L’AQUILA – Un sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 18 milioni di euro è stato effettuato stamani dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza dell’Aquila nei confronti delle imprese responsabili dei lavori per la realizzazione degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e di Cese di Preturo (L’Aquila) dove nel settembre del 2014 un balcone in legno si è staccato dal terzo al secondo piano a causa del “materiale scadente e difetti strutturali nelle costruzioni”. 

La somma sequestrata equivale al valore dell’appalto vinto da Futuraquila, società consortile arl costituita da tre imprese napoletane, per la realizzazione di uno dei 19 insediamenti abitativi realizzati dopo il terremoto del 6 aprile 2009 per sistemate oltre 16mila sfollati in circa 4500 appartamenti: il mega appalto della protezione civile nazionale voluto dall’allora premier Silvio Berlusconi, è costato complessivamente circa un miliardo di euro. 

La misura cautelare eseguita giunge al termine di complesse indagini di Polizia giudiziaria coordinate dal procuratore della Repubblica presso il tribunale dell’quila, Fausto Cardella (ora trasferito ad altra sede) insieme al sostituto procuratore Roberta D’Avolio e delegate al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza diretta dal tenente colonnello Sergio Aloia, congiuntamente al Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del Corpo forestale dello Stato.

Il sequestro è una conseguenza dell’inchiesta della procura della Repubblica scattata scattata in seguito al crollo del balcone, che non ha provocato una tragedia solo perché al primo piano non c’era nessuno: preventivamente sono state evacuate alcune palazzine e sequestrati circa 800 balconi in legno in insediamenti costruiti con le stesse tecniche di Cese di Preturo.

GLI INDAGATI

Nel decreto di sequestro del giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella compaiono 28 indagati.

Si tratta di Mauro Dolce, responsabile unico del procedimento del progetto C.a.s.e; Sergio Sabato, rappresentante del Rup alla visita finale del collaudo tecnico; Dino Bonadies, progettista di 22 piastre antisismiche; Paolo Delfanti, progettista di 22 new town; Gian Michele Calvi, progettista e direttore dei lavori; Stefano Vitalini, direttore operativo opere strutturali; Michele D’Adamo, rappresentante del direttore lavori al sopralluogo presso la ditta Safwood; Paolo Emilio Pinto, presidente della commissione di collaudo statico; Edoardo Cosenza, componente della commissione di collaudo statico; Gaetano Manfredi, componente della commissione di collaudo statico; Paolo Zanon, componente della commissione di collaudo statico; Claudio Moroni, segretario della commissione di collaudo statico; Luca Pagani, presidente della commissione di collaudo tecnico amministrativo; Emilia Aloise, componente della commissione di collaudo tecnico amministrativo; Francesco Tuccillo, amministratore unico della società Iter Gestioni e Appalti Spa; Carlo De Angelis Mastrolilli, amministratore unico della società Sled Spa; Davide Dragone, amministratore unico della società Vitale Costruzioni Spa; Wolf Chitis, presidente del consiglio d’amministrazione della società Futuraquila Arl; Giampaolo Paraboschi, direttore generale della ditta Safwood Spa; Fabio Serena, legale rappresentante della ditta Safwoord Spa; Roberto Gandolfi, direttore tecnico di produzione della Safwood Spa; Carmine Guarino, direttore di cantiere per la realizzazione di 22 piastre; Markus Alois Odermatt, presidente del consiglio d’amministrazione della ditta Safwood Spa; Mario Di Gregorio, dirigente del Comune dell’Aquila con responsabilità per la manutenzione delle C.a.s.e. dal 2012 al 2013; Vittorio Fabrizi, dirigente del Comune dell’Aquila con responsabilità per la manutenzione delle C.a.s.e. nel 2014; Enrica De Paulis, dirigente del Comune dell’Aquila con responsabilità per la manutenzione delle C.a.s.e. nel 2014 e in particolare alla data del crollo del balcone; Carlo Cafaggi, responsabile con posizione organizzativa del servizio Patrimonio del Comune; Marco Balassone, responsabile ufficio progetto C.a.s.e. e Map del Comune.

