L’AQUILA – “Stiamo creando le condizioni affinché nel prossimo governo un abruzzese guidi le Infrastrutture. Ne riparliamo fra 2 anni”.

Impressiona la naturalezza con cui il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, sgancia la “bomba” politica che potrebbe preludere alle elezioni anticipate in Regione, rispondendo alla domanda di AbruzzoWeb sulla possibilità futura di un treno L’Aquila-Roma.

L’occasione è la presentazione del nuovo bus che dall’Aquila conduce a Roma e ai Frecciarossa, e il governatore non se la fa sfuggire.

Un ministro abruzzese nel prossimo governo Renzi dal 2018, ammesso che, dettaglio da non trascurare, il centrosinistra vinca le elezioni. E chi meglio dello stesso D’Alfonso, al contempo esperto e appassionato di opere pubbliche?

Qualche minuto dopo, mentre, da navigato esperto di comunicazione, fa scattare alcune foto con il bus di Trenitalia, lo sfondo della Basilica di Collemaggio e dei bambini che giocavano sul prato chiamati a fare da modelli, con tanto di pallone “Supertele” giallo, capisce di aver un po’ esagerato e quando lo chiamano ministro getta acqua sul fuoco: “Aspettate, altrimenti Graziano Delrio mi si mangia!”, in riferimento all’attuale occupante della poltrona.

Anche se D’Alfonso non fa il suo stesso nome ma parla genericamente di “un abruzzese”, appare impossibile che possa tirare la volata a qualcun altro per un posto, quello di ministro della Repubblica, che l’Abruzzo non ha da 24 anni: era il 1992 e Remo Gaspari concludeva la lunga e proficua carriera politica alla Funzione pubblica.

Questo senza considerare la parentesi di Gaetano Quagliariello, eletto in Abruzzo ma di origine campana, che ha guidato il dicastero delle Riforme costituzionali tra il 2013 e il 2014 nel governo Letta.

Ciò premesso, l’autocandidatura evidentemente c’è, e questo… smentisce la smentita che il governatore ha vergato quando questo giornale ha annunciato: se D’Alfonso punterà a fare il deputato nel 2018, concludendo con un anno di anticipo la legislatura, il Partito democratico aquilano candiderà Giovanni Lolli alla presidenza della Regione.

“L’ipotesi di una mia candidatura al Parlamento, teorizzata da qualche organo di stampa, è una non notizia – aveva detto allora – A fine giugno 2014 sono stato scelto dalla stragrande maggioranza degli elettori abruzzesi per svolgere la funzione di presidente della Regione per la decima legislatura, che scade nel 2019”.

La corsa da ministro stride decisamente con questo programma e conferma, invece, le indiscrezioni diffuse da questo giornale.

A meno che D’Alfonso non sviluppi così tanto il rapporto con il premier Matteo Renzi, passato in pochi mesi da burrascoso a idilliaco, da farsi nominare in un governo ancora da presidente di Regione, sebbene, secondo molte interpretazioni, ci sia incompatibilità tra i due incarichi.

Lo scenario che si apre è potenzialmente rivoluzionario: all’asso Lolli delle aree interne, la costa potrebbe rispondere giocando la carta del lanciatissimo Camillo D’Alessandro, ex sottosegretario alla Presidenza che ha rinunciato alla poltrona e ha un credito politico da incassare: possibile ipotizzare primarie a dir poco infuocate.