ROMA – La didattica a distanza per cause nazionali di forza maggiore, tanto osteggiata durante e dopo il periodo Covid, non sembra essere disdegnata dagli insegnanti, almeno così come ci si potrebbe aspettare: in caso di aggravamento della crisi energetica, dovuta alla guerra in Medio Oriente, quasi la metà dei docenti si dichiara infatti favorevole all’attivazione della didattica a distanza.

È quanto emerge da un sondaggio realizzato dalla testata specializzata ‘La Tecnica della Scuola’, con 1.655 risposte prodotte da docenti, studenti e genitori.

In particolare, esaminando le risposte al sondaggio, risulta che il 52,82% dei docenti rifiuta l’idea di tornare alla Dad, o comunque non la ritiene una misura adeguata da applicare.

Il 46,4% invece la gradirebbe, forse anche spinto dalla necessità di risparmiare i soldi della benzina, in costante aumenti, per recarsi al lavoro.

In generale, la maggior parte dei docenti ha specificato che la didattica ideale si svolge in presenza, ma in determinate circostanze la Dad è comunque una risposta possibile per proseguire le lezioni.

Attraverso il sondaggio è stato chiesto, solo agli insegnanti, anche di esprimere la loro opinione rispetto al possibile svolgimento – in vista degli ultimi adempimenti di maggio e giugno – dei collegi docenti in modalità online.

Su questa possibilità la tendenza è risultata decisamente chiara: l’88,95% degli insegnanti si è espresso in modo favorevole. Una percentuale non trascurabile di lavoratori della scuola, docenti e Ata, è costretta a compiere ogni giorno tratti di strada non indifferenti: sono i pendolari della scuola.

Da una simulazione della ‘Tecnica della Scuola’ risulta che la spesa per viaggiare è importante.

Se si calcola una tratta di 150 chilometri al giorno, 75 chilometri all’andata e 75 al ritorno, solo nel mese di febbraio, a fronte di 24 giorni lavorativi, la spesa per un docente pendolare è stata di circa 306 euro per un’auto a diesel (calcolando una media di 20 chilometri percorsi con un litro di carburante) e di 397 euro per un’auto a benzina (15 chilometri al litro).

A marzo, a fronte di 26 giorni lavorativi, a causa dell’innalzamento del prezzo del carburante, la spesa è lievitato a 388 euro per un’auto a diesel e a 459 euro per un’auto a benzina.

Considerando che il compenso di un dipendente pendolare della scuola varia, a inizio carriera, tra i 1.200 e i 1.500 euro, la rivista calcola che la spesa affrontata per il trasporto casa-scuola-casa (senza considerare altri costi, come l’usura delle gomme, dei freni e delle somme necessarie all’assistenza del veicolo privato) si colloca tra il 25% e il 30% dello stipendio.