L’AQUILA – Quando si dice “tornare alla terra”. La massima, fino a qualche anno fa sull’orlo della denigrazione, oggi è una esortazione che le nuove generazioni stanno raccogliendo in modo crescente. Lo ha fatto anche una vecchia conoscenza della politica abruzzese, che nella sua Capestrano (L’Aquila) sta vivendo quasi una seconda giovinezza.
I più lo ricordano ai vertici delle società di trasporto, da Arpa a Sangritana, i meno giovani come ultimo segretario provinciale della Democrazia cristiana dell’Aquila.
Alfonso D’Alfonso, dismessi i panni del politico ma mantenendo quelli del manager, ha da qualche tempo ripreso le redini dell’azienda di famiglia, ampliandola e strutturandola.
“Lo stimolo è nato dalla voglia di ritornare sul territorio e lavorare – racconta ad AbruzzoWeb – dalla stanchezza alla quale ero arrivato che non mi dava più stimoli nonostante le tante soddisfazioni, so di aver fatto una scelta sicuramente per me ma anche per chi viene dopo di me”.
“Vengo da una famiglia di contadini, con una azienda agricola di antica tradizione – spiega – sono sempre stato vicino all’impegno di mio padre ma dopo la sua scomparsa è stata mia sorella ad occuparsi della conduzione, poi insieme a mia moglie Carla abbiamo deciso di rilanciare e buttarci in questa impresa”.
Una scelta sulla quale, garantisce, non hanno influito le delusioni politiche, piuttosto “il fatto che ho toccato con mano che la proprietà quando è pubblica è poco attenta alle imprese”.
D’Alfonso non è certo partito da zero, come dovrebbero fare molti giovani che lui stesso invita ad osare.
Nelle campagne di Capodacqua possiede 30 ettari di superficie coltivata, con vigneti, tartufaie e ulivi. Un investimento di mezzo milione di euro ha poi implementato l’attività con la creazione di una struttura agrituristica operativa dalla fine di dicembre.
In tavola solo prodotti a chilometro zero. “Ci siamo concentrati sulla coltivazione dei cereali – dice D’Alfonso – produciamo grano solina, farro e legumi. Abbiamo frutti di bosco e stiamo provvedendo ad implementare ulteriormente la superficie coltivata”.
“C’è un miglioramento continuo dell’attività primaria che è quella agricola, negli impianti dei vigneti e delle tartufaie, con la riforma degli uliveti, il recupero dei terreni abbandonati da rimettere a coltura, la meccanizzazione”.
L’azienda Terre del Tirino, che confeziona e distribuisce già i propri prodotti, è ora in conversione biologica, già attivata in parte dei terreni.
Il vino, sempre prodotto per utilizzo familiare, è stato per la prima volta imbottigliato quest’anno. “Da bambino visto che avevo un fisico minuto, ero colui che si dedicava alla pulizia interna delle botti”, racconta D’Alfonso, che nel 2015 ha prodotto 50 ettolitri, di cui una quarantina imbottigliati. Ne frutteranno cinquemila bottiglie di Trebbiano e Montepulciano.
Produzione che, anche in questo caso, sarà ampliata giù dalla prossima vendemmia, grazie allo sfruttamento di altri quattro ettari di superficie vitata.
L’ambizione è ora quella di attrarre una domanda che vada oltre i confini dell’Abruzzo e dell’Italia. “Ci fa piacere accogliere chi comprende la qualità del prodotto”, conclude D’Alfonso, che dopo i pienoni registrati dall’agriturismo nelle prime settimane di apertura organizza per stasera una degustazione di formaggi affinati da Antonello Egizi.






