ROSETO – Un triste epilogo, nelle aule dei tribunali, per una storia d’amore, che aveva animato le cronache rosa, e quelle della politica, non solo abruzzese: Barbara D’Antonio non potrà più avvicinarsi al suo ex fidanzato, il deputato Giuseppe Bellachioma, 59enne di Roseto degli Abruzzi, segretario regionale della Lega, braccio destro di Matteo Salvini. E ai suoi familiari, in particolare alle due figlie.
Lo ha deciso il gip del Tribunale di Teramo Marco Procaccini, disponendo il divieto di avvicinamento, ipotizzando il reato di stalking, a seguito di una denuncia dello stesso Bellachioma. Nell’ordinanza si fa riferimento ad appostamenti, centinaia di telefonate, e a un fuoco di fila di post su facebook.
Ricevuta la notifica, alcun giorni fa, D’Antonio, è comparsa ieri mattina in Tribunale, davanti al giudice Procaccini e al pm Enrica Medori, per l’interrogatorio di garanzia, accompagnata dal suo avvocato Tiziano Rossoli.
Il confronto è durato circa circa quattro ore, e la 40enne ha respinto le accuse, come ha precisato ulteriormente in un breve comunicato stampa, fornendo “una diversa versione dei fatti”.
La relazione tra la 40enne di Giulianova, conosciuta sui social come Barbara Stella Kiss, e l’onorevole leghista, era durata circa un anno, resa pubblica sui social, tanto che lei è divenuta molto conosciuta negli ambienti politici.
Poi il dirompente sfogo a fine giugno, sempre sui social, di Stellakiss, che annunciava la fine del rapporto, a cui ha fatto seguito un bombardamento di post sul suo profilo facebook con accuse contro il suo ex, tra cui quella di avergli promesso un posto di lavoro, o relative alla sua virilità, e ancora a lettere per lui imbarazzanti e compromettenti, in suo possesso. L’insinuazione della promessa del posto di lavoro, in particolare, ha creato imbarazzo e irritazione anche ai vertici nazionali della Lega.
Il deputato ha così deciso di denunciarla per stalking, è l’esito è stato intanto, in attesa dell’evolversi del procedimento giudiziario, la notifica di divieto di avvicinamento.
Nell’ordinanza, come riferisce il quotidiano il Centro, si ricostruiscono le ipotesi di reato contestate alla donna dalla Procura, il cui fascicolo è affidato al pm Greta Aloisi, tra cui i post sui social, ma anche i pedinamenti e appostamenti che la donna avrebbe fatto in prossimità dei luoghi frequentati da Bellachioma, a Roma e in Abruzzo, e un lunghissimo elenco di centinaia e centinaia tra messaggi sul cellulare e telefonate.
Nella nota che ha fatto seguito all’interrogatorio, D’Antonio precisa “di aver risposto alle domande del giudice, meglio specificando la mia posizione, e chiarendo i termini della vicenda”. Aggiunge di dichiararsi “estranea in modo assoluto ai fatti contestati, avendo chiarito i singoli episodi e dando una reale chiave di lettura e specificando di aver già sporto le opportune querele”.
Annuncia infine che “provvederò a ricorrere presso le sedi competenti contro il provvedimento restrittivo irrogato, depositando presso la Procura, in aggiunta al materiale già prodotto, altro materiale che meglio potrà chiarire la vicenda”.
Non intende rilasciare interviste sugli ultimi sviluppi della vicenda Bellachioma, che al quotidiano Il Messaggero si limita a dire: “E’ una vicenda privata che ha minato la serenità della mia famiglia”.
Il suo legale, Tiziana Magnacca, sindaco leghista di San Salvo (Chieti), avvisa però che “se le dichiarazioni rese non dovessero essere suffragate dai fatti, D’Antonio rischia la calunnia”, con riferimento all’interogatorio di ieri, e anche all’annuncio di querele fatte dalla donna, ma di cui non si hanno finora riscontri.
E aggiunge che “al mio assistito è stata danneggiata la vita personale, politica, familiare, relazionale e professionale”.






