L’AQUILA – “Perdere questa occasione sarebbe stato un delitto”.

Così il governatore, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, difende la scelta di realizzare un ospedale a Pescara tutto dedicato al coronavirus.

L’appalto, vinto dalla Omnia Servitia del lancianese Antonio Colasante, è stato affidato ufficialmente venedì notte e sabato mattina è stato consegnato il cantiere con una breve cerimonia dinanzi alla palazzina rossa che sarà riconvertita, quella dell’ex Ivap di via Rigopiano, accanto all’ospedale del capoluogo pescarese.

Marsilio spegne sul nascere le polemiche: “L’ospedale si rende necessario perché potremo restituire alla normalità il resto della struttura e tenere pronto e attivo un reparto di Malattie infettive protetto e separato”.

Il presidente, in una intervista rilasciata al Messaggero, replica, anche se indirettamente, alle critiche della politica e dei territori “esclusi”, quelli delle altre province, annunciando solo dopo le polemiche innescate da errori di comunicazione pesanti della maggioranza di centrodestra,  questa sorta di “compensazione”.

“Quello che abbiamo fatto a Pescara lo stiamo replicando negli altri capoluoghi: all’Aquila con G8 e Delta medico; a Chieti purtroppo non avendo una struttura a norma antisismica non abbiamo potuto utilizzare spazi e locali e abbiamo scelto di utilizzare Atessa come espansione del reparto Covid. Anche a Teramo c’è un edificio separato che verrà utilizzato. L’appalto di Pescara è frutto di un’istruttoria scrupolosa, anche se in tempi brevi”.

Il presidente, dunque, allarga il ragionamento a interventi su altri territori. Fin dal principio, infatti, i tre capoluoghi delle altre tre province hanno reagito per chiedere “lo stesso trattamento” rispetto a ciò che si sta facendo a Pescara. Con scontri politici aperti e sotto traccia che hanno segnato gli ultimi giorni.

Il dibattito, che agita anche la politica e la sanità in genere, è se la struttura, che sarà pronta tra sessanta giorni, servirà ancora e, soprattutto, se c’è il persona in numero adeguato per sostenerle. “La speranza di tutti – spiega Marsilio – è che tra sessanta giorni il Covid sia sparito, ma come dicono le istituzioni scientifiche l’epidemia durerà ancora mesi, ci saranno nuove ondate. Nessuno oggi sa quanti spazi servono. Prepararci per affrontare la battaglia significa essere previdenti. La scelta di Pescara è diversa da Milano: potevamo farlo a Manoppello o ad Avezzano, questo avrebbe creato un problema di moltiplicazione del personale. Invece non avviene né a Pescara né all’Aquila perché parliamo degli stessi reparti che già ci sono, diversamente dislocati in strutture a corte, con una riorganizzazione che tiene conto delle risorse umane. In questo momento ci serve questo: quell’edificio sembrava fatto apposta, perdere questa occasione sarebbe stato un delitto. Non capisco la stupidità di certe polemiche”.

Sul fronte della gestione dell’emergenza, Marsilio auspica che dal “decreto aprile” possano arrivare i fondi necessari a coprire le spese sostenute finora, dopo il blocco di 8 milioni deciso dal commissario per il potenziamento delle infrastrutture sanitarie, Domenico Arcuri, che ha congelato tutto proprio in attesa del prossimo provvedimento governativo.

Tra gli interventi previsti, c’è anche il laboratorio dell’Aquila per le diagnosi Covid e la ristrutturazione del Delta medico del San Salvatore.

Per i tamponi, invece, Marsilio dice che “la Regione sta collaborando con il Ministero per entrare nei protocolli di sperimentazione su indagini massive. Non voglio fare campagne senza fondamenti scientifici tanto per soddisfare le ansie, facendo lavori inutili e persino pericolosi. Per i tamponi c’è una oggettiva difficoltà a reperire materiali. In questa fase in cui si è cercato di allargare il giro stiamo ci stiamo ritrovando in difficoltà, con ritardi che stiamo cercando di recuperare. Fosse per me farei tamponi a tutti, a cominciare da chi è più a rischio”.

Fase 2, invece, solo dal 4 maggio: “Si deve ripartire – dice Marsilio – con gradualità e attenzione. Se avviene in maniera precipitosa, consentendo la mobilità eccessiva noi rischiamo di subire la stessa onda di contagio che ci ha colpito quando Conte ha improvvidamente provocato la fuga dalla Lombardia. Vediamo cosa ci proporrà la task force. L’Abruzzo ha risposto egregiamente all’emergenza. Tutto è perfettibile: non c’erano protocolli e regole, un po’ tutti hanno dovuto rincorrere tempi ed eventi. Le nostre strutture partivano da una condizione ben diversa da quelle della sanità del nord. Abbiamo quasi raddoppiato le terapie intensive, è stata una grande prova. Ora la battaglia si trasferisce al territorio. Purtroppo, la Regione ha subito troppi anni di tagli per il piano di rientro, si trovava già in deficit di personale, figuriamoci ora”.

Chiusura con la replica alle critiche del centrosinistra: “Non commento le polemiche sterili dell’opposizione. Mi sarebbe facile raccontare quello che è mancato dal governo nazionale. Abbiamo affrontato quasi a mani nude tutta la prima fase”.