L’AQUILA – Attivazione delle sedi provinciali, rinnovamento dei mezzi con l’acquisto di computer e software, rivoluzione nell’utilizzo del personale: questi i tre capisaldi nell’azione del difensore civico regionale, l’avvocato Giuliano Grossi, che hanno consentito all’istituzione di ripartire e incrementare del 30 per cento le domande.

A fare il punto sull’ultimo anno di attività dell’istituzione, organo amministrativo che garantisce i cittadini da possibili abusi delle amministrazioni regionali, è stato questa mattina in conferenza stampa lo stesso Grossi, affiancato dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, e dal presidente del Consiglio regionale e della Conferenza delle Assemblee legislative regionali europee (Calre), Nazario Pagano.

“La difesa civica – ha ricordato Grossi – è sempre stata tenuta in secondo piano rispetto alle esigenze che avrebbe. Eppure è l’unica funzione non giurisdizionale per risolvere problemi attraverso la mediazione. La Regione ha aumentato le competenze e le capacità di intervento e i risultati si sono visti”.

“È auspicabile – ha aggiunto il difensore civico – che la riforma del decreto legislativo 267/2000 contempli il riordino e il completamento dei ruoli e delle competenze della Difesa Civica, riconoscendone, in via prioritaria, la obbligatorietà a tutti i livelli territoriali, poiché risulta poco credibile, agli occhi del cittadino, una figura di garanzia che non sia presente ovunque”.

Secondo Chiodi, “in molti casi la pubblica amministrazione ha un atteggiamento così ottusamente burocratico che non si dovrebbe nemmeno arrivare al difensore civico. Basta leggere nella relazione i casi di un pediatra che si trovava in una città diversa da quella del bambino oppure il rilascio del Durc per i soci lavoratori di un’azienda. Se quest’istituzione in futuro avrà l’adeguata conoscenza – conclude – potrà di certo migliorare la conoscenza dei processi burocratici”.

Pagano ha ricordato che “questo Consiglio regionale intende ampliare le competenze della difesa civica. A tal proposito – ha aggiunto – abbiamo depositato un progetto di legge per introdurre il Garante dei Detenuti e dell’Infanzia. Il nostro obiettivo è tutelare le fasce più deboli e soprattutto tagliare i costi”.

Per quanto riguarda le cifre, tra i casi trattati per materia spiccano i procedimenti di controllo sostitutivo (20 per cento), lavori pubblici, politica della casa e acquedotti e diritto di accesso agli atti (7 per cento), affari finanziari (6 per cento).

Quanto ai tempi, il 40 per cento delle pratiche viene evaso in 15 giorni, meno dell’1 per cento sfora i 90 giorni. Tra le province, chi fa più ricorso al difensore civico sono gli aquilani (38 per cento), seguìti da chietini (29 per cento), teramani (17 per cento) e pescaresi (16 per cento). (alb.or.)