L’AQUILA – Le dimissioni del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, rappresentano il finale anticipato ma che in qualche modo era previsto dopo la bufera giudiziaria che ha travolto il Comune dell’Aquila, con l’inchiesta della procura della Repubblica che ha portato a 4 arresti per mazzette negli appalti del post-sisma e alla revoca del vice sindaco della Giunta cialentiana, Roberto Riga.
Uno scandalo per il quale il primo cittadino aveva ammesso di “sentirsi tradito” e del quale aveva svelato di non sapere nulla, nonostante fosse stato sentito negli uffici giudiziari come persona informata sui fatti: dichiarazioni che gli erano valse accuse di irresponsabilità politica e le prime richieste di dimissioni.
Ieri, al termine di una riunione di Giunta in cui si era presentato con le dimissioni pronte, e dopo essere stato convinto dai suoi assessori a pensarci ancora un poco, Cialente aveva spiegato di volersi prendere 48 ore per decidere anche se aveva “tutti gli elementi sul tavolo”.
Aveva spiegato ai cronisti di sentirsi “definitivamente delegittimato” dall’intervista polemica del ministro Trigilia “che deve aver parlato con Letta, non poteva farla per conto suo”.
I tira e molla di Cialente, perciò non tutti negli ambienti politici erano convinti che avrebbe schiacciato sull’acceleratore, andando in fondo e annunciando l’addio lunedì. E invece è arrivata questa amara anticipazione, che se verrà formalizzata di qui a 20 giorni lascerà L’Aquila senza un capitano al timone della sgangherata nave della ricostruzione. (alb.or.)





