L’AQUILA – “Non mi pare che ci sia opposizione, si tratta di discutere nel merito”.
Tira dritto per la sua strada, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, sulla sua idea di una nuova rivoluzione nel delicato comparto dei dipendenti pubblici, con lo spostamento di quelli in eccesso dall’amministrazione regionale ai Comuni che ne hanno bisogno, asfissiati come sono da una cronica carenza d’organico.
Tira dritto, confermando la sua idea, ai microfoni di AbruzzoWeb, a dispetto delle bordate di opposizione arrivate dai sindacati della funzione pubblica, segnatamente dal segretario regionale Uil Fpl, Giuseppe De Angelis, che aveva messo subito in chiaro: “Non siamo pacchi postali!”.
“Rilevo che ci sono delle porzioni di risorse umane in più rispetto alla nostra naturale funzionante dotazione – ribadisce invece il governatore – Noi dobbiamo riorganizzare, non aumentare, e su questo fronte vedo tanti Comuni sul territorio che hanno dei difetti di risorse sia finanziarie che umane”.
Ecco perché, secondo D’Alfonso, “su questo fronte dobbiamo fare quello che fanno le persone normali: togliere dove c’è in più e mettere dove c’è di meno”. E la Regione ha 1.600 dipendenti che costano ogni anno la ‘modica’ cifra di 120 milioni di euro.
Una proposta che fa esultare i sindaci: il neo presidente abruzzese dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), il sindaco di Vasto (Chieti), Luciano Lapenna, si è già espresso con reazioni entusiastiche mentre non sfugge l’annuire convinto del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che nel video è accanto a D’Alfonso.
Per De Angelis della Uil, proporre la mobilità da un ufficio all’altro “in assenza di una vera e completa rideterminazione della dotazione organica” e con “maldestra improvvisazione”, equivale a “sfogarsi sull’ultimo anello della catena, cioè, il comparto dei pubblici dipendenti, da parte delle amministrazioni che si stanno succedendo, che dimostrano la loro incapacità nello sciogliere i veri nodi che si frappongono al raggiungimento di una buona gestione del personale della Giunta regionale”.
Lo spostamento dei dipendenti potrebbe essere normato dall’articolo 15 dalla legge numero 241 del 1990, la cosiddetta Legge sul procedimento amministrativo, che parla di accordi tra pubbliche amministrazioni “per disciplinare lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune”.
Inoltre, la legge di stabilità (vecchia finanziaria) del 2012 ha emendato il decreto 165 del 2001, noto come Testo unico del pubblico impiego, e all’articolo 16 spiega le procedure da attuare per le “pubbliche amministrazioni che hanno situazioni di soprannumero o rilevino comunque eccedenze di personale, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, anche in sede di ricognizione annuale”.
Tra le direttive previste per gli enti che hanno lavoratori in soprannumero, “la ricollocazione totale o parziale del personale in situazione di soprannumero o di eccedenza nell’ambito della stessa amministrazione, anche mediante il ricorso a forme flessibili di gestione del tempo di lavoro o a contratti di solidarietà, ovvero presso altre amministrazioni, previo accordo con le stesse, comprese nell’ambito della regione”.
In queste e altre norme si insinuano tanto lo spazio di manovra per D’Alfonso, quanto le paure e le proteste dei sindacati.






