L’AQUILA – “La situazione politica nazionale? Ridicola, perchè è la logica conseguenza  del fallimento annunciato dell’alleanza tra Movimento 5 stelle e Lega. Si dovrebbe andare a votare, ma in caso contrario, unico dato positivo è che prima o poi si tornerà ad un nuovo bipolarismo, centrodestra unito da una parte, pentastellati e Partito democratico dell’altro, come si conviene ad un Paese avanzato”.

Rivendica di essere stato un facile profeta, e avanza ipotesi su nuovi scenari nel futuro prossimo, il deputato di Forza Italia Antonio Martino, 43enne imprenditore pescarese, eletto il 4 marzo del 2018 con Forza Italia nel collegio dell’Aquila, dove, tra i pochissimi nel centrosud, ha avuto la meglio nell’uninominale con uno scarto del 12 per cento, contro il candidato del Movimento 5 stelle Giorgio Fedele, oggi consigliere regionale, in un periodo in cui M5S aveva il vento in poppa.

A seguito della caduta il governo giallo-verde, con le dimissioni del premier, Giuseppe Conte, febbrili sono gli incontri per creare un nuovo governo giallo-rosso, ovvero tra M5s e centrosinistra, con l’ultimatum fissato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a domani pomeriggio, allorché, se non ci sarà un programma e il nome del presidente del Consiglio a cui affidare l’incarico di formare un nuovo governo, unica via sarà, per la gioia di Lega, Fratelli d’Italia e della stessa Fi, quello del ritorno alle urne.

Anche Martino vuole tornare al voto, ma realisticamente, in caso di nuova maggioranza, è pronto a restare all’opposizione e auspica anche la nomina di ministri di centrosinistra abruzzesi, come interlocutori: il consigliere regionale ed ex vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, del quale è amico, ad esempio, ma in nessun caso l’ex presidente della Regione e ora senatore, Luciano D’Alfonso, che per il deputato forzista,  è stato “davvero poco utile” all’Abruzzo. Smentisce infine, e non è la prima volta, attriti con il coordinatore regionale degli azzurri, il senatore Nazario Pagano, ”E’ come me per il rinnovamento del partito, che la ritengo una via obbligata e da percorrere il prima possibile”. Ma da questo punto di vista la posizione di Martino, segretario organizzativo del partito in Abruzzo, è quanto meno diplomatica vista che da tempo il coordinatore regionale lo ignora non coinvolgendolo in iniziativa ufficiali, vedi la ricostituzione del gruppo consiliare all’Aquila, tornato a cinque consiglieri con l’ingresso dell’ex Fdi Giorgio De Matteis, o in riunioni del coordinamento regionale per fare il punto sugli imput legati ai cambiamenti e alla riorganizzazione azzurra che vengono da Roma. Un fatto inspiegabile politicamente visto che Pagano, fino a due mesi fa, era al fianco di Martino, sulla cui candidatura nel collegio della provincia dell’Aquila, non ha esitato a mettersi contro il centrodestra provinciale, azione sfociata nell’abbandono dell’attuale assessore regionale al bilancio e al personale Guido Quintino Liris. “Sono a disposizione del partito e pronto a rendermi utile – spiega chiudendo l’argomento per rispondere a domande di politica nazionale della quale non a caso parla volentieri. Forse, per dimenticare le amarezze abruzzesi che provengono dal comportamento dell’avvocato pescarare ex presidente del consiglio regionale abruzzese, non nuovo a voltafaccia del genere. Martino torna a parlare dopo settimane di silenzio.

Allora, onorevole Martino,  ha sbagliato il leader della Lega Matteo Salvini a far cadere tutto, per rischiare ora di ritrovarsi all’opposiz​i​one, e con il voto che si allontana?

