L’AQUILA – “Non abbiamo imparato niente perché dopo L’Aquila c’è stato il 2012 in Emilia, il 2016 ad Amatrice, il 2017 a Campotosto e l’unica cosa che sappiamo è che i terremoti sono eventi naturali periodici. Non si scappa. Eppure in Italia ogni volta è la prima volta, non impariamo niente”.
Disincanto e amarezza nel bilancio che, non senza rimpianti, Massimo Cialente, il sindaco del terremoto a L’Aquila il 6 aprile 2009, traccia nel decennale del sisma.
È una lunga intervista quella che Cialente ha rilasciato alla giornalista Federica Tourn per l’osservatorio permanente sul doposisma Lo Stato delle cose e tale doveva essere. Perché dieci anni di storia di una comunità, di una città e di un territorio che ancora portano le cicatrici del terremoto non si possono liquidare in due parole.
“Ho perso alcune battaglie”, ammette Cialente, riconoscendo anche gli errori fatti: “Ho chiesto di accelerare i lavori pubblici ma col nuovo governo c’è stato un rallentamento. Ho lasciato una città che si stava rialzando e ora invece è ferma”.
E non manca un auspicio: “Vorrei che il decennale dell’Aquila fosse un’occasione per una vera condivisione nazionale di tutto quello che abbiamo visto dopo i terremoti di questi anni. Dobbiamo riprendere in mano i fascicoli e capire passo passo dove sono emerse delle difficoltà, dove si è perso tempo, dove i progetti si sono incagliati”.
L’intervista è disponibile all’indirizzo http://www.lostatodellecose.com/scritture/20092019-laquila-dieci-anni-bilancio-rimpianti-del-sindaco-del-terremoto-massimo-cialente-cuore-aperto-federica-tourn/.



