L’AQUILA – Slitta al prossimo 12 novembre la sentenza del processo per il crollo dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila nella tragica notte del 6 aprile 2009.
Si tratta di un filone particolare della maxi inchiesta aperta dalla procura della Repubblica perché non ci furono morti né feriti, ma il crollo della struttura che più di tutte sarebbe dovuta restare in piedi creò tantissimi disagi ai malati ricoverati.
Molti furono sistemati all’esterno delle tante palazzine dell’ospedale, alcune delle quali rimaste gravemente lesionate e ancora da ricostruire dopo quattro anni.
Nel corso del dibattimento sono emerse secondo l’accusa risultanze di notevole gravità: “sul piano della resistenza al terremoto le colonne sono state realizzate a occhio”, ha sbottato il pubblico ministero Fabio Picuti, bocciando l’opera pubblica realizzata a partire dagli anni Settanta e finita solo vent’anni dopo con una spesa complessiva che si è gonfiata fino a 100 milioni di euro.
Il rinvio dell’udienza ha destato sorpresa perché il processo a 4 imputati per disastro colposo è arrivato alle battute conclusive.
Oggi, infatti, erano attese le conclusioni delle difese e la sentenza del giudice Giuseppe Grieco che, però, ha optato per lo slittamento a dopo la pausa estiva.
La lunghezza di questo termine conferma la fase di stallo delle udienze che affligge in questo periodo il tribunale aquilano.
Il presidente del tribunale, il giudice Giovanni Novelli, ha infatti accusato un infortunio fisico e si è resa necessaria la sua sostituzione pro tempore: a occuparsene è il magistrato più anziano in servizio, appunto Grieco, che in questi giorni sta lavorando come facente funzioni oltre che portare avanti la sua attività.
IL PROCESSO
I 4 imputati sono Gaspare Squadrilli, ingegnere strutturista e redattore dei calcoli negli anni Settanta nonché direttore dei lavori della struttura; Michele Tundo, geometra e direttore del cantiere della struttura dal 1972 al 1974; Domenico Ciccocioppo, geometra e direttore del cantiere negli anni 1973-1979; Luciano Rocco, componente della commissione di collaudo nominata il 29 novembre 1979.
Per i primi tre il pm Picuti ha chiesto la condanna a un anno e mezzo di reclusione, per Rocco, invece, l’assoluzione.
Un quinto indagato, Giorgio Innamorati, presidente della commissione di collaudo, era stato precedentemente prosciolto, mentre il sesto, Marcello Vittorini, ingegnere progettista e direttore dei lavori dell’opera negli anni Settanta, è scomparso nel marzo 2011.





