L’AQUILA – Quando arriva un nuovo capo, la squadra dei collaboratori è destinata sicuramente a cambiare: c’è chi decide alla svelta e i “rumori”, fragorosi, si sentono subito, e chi, invece, lo fa gradualmente.

Come per esempio avvenuto nella curia dell’Aquila, dove l’arcivescovo metropolita, monsignor Giuseppe Petrocchi, arrivato al posto di monsignor Giuseppe Molinari nel luglio del 2013, rimanendo, però, amministratore apostolico a Latina e sostenuto in Abruzzo dal vescovo ausiliare, monsignor Giovanni D’Ercole, che ha influenzato molte scelte, ha scelto la via graduale e quindi “morbida” nel nominare i suoi fedelissimi.

Ma la rivoluzione ha comunque avuto i suoi effetti, provocando mugugni e polemiche. Soprattutto le scelte nel formare la nuova squadra di consulenti esterni per la ricostruzione post-sisma, che all’interno della Curia, vede come responsabile don Bruno Tarantino, un prete con in tasca il titolo di geometra, scelto da D’Ercole per sostituire don Alessandro Benzi.

Tarantino supervisiona ogni attività e guida, al posto di don Martino Gajda (nominato da Molinari), anche l’ufficio per la nuova edilizia di culto.

A guidare il sodalizio degli esterni, è un fedelissimo del presule di Ascoli Piceno, l’avvocato Michele Frasca di Latina, città dove Petrocchi è stato vescovo dal 1998 al 2013.

Frasca è una figura importante non solo nella ricostruzione. Nel team figurano anche gli architetti Christian Rubino e Giuseppe Tempesta.

Questi ultimi, in particolare il primo, nominati da Petrocchi, ma da quanto appreso considerati vicini all’ex vescovo ausiliare D’Ercole, oggi titolare della diocesi di Ascoli Piceno, che con l’avvento di Petrocchi ha vinto la guerra sulle nomine con l’ex arcivescovo Molinari, cancellando dai posti di potere tutti i prelati vicini a quest’ultimo e chiudendo un’epoca.

La nuova formazione terrà le mazze della ricostruzione del grande patrimonio della chiesa, il più imponente di tutti nel centro storico, ma anche nell’azione di risanamento del debito della Curia, altro elemento principe della mission di Petrocchi.

Un buco siderale che si aggira intorno ai 5 milioni di euro.

E per pagare i debiti e rimettere i conti in ordine, come fatto a Latina da Petrocchi, il piano è a 360 gradi e non guarda in faccia a nessuno, neppure i poveri: sempre secondo quanto si è appreso, la Curia avrebbe infatti già contratto un ingente prestito con la Conferenza episcopale italiana (Cei), da restituire a rate.

Inoltre, la Diocesi ha chiuso in larga parte i rubinetti delle proprie spese, attivando una vera e propria “spending review” e stipulando contratti part-time con i dipendenti a tempo pieno e licenziando qualche unità; un’azione che ormai appartiene al passato.

Ma una delle fonti principali dei tagli coinvolge anche i fondi destinati alla Caritas che non vengono più destinati nella misura degli anni scorsi, né direttamente alle famiglie bisognose né ai parroci.

Un provvedimento che ha fatto arrabbiare molti sacerdoti che si occupano dei meno abbienti che si rivolgono alla Caritas per avere anche alimenti e vestiti o soldi per curarsi.

Come ulteriore possibilità di entrate per provare a risanare il bilancio, la Curia punta molto anche sulla solidarietà e sulla carità dei tanti imprenditori impegnati nella ricostruzione post-sisma degli immobili ecclesiastici.

Ecco perché, anche a costo di essere accusata di voler fare affari, la Curia non ha mai abbandonato le mire di poter contare negli appalti per ricostruire le proprietà di culto e curiali.

In questo senso, Petrocchi e soci non avrebbero considerato una sciagura lo scioglimento del contratto sul recupero del Duomo e degli immobili confinanti a partire dall’Arcivescovado, che il consorzio Sant’Emidio, controllato dalla chiesa aquilana, negli anni acorsi, quindi non dall’attuale nomenclatura, ha affidato all’associazione temporanea di impresa Sac Iannini, con l’opera che i lavori che ancora non partono e con il Duomo sempre più pericolante.

Ma i vertici hanno abbandonato la pista che avrebbe attivato un contenzioso milionario, anche se la Chiesa aquilana non ha desistito dalle mire di contare. A tale propopsito, non si può dimenticare il fatto che il sottosegretario all’Economia con delega alla Ricostruzione Paola De Micheli, nella sua recente visita, p stata per due volte nella residenza di Petrocchi.

Comunque, tornando al risanamento, l’obiettivo è in cima ai pensieri del determinato arcivescovo, un tipo deciso che non ama tanto le pubbliche relazioni e che, come dicono fonti curiali, non ha un rapporto diretto con i fedeli perché potrebbe essere un risultato da giocarsi per il prossimo incarico.

Essendo infatti dell’ordine dei Focolarini non centrale nella geografia del potere vicino a Papa Francesco, sempre secondo quanto riferiscono fonti della Curia, Petrocchi vorrebbe presentare al vaticano questo risultato per meritare nella prossima nomina, l’ultima, il ritorno nella sua regione, le Marche, magari in una diocesi prestigiosa.

Tornando alla squadra, è stata riconfermata invece, almeno in parte, la squadra del consorzio Sant’Emidio, che gestisce la ricostruzione dell’aggregato confinante con la cattedrale di San Massimo, gravemente danneggiata dal sisma, per il quale l’inizio dei lavori dipende dallo scioglimento del nodo della natura pubblica o privata dei lavori di riparazione post-sisma dell’edificio sacro, che da solo vale 10 milioni di euro mentre la parte degli alloggi privati è da 35 milioni.

Augusto Ippoliti, uomo di curia, resta presidente del consorzio Sant’Emidio e procuratore legale della parte del Capitolo, insieme agli altri due procuratori: Michele Conte, ex legale della curia con D’Ercole e Molinari, e Gimede Gigante, ex collaboratori di Molinari.

Il primo è procuratore per la cattedrale, il secondo per il seminario.

Ippoliti è stato rimosso dal ruolo di presidente del consorzio che gestisce la ricostruzione dell’aggregato privato adiacente alla chiesa di San Marco, di cui ora si occupa come legale rappresentante don Daniele Pinton, parroco del luogo di culto. 

Pinton ha precisato ad AbruzzoWeb che “Ippoliti non è stato rimosso, ma che si è dimesso quando ha portato a termine tutti isuoi compiti”.