L’AQUILA – Da un paio d’anni a questa parte si fa un gran parlare di crisi ma, dati alla mano, in pochi sanno come sta peggiorando la situazione nel nostro Paese, soprattutto in Abruzzo.
Secondo quanto registrato dall’Istat sui Conti Economici Regionali risultanti nel 2012 risulta che rispetto al 2009, tutto lo Stivale ha riportato un notevole abbassamento del Pil (Prodotto interno lordo), pari al 3,1 per cento.
In questa infausta situazione l’Abruzzo non si trova in una posizione felice. Se il pil pro capite è leggermente al di sopra la media con 23 mila 625 euro, rispetto ai 22 mila 536 euro nazionali, il pil regionale è notevolmente al di sotto con un andamento che va dal -3,6 al -4,9.
La crisi economica ha colpito in maniera molto evidente anche gli investimenti, la contrazione degli investimenti fissi lordi a prezzi correnti è pari al 10,9 per cento a livello nazionale, ed è particolarmente marcata nelle regioni del Centro-Nord, dove gli investimenti sono diminuiti del 14 per cento.
La flessione dei consumi finali a prezzi correnti (-0,5 per cento a livello nazionale), ha avuto un drastico esito sullle spese delle famiglie, con un calo del 1,8 per cento ma compensato dall’incremento dei consumi collettivi delle Amministrazioni Pubbliche, pari al +3,0 per cento.
Le istituzioni sociali private al servizio delle famiglie hanno visto un aumento del 3,5 per cento: le loro risorse principali, oltre a quelle derivanti da vendite occasionali, provengono da contributi volontari in denaro o in natura versati dalle famiglie nella loro funzione di consumatori, da pagamenti effettuati dalle amministrazioni pubbliche e da redditi da capitale.
Le riduzioni più significative dei consumi delle famiglie si registrano in Abruzzo e più in generale nel Mezzogiorno con un -2,6 per cento.
Se l’Abruzzo è una delle regioni del centro che in questi anni sta soffrendo particolarmente, la situazione è perfettamente nella media per quanto concerne il reddito per da lavoro dipendente: la media italiana sta al 36 mila 912 (per unità di lavoro) mentre quella abruzzese pochissimo sotto la media, con 36 mila 670 (per unità di lavoro).





