che fa parte della mostra, non è altro che una scena a noi molto comune, una qualsiasi domenica pomeriggio durante il passeggio pomeridiano, ma ecco che la messa in scena, la finzione svela una parte di essa inusuale, le figure assumono un aspetto antico e romantico”, conclude il fotografo.