L’AQUILA – “Ci sono altre ragioni dietro le dimissioni di Massimo Cialente. Il problema non è aquilano ma riguarda i poteri nazionali. Quando dice di essersi sentito abbandonato si riferisce non ai suoi elettori, bensì a determinate persone e gruppi con cui ha fatto degli accordi. Un sistema che non lo ha protetto e lo ha lasciato esposto agli attacchi, da qui la decisione di lasciare”.
Dichiarazioni forti, quelle dell’ex deputato aquilano di Pdl e An Marcello De Angelis sul caos politico che ha investito l’amministrazione comunale dell’Aquila dopo lo scandalo legato alle tangenti su alcuni appalti della ricostruzione post terremoto.
Una situazione che ha portato il sindaco a rassegnare le dimissioni, un gesto dietro al quale, per l’ex direttore del Secolo d’Italia, si nascondono ben altre motivazioni rispetto a quelle ufficiali.
Un intreccio tra politica e gruppi di potere, sui quali De Angelis non si sbilancia troppo nell’intervista ad AbruzzoWeb, lanciando comunque un messaggio forte e chiaro.
La cosa sicura è che, ora, L’Aquila ha bisogno di “un sindaco della città” e non di “un sindaco di partito”, dice. Sempre che Cialente non ci ripensi: “non sarebbe la prima volta…”, fa notare.
Secondo lei cosa farà Cialente? Tornerà indietro oppure si andrà alle elezioni?
C’è l’eventualità che ritiri le dimissioni, annunci e smentite sono state il leitmotiv di questo suo secondo mandato. Non mi stupirei se tornasse sui suoi passi. Secondo me le dovrebbe dare, comunque, anche per dimostrare una volta per tutte che è stato vittima di chi aveva intorno. Se ha una colpa è di aver mancato di vigilanza.
L’inchiesta “Do ut des”, con il coinvolgimento del vice sindaco Roberto Riga, che si è dimesso; il conflitto con il ministro per la Coesione territoriale Carlo Trigilia e infine una pesante campagna mediatica contro di lui. Questi i tre motivi che Cialente ha addotto per le dimissioni. C’è dell’altro secondo lei?
C’è un problema all’interno del centrosinistra e cioè che questa è un’amministrazione fiduciaria del Partito democratico che ha preso impegni anche con settori imprenditoriali per quanto riguarda la gestione dell’Aquila, sia dei fondi che sono arrivati sia quelli che arriveranno. Cialente ha preso impegni politici con un sistema, accordi che non può rispettare se non ha le giuste coperture istituzionali, economiche e giudiziarie.
Si spieghi meglio.
Quella dell’ex ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, per esempio, oggi è diventata un’immagine virtuosa. In passato ho fatto incontri con lui e Lolli per la legge sulla ricostruzione e l’ex ministro più di una volta ha preso impegni in privato per poi dare parere contrario. Barca ha chiesto garanzie e dato garanzie. Il fatto che oggi si faccia il suo nome nonostante non abbia più un peso politico è sintomo che ha comunque un certo potere.
Quali sono gli scenari politici che si aprono, nel capoluogo, se si dovesse andare alle elezioni a maggio?
Per L’Aquila, ora come ora, ci sarebbe il rischio di una campagna elettorale confusa. Non ci sono proposte innovative all’orizzonte, ma sempre le stesse persone. Cambiano le sigle e si ripropongono gli stessi nomi.
Di che cosa ha bisogno L’Aquila?
Di qualcuno che rappresenti la città, non gruppi di interesse o di pressione. Se si butteranno altri 5 anni, la speranza di un rilancio non ci sarà. L’Aquila ha bisogno di avere un peso politico verso i suoi interlocutori.
La Giunta Chiodi non è stata esente da scandali, come l’ultimo, legato all’ex assessore Luigi De Fanis, arrestato per concussione sull’erogazione di contributi regionali per l’organizzazione di eventi culturali, per non parlare dell’arresto dell’assessore Lanfranco Venturoni e dell’interdizione per Daniela Stati, oltre che le indagini sul vice presidente Alfredo Castiglione. Eppure ha retto comunque. Perché questo non è accaduto per Cialente, al quale si è rimproverata in maniera più forte una scarsa vigilanza?
È una giusta riflessione. Da un punto di vista logico si presuppone che il controllo su una realtà cittadina sia più facile e doveroso rispetto a quello regionale. È ovvio che l’autodifesa di Chiodi dovrebbe essere più motivata. Alle prossime elezioni dovrà sicuramente dare una risposta più dettagliata.
A proposito di elezioni regionali, quali sono gli scenari che si profilano?
È difficile fare una valutazione finché non si sa chi sarà l’antagonista di Chiodi. Sicuramente Luciano D’Alfonso potrebbe essere un candidato forte, mentre credo che Giovanni Legnini non sia interessato. Bisogna vedere se Chiodi avrà la capacità di fare da sintesi nel centrodestra sempre più frammentato, visto che la sua Giunta era già un mosaico traballante.
Come vede il ritorno di Alleanza nazionale?
Il ritorno di An mi sembra più un annuncio che un dato realistico. La realtà di Fratelli d’Italia può estendersi, anche se da ciò che ho visto nella presentazione di qualche giorno fa, non c’è valore aggiunto. C’è un rimescolamento di carte che non mi sembra crei nulla di nuovo.






