CHIETI – Rabbia, amarezza e delusione fra i lavoratori Sixty al termine dell’incontro di oggi pomeriggio a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico.
La notizia ufficializzata nel corso dell’incontro, purtroppo, non arriva inaspettata: il gruppo tessile ha deciso di avviare la procedura di concordato preventivo.
Ciò vuol dire che, se il tribunale di Chieti darà l’ok, per 120 giorni la Sixty verrà affidata ad un curatore che dovrà decidere se approvare il nuovo piano industriale che la proprietà dovrà sottoporgli o, altrimenti, decretare il fallimento definitivo.
“Quello che più si temeva si è avverato – ha commentato il sindacalista Uil Maurizio Sacchetta – di segnali che si andava verso questa soluzione, purtroppo ne avevamo avuti molti. Il mancato pagamento dei fornitori non lasciava spazio a molte altre alternative. Almeno, per il momento, la situazione rimarrà congelata, finché non si riuscirà a delineare un nuovo cammino per questa azienda, che sia di definitiva chiusura o, lo speriamo, di rilancio”.
L’incontro è stato caratterizzato dall’assenza della proprietà, l’asiatica Crescent Hyde Park, che ha acquistato i marchi del gruppo tessile l’estate scorsa, celandosi da allora dietro una fitta cortina di nebbia. Anche oggi il gruppo asiatico non si è fatto vedere, ha mandato solo tre avvocati come legali rappresentanti.
Altra assenza stigmatizzata dai sindacati è stata quella della Regione: “Non c’erano – sottolinea il rappresentante Cgil Giuseppe Rucci – né l’assessore Paolo Gatti né il presidente Gianni Chiodi, mentre erano presenti il sindaco Umberto Di Primio e il presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio“.
“E al danno, quello di oggi, può aggiungersi anche la beffa – continua Rucci – perché dal primo gennaio la nuova proprietà potrà disporre a proprio piacimento, come e dove vorrà, di tutti i marchi che si riferiscono al gruppo Sixty”.
Per il senatore Giovanni Legnini, “la posizione del Fondo di investimenti proprietaria di Sixty è inaccettabile. E’ indispensabile chiarire da subito chi sono gli effettivi proprietari, qual è il progetto industriale e quali le garanzie occupazionali per il sito di Chieti, rimuovendo l’alone di mistero che circonda questa fase drammatica della crisi Sixty”.
“Occorre chiarire con urgenza – prosegue Legnini – se la volontà degli investitori è quella di gestire il concordato per risanare e rilanciare l’azienda oppure no. Bisogna dire con nettezza se sarà salvaguardata l’occupazione nel sito abruzzese o no, e se i marchi saranno ancora nella disponibilità aziendale oppure no”.
“Non è più tollerabile alcuna ambiguità – conclude il senatore – e occorre con urgenza acquisire questi chiarimenti preliminari. Oggi non abbiamo acquisito alcuna certezza: dobbiamo insistere, perche l’Abruzzo e l’Italia non possono permettersi di perdere questa importante unita’ produttiva. Chiarezza, prospettiva produttiva e garanzie per i lavoratori, a partire dagli ammortizzatori: questi gli obiettivi che tutti dobbiamo aiutare a concretizzare”. (ar.ia.)



