TERAMO – “Il centrosinistra abruzzese si metta subito al lavoro per le elezioni regionali del 2029 e riparta dal modello Teramo”.
A dettare la linea è Gianguido D’Alberto, sindaco del capoluogo teramano ed ex presidente dell’Anci regionale. Lo fa in un’intervista a tutto campo per Abruzzoweb.
Al suo secondo e ultimo mandato consecutivo, D’Alberto non si sbilancia sul proprio futuro politico. Rivendica però l’impegno contro l’isolamento del Teramano e delle aree interne abruzzesi: quando per esempio si scaglia contro la nuova rete ospedaliera della Regione a guida Marco Marsilio, quando racconta del piano di opere pubbliche che sta coinvolgendo Teramo e quando dà il merito alla sua presidenza all’Anci Abruzzo per la svolta nella Ricostruzione post-sisma del Centro Italia.
Tra le righe, lancia anche una sfida al suo successore alla guida dell’associazione dei Comuni abruzzesi, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi: “Dovrà affrontare il tema politico della nuova legge elettorale regionale”, dice.
L’OBIETTIVO 2029 DEL CENTROSINISTRA ABRUZZESE
“L’esperienza di Teramo di questi anni è fondamentale. Qui si è sviluppato un laboratorio, una coalizione ampia che ha coinvolto forze politiche e civiche alternative alla destra. Questo è un modello su cui si deve assolutamente investire”, dice D’Alberto, forte di quel 54% di consensi ottenuti in città nel 2023 alla testa di una coalizione con le insegne ufficiali di Partito democratico e Movimento 5 Stelle, oltre a una lunga serie di liste civiche.
“Il Patto per l’Abruzzo è stata un’esperienza importante”, continua, facendo riferimento alla coalizione progressista, quel campo largo con cui nel 2024 il centrosinistra guidato da Luciano D’Amico ha sfidato il centrodestra di Marsilio. Proprio nei giorni scorsi, i gruppi di opposizione in consiglio regionale del Patto per l’Abruzzo si sono riuniti a Capestrano per rilanciare l’attività politica.
“Non dimentichiamoci che la prima iniziativa politica che ha avviato il percorso della sua costruzione è partita da Teramo nel luglio del 2023 dopo la vittoria alle elezioni comunali”, dice D’Alberto. “Credo che si debba andare assolutamente in questa direzione. Intanto attuando il Patto anche in tutti i territori, in particolare in quelle realtà che hanno una rilevanza politica più significativa. Poi lavorando da subito per le elezioni regionali del 2029. Abbiamo il tempo di portare avanti questo percorso nella consapevolezza che insieme possiamo costruire un’alternativa forte alle destre e tornare a governare la nostra regione”.
E sul suo futuro politico? “Non ci penso. Sono concentrato sul portare a termine il formidabile piano di investimenti per il cambiamento di Teramo e preparare il futuro della città”.
LE GRANDI OPERE E LA CENTRALITA’ DI TERAMO
Teramo è in effetti al centro di numerosi progetti, dal biodigestore alla cittadella della cultura fino al nuovo studentato. Alcuni lavori sono già iniziati, altri sono in ritardo. Oltre al Comune, coinvolti anche altri enti, come Regione, Università, Adsu e Provincia, quest’ultima impegnata anche nell’emergenza scolastica legata alla chiusura del Liceo Delfico.
“Siamo in una fase in cui la città sta vivendo una profonda trasformazione”, dice D’Alberto, “abbiamo risorse investite per circa 200 milioni di euro”.
Quindi nel dettaglio: “Penso al teatro romano che sta vivendo una fase di scavo importante. Penso poi al cantiere del teatro comunale: grazie agli 11 milioni del Pnrr finalmente restituiremo un teatro comunale degno di una città capoluogo. Stiamo poi riqualificando il Castello della Monica. Il mercato coperto dopo anni di abbandono oggi vive una fase di cantierizzazione per rilanciare il centro storico. Ma anche il biodigestore: 28 milioni di euro di investimento per la transizione ecologica. Penso alla riqualificazione dell’area della stazione: qui 23 milioni di euro per ricucire quartieri in forte espansione”.
“Oggi viviamo quindi una fase di attuazione con tanti cantieri che si incrociano con quelli della Ricostruzione, sia pubblica che privata: penso per esempio alle scuole del centro storico, dalla San Giuseppe dove il cantiere è già partito, alla Sabini e al Braga dove si sta per cominciare. Tutto questo sta sicuramente provocando qualche disagio e difficoltà che stiamo cercando di fronteggiare”.
“Ci sono poi le grandi opere degli altri enti”. Qui la prima stoccata alla Regione: “Speriamo per esempio che si acceleri con il lavoro straordinario che sta facendo l’Università di Teramo per la cittadella della cultura, di cui però sono state messe al momento meno risorse rispetto a quelle necessarie”, dice facendo riferimento alla querelle dei finanziamenti ritirati e in parte ripristinati.
“Teramo sta recuperando attraverso questi investimenti una centralità che, è chiaro, dipenderà poi da scelte politiche che dovranno essere adottate a tutti i livelli. Non basta, infatti, realizzare un contenitore: bisogna mettere a sistema le opere, puntando soprattutto sulla vocazione culturale”.