LE ACCUSE

Sono napoletane le tre imprese responsabili dei lavori di realizzazione dopo il sisma del 6 aprile 2009 di alcuni alloggi antisismici del progetto Case dell’Aquila, in particolare nella new town di Cese di Preturo, coinvolte questa mattina in un sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 18 milioni di euro da parte della Guardia di finanza, a seguito dell’inchiesta condotta dal Corpo forestale da quando, nel settembre 2014, un balcone in legno si staccò a causa del “materiale scadente e difetti strutturali nelle costruzioni”.

È la prima volta che viene disposto un sequestro in relazione alla grande opera pubblica di realizzazione di 4.450 alloggi per oltre 16 mila persone messa in cantiere dopo il terremoto del 6 aprile 2009.

Si tratta di Iter Gestione e Appalti Spa, tra l’altro dal 2013 trasferita da Roma a Napoli con cambiamento di nome in Iterga Costruzioni Generali Spa, Sled Spa e Vitale Costruzioni Srl.

Queste tre società avevano dato vita all’associazione temporanea di imprese (Ati) Futuraquila società consortile a responsabilità limitata, iscritta al Registro delle imprese della Camera di commercio del capoluogo abruzzese.

La società ha realizzato 22 piastre antisismiche nei siti di Cese di Preturo, quello dei crolli, Sassa Nzi, Coppito 2, Arischia e Collebrincioni.

Tra gli indagati ci sono anche gli amminiostratori unici e legali rappresentanti Francesco Tuccillo (Iter), Carlo De Angelis Mastrolilli (Sled) e Davide Dragone (Vitale), oltre a Wolf Chitis, presidente del Consiglio d’amministrazione di Futuraquila, e Carmine Guarino, direttore di cantiere delle 22 piastre contestate.

Le accuse sono di frode nelle pubbliche forniture, falso in atto pubblico, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e crollo.

Inoltre, nel decreto che dispone il sequestro sia le società in quanto tali sia i legali rappresentanti vengono incolpati di violazioni del decreto legislativo numero 231 dell’8 giugno 2001, che detta la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica”.

L’INCHIESTA

Le lunghe indagini portate avanti dal Corpo forestale dello Stato hanno portato nell’ottobre del 2015 ad iscrivere sul registro degli indagati 37 persone a vario titolo coinvolti come componenti commissioni di collaudo, responsabili dei procedimenti amministrativi, direttori dei lavori, tecnici di cantiere e progettisti, nonché di imprenditori. 

Le indagini svolte hanno permesso di appurare che i materiali impiegati nell’edificazione dell’ insediamento abitativo non erano conformi alle norme e prescrizioni degli enti di unificazione e formazione Uni, Cei, En, Iso.

Più in particolare, i materiali, ossia gli elementi strutturali in pannello multistrato utilizzati dalla Futuraquila Società Consortile a.r.l. (impresa realizzatrice dei moduli abitativi) per realizzare i solai erano, tra l’altro, privi di collante che causava la riduzione di resistenza e di tenuta nel tempo delle strutture.

Durante le indagini gli inquirenti sono riusciti ad accertare che la società fornitrice del materiale alla Futuraquila aveva conseguito un mero attestato di origine che certificava la provenienza del materiale da uno stabilimento polacco di Konskie (Polonia); attestazione, questa, che sebbene identificasse lo stabilimento di produzione non certificava in alcun modo l’idoneità del materiale prodotto agli usi cui era destinato.

Ciò, secondo l’accusa, avrebbe indotto in errore la presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Protezione Civile – circa il rispetto degli obblighi contrattuali, la corrispondenza dei materiali alle prescrizioni normative, l’idoneità allo scopo e alla funzione dei materiali forniti ed utilizzati per la realizzazione delle abitazioni, determinandola ad erogare la somma di euro 18.145.778,49 a favore della Futuraquila che, in tal modo, si procurava un ingiusto profitto, pari alla predetta somma, in danno della pubblica amministrazione.

Da qui i sequestri eseguiti dalla Guardia di Finanza degli asset aziendali di 3 società (tutte con sede in Napoli) costituenti l’Ati denominata Futuraquila Società Consortile a.r.l..

In questi giorni si attendono i rinvii a giudizio.

Le accuse sono di crollo di costruzioni a altri disastri dolosi, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale, truffa aggravata ai danno dello stato e frodi in pubbliche forniture.