Forse avrebbe dovuto rompere prima, subito dopo la vittoria alle europee. Si è visto però crescere un consenso enorme, e legittimamente ha provato a capitalizzarlo. Forzare per tornare alle urne ha avuto una logica, ma le partite non si giocano da soli, e Salvini ha sottovalutato in primis il segretario nazionale del Partito democratico Nicola Zingaretti: era convinto che per lui era prioritario regolare i conti con la base renziana, tornando al voto, e rinnovare​ a​ sua immagine somiglianza la compagine parlamentare, poi però tra lo scegliere di fermare Matteo Renzi, e quello di arginare le destre, sta prevalendo la seconda strada. E ance questo h sua logica.

Salvini ha sottovalutato anche il cosiddetto partito delle “poltrone”, dei tanti onorevoli che non  ci pensano nemmeno di tornare a casa, dopo poco più di un anno, rinunciando a onori,  potere e lauti stipendi?

Io sono per il voto, che è la posizione di Forza Italia. Ma chi frena non lo fa solo per le poltrone, lo reputo riduttivo, c’è anche la volontà di portare a termine un progetto politico, la consapevolezza che il Paese vive una fase molto delicata, e che incombe l’aumento dell’Iva, che avrebbe effetti devastanti.

Ma da uomo del centro destra non la preoccupa l’ipotesi, seppure in salita e non poco problematica, di un  governo Pd-M5s?

A pensarci bene  la base del Movimento 5 stelle  è prevalentemente di sinistra, viene da quella storia. Faccio una previsione: se nascerà questo nuovo governo, sarà il primo passo per un’alleanza stabile,  che si confermerà nelle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna, Campania, Toscana. Si va insomma verso un nuovo bipolarismo, il nuovo centrosinistra costruito sull’asse Pd-M​5​s da una parte, e il centrodestra unito dall’altro. Come si conviene ad una democrazia evoluta. Lo ritengo insomma un bene.

Chi potrebbe rappresentare ai massimi livelli l’Abruzzo in questo scenario?

Come imprenditore sono realista, ritengo che all’Abruzzo farebbe molto comodo un ministro con cui interloquire. Dovendo scegliere direi Giovanni Legnini, che è persona di spessore, al limite Stefania Pezzopane. Non però, mi dispiace, Luciano D’Alfonso, persona senz’altro scaltra ma che è stata davvero poco utile, per così dire, alla sua terra, sia come sindaco di Pescara, che come presidente di Regione?

E tra i pentastellati?

Non mi viene in mente nessuno…
 
Come giudica l’esperienza del governo giallo-verde?

L’epilogo è ridicolo, ed è la logica conseguenza  del fallimento di un contratto di governo, che non poteva funzionare, come noi di Forza Italia abbiamo detto e ripetuto sin dal primo momento. La svolta che si prometteva non si è verificata, cittadini e imprenditori non  hanno potuto toccare con mano nessun vero miglioramento. In particolare gli esponenti del Movimento 5 stelle si sono dimostrati alla prova dei fatti non all’altezza, troppo impreparati e improvvisati.

Veniamo al suo partito, Forza Italia, ci crede ancora ad un rinnovamento?

Certamente si, il futuro di Forza Italia dipende dalle persone come me, nel senso di anagraficamente giovani, le squadre di calcio competitive si rifondano con i giovani, non con i 60enni.

Tra i sessantenni c’è anche il segretario regionale abruzzese Nazario Pagano….

Nazario ha dato spazio al rinnovamento, anche la mia candidatura va in questa direzione, con lui sono in piena sintonia. Ognuno nei suoi ruoli

Cosa ne pensa dello strappo di Giovanni Toti, che ha detto addio a Forza Italia creando un partito tutto suo, “Cambiamo”?

Toti lo rispetto come presidente della Regione Liguria. Per il resto andrebbe ricordato che è stato un giornalista dipendente della Mediaset di Silvio Berlusconi, come lo è la moglie, ha fatto carriera grazie a Silvio Berlusconi,  che fatto eleggere al parlamento europeo, e poi  lo ha fatto diventare poi presidente regionale. Ecco, per coerenza  si dovrebbe dimettere almeno da presidente di Regione, se vuole fare un partito diverso. (f.t.)