L’AQUILA – “Mi sono fatto un’idea di questa vicenda fin dall’inizio e la conoscete. Non è un errore giudiziario”.
Lo ha detto l’ex governatore Ottaviano del Turco, lasciando l’aula del Tribunale di Pescara, in cui si è svolta l’udienza preliminare sulla Sanitopoli abruzzese che lo vede tra gli imputati.
“A Pescara – ha sottolineato Del Turco – è successo che coloro che avevano terreni pensavano di poterci costruire edifici pubblici e pensavano anche di poterli costruire direttamente essendo anche imprenditori edili; coloro che avevano le cliniche pensavano che ci fosse una sorta di possibilità permanente di diventare sempre più ricchi, aumentando il numero dei posti letto e aumentando la remunerazione delle prestazioni”.
“Poi c’erano quelli che dovevano distribuire l’acqua a Pescara, e costoro avevano persino il coraggio di dire che l’acqua di Pescara era quasi buona, si poteva bere, e poi c’erano quelli che gestivano l’autostrada, la più stretta autostrada d’Europa, che aveva però le tariffe più alte d’Europa in rapporto al numero di metri usati”.
“L’insieme di questi interessi – ha evidenziato Del Turco – ha deciso che era il momento di fare i conti con una concezione della Regione che faceva a pugni con le tradizioni del passato. Mi sono rifiutato di aprire un tavolo in cui si compensavano queste esigenze, e ciò ha messo in moto un meccanismo che ha portato a questo processo. E adesso mi sembra tutto più chiaro”.
“Se sarò la vittima – ha proseguito l’ex governatore – lo decideranno le cose. Certo i poteri forti che vivono a Pescara sono quelli che ho detto: autostrade, acqua e sanità, e tutti i poteri che erano abituati a discutere con la Regione mettendosi attorno al tavolo e cominciavano con un uso strano del verbo parlare “parlème”, che voleva dire noi ci mettiamo d’accordo. Questo con me non accadeva e questo ha prodotto anche questo processo”.





