L’AQUILA – Sabato 6 aprile, in occasione del decimo anniversario del tragico evento sismico del 2009, l’Associazione Rilindja organizza una giornata di riflessione e ricordo delle vittime.

Ospite d’onore Edmond Ademi, ministro della Diaspora della Repubblica di Macedonia del Nord, insieme a Magdalena Dimova, Incaricata d’Affari A.I. in rappresentanza dell’ambasciata macedone a Roma.

La giornata inizierà alle ore 10,00 presso la sala polifunzionale della Casa del Volontariato in Via Saragat, con un primo incontro con l’associazione e la comunità macedone aquilana, la più numerosa tra quelle non appartenenti all’Unione europea presente in città. Un momento di riflessione in cui il Ministro intende manifestare la propria vicinanza all’associazione e alle sue iniziative sul territorio, a testimonianza di un clima più collaborativo rispetto al passato.

Seguirà alle ore 11,00 un incontro presso la sede della Giunta regionale a Palazzo Silone, dove il ministro e la sua delegazione saranno ricevuti dal vice presidente della Regione Abruzzo Emanuele Imprudente.

La giornata proseguirà nel pomeriggio a Poggio Picenze, comune che ospita una comunità macedone particolarmente numerosa, che costituisce il 60% del totale della popolazione straniera residente.

Dopo una visita del borgo, alle ore 16:00 è previsto un incontro con il sindaco Antonello Gialloreto, a cui seguirà, alle ore 18,00, la deposizione floreale al monumento in onore delle vittime  e l’inaugurazione della stele commemorativa del 6 aprile 2009, con i nomi delle cinque persone, di cui tre di nazionalità macedone, morte sotto le macerie a Poggio Picenze.

“Con questa giornata di ricordo”, dice in una nota il presidente dell’Associazione Rilindja Abdula Salihi, “la comunità macedone intende testimoniare ancora una volta il proprio legame profondo con il territorio aquilano. All’indomani del terremoto sembrava quasi scontato che la popolazione macedone potesse abbandonare in massa L’Aquila e i comuni limitrofi. A dieci anni di distanza possiamo affermare come questo non sia avvenuto, a conferma di un legame profondo della comunità con il territorio. Un legame che dopo il terremoto si è ulteriormente rinsaldato, anche grazie al ruolo attivo della popolazione macedone nel processo di ricostruzione”.