“Il tema è importante: la nostra provincia è stata isolata da scelte politiche gravissime, come quella dello spacchettamento del collegio elettorale. Oggi scontiamo fortemente quella scelta, così come scontiamo fortemente le scelte regionali sulla Sanità che oggi spostano l’asse su L’Aquila e Pescara. Abbiamo la necessità di far valere la centralità di Teramo”.
LA RETE OSPEDALIERA E IL NUOVO OSPEDALE DI TERAMO
D’Alberto torna quindi a parlare proprio della Sanità. “Più di un anno fa la Regione ha approvato la riorganizzazione della rete ospedaliera e già in quella sede, nel mio ruolo di presidente del comitato ristretto dei sindaci e sindaco di Teramo, ho espresso fortissime preoccupazioni sulla pianificazione”, dice. “In particolare riguardo alla individuazione degli ospedali di secondo livello. La Regione ha previsto un percorso di 36 mesi con degli step ben precisi, alcuni già scaduti. Contestualmente si prevedeva tutta una serie di scelte che spostavano in modo evidente l’asse degli ospedali di secondo livello su Pescara su L’Aquila, andando a penalizzare fortemente Teramo e Chieti”.
“La pianificazione prevedeva dopo sei mesi un primo step di approvazione dello studio di fattibilità, dopo 12 mesi un’altra fase di verifica. Al momento noi non abbiamo contezza delle attività che la Regione ha posto in essere, nella totale assenza di un confronto con il territorio. Noi pretendiamo – e lo abbiamo deliberato anche in consiglio comunale – che l’ospedale di Teramo sia un ospedale di secondo livello”.
“Settimane fa ho anche pubblicato una lettera aperta alla Regione, ad oggi non ho avuto alcun tipo di risposta. La Regione sta giocando a nascondino, segnale non solo di mancanza di attenzione e collaborazione con i territori, ma anche di imbarazzo. Non si può affermare, come ha fatto il presidente Marsilio, che il tema degli ospedali di secondo livello non sia un tema. Vogliamo risposte concrete”.
A Teramo c’è anche la questione del nuovo ospedale, opera da oltre 280 milioni di euro. A fine 2024, dopo anni di discussione sulla sua ubicazione, Regione e Asl hanno annunciato di aver optato per l’area di Villa Mosca, cioè quella dell’attuale ospedale Mazzini, abbandonando il progetto della nuova struttura fuori città. Dice D’Alberto: “Regione e Asl non stanno facendo altro che attuare una volontà che hanno espresso l’amministrazione e il consiglio comunale di Teramo”.
Quindi è la svolta? “No, perché al momento non abbiamo un progetto, ma solo uno studio di fattibilità. Il vero problema però è la mancanza delle risorse economiche: disponiamo di meno della metà dei fondi necessari e non abbiamo garanzie su dove reperire il resto”.
IL PASSAGGIO DI TESTIMONE ALL’ANCI ABRUZZO
Se oggi la sfida aperta è con Marsilio, quella futura potrebbe essere con Biondi. A ottobre D’Alberto ha lasciato proprio al sindaco dell’Aquila il testimone della presidenza dell’Anci Abruzzo, l’associazione che rappresenta i comuni.
Il primo cittadino teramano compie un bilancio sul suo quinquennio alla guida dell’associazione: “Ringrazio i sindaci per il lavoro che abbiamo fatto insieme, tra l’altro nel momento storico più difficile, quello della pandemia. Sono stati gli anni in cui abbiamo sbloccato la ricostruzione, dopo quattro anni di stop perché mancavano le norme e le misure straordinarie: abbiamo lavorato perché venisse cambiato il sistema della struttura commissariale e sono arrivate le nomine di Giovanni Legnini prima e quella di Guido Castelli poi come commissari. Abbiamo lavorato insieme per tutelare le aree interne dallo spopolamento e anche dalla perdita di servizi. In questi giorni si è tornato a parlare della desertificazione dei servizi postali e bancari nelle aree interne: questo è un tema che abbiamo aggredito ottenendo anche risultati importanti. Penso al lavoro che si è fatto nel dialogo sulla Sanità con tutti i livelli istituzionali. Poi abbiamo lavorato molto in questi cinque anni per garantire il supporto ai Comuni per intercettare le risorse del Pnrr. É stato un periodo importante in cui l’Anci ha acquisito forza e credibilità”.
Quindi sul futuro dell’Anci Abruzzo: “Ora c’è Biondi al quale ovviamente ho augurato fin da subito buon lavoro e ho garantito disponibilità a collaborare. Dovrà portare avanti il percorso già avviato, a partire dal completamento del Pnrr. Dovrà poi affrontare anche il ritorno del tema politico della nuova legge elettorale regionale. Su questo la mia posizione è stata contraria ad alcune scelte che rischiavano e rischiano ancora di penalizzare parti del territorio abruzzese, in particolare le aree interne, in termini di rappresentanza e di rappresentatività”.
“Oggi io ricopro un altro ruolo in Anci nazionale, con la delega delicata importante a livello nazionale sull’immigrazione e le politiche dell’accoglienza, tema prioritario di cui discuteremo anche per le difficoltà che vivono in città.





