PESCARA – La provincia di Pescara è la prima in Italia per truffe e frodi informatiche.
Il dato, un po’ a sorpresa, salta fuori dalle pagine del volume “Legalità e credito” di Giovanni Maria Mazzanti e Sara Rago, presentato ieri a Chieti dal responsabile provinciale dall’associazione nazionale dei funzionari di polizia (Anfp) che ha commissionato il volume, Francesco Costantini, e da quello nazionale Enzo Maria Letizia.
Dopo aver analizzato la diffusione sul territorio nazionale delle diverse tipologie di reato denunciate, il volume mostra come l’andamento del costo di accesso al credito si differenzi per aree geografiche e a livello regionale, con una forte penalizzazione per quelle regioni in cui risulta forte la presenza della criminalità organizzata.
L’Abruzzo viene analizzato all’interno delle regioni del Sud, anche se, in questo calderone, sono altri i territori che si pongono all’attenzione dei ricercatori per le emergenze dal punto di vista della criminalità.
In questo quadro, il primato della provincia di Pescara risulta ancora più insolito. Ne abbiamo chiesto conto a uno dei due autori del volume ospite del convegno, la ricercatrice del centro studi Aiccon dell’università di Bologna, Sara Rago.
“Le truffe e frodi informatiche – ha detto la dottoressa Rago – sono un tipo di reato mobile, nel senso che non ha bisogno di una storia o di un radicamento sul territorio, come possono essere quei reati legati alla mafia o alla camorra. Anzi, chi compie le frodi informatiche sono persone che si spostano molto, alla ricerca di territori dove è più facile delinquere”.
“Il nostro intento nel commissionare questo tipo di studio – ha detto il segretario nazionale Anfp – ha voluto dimostrare che se la sicurezza è stata considerata come un costo nel sistema italiano, per cui lo Stato ha tagliato grosse risorse, ci si è dimenticati di considerare anche il costo della criminalità per la collettività, se questa non viene contrastata adeguatamente”.
Secondo dati Anfp, dal 2008 a oggi i tagli sulla sicurezza ammontano a 3 miliardi di euro. Leggendo il libro si scopre inoltre che l’economia “criminale” incide per il 10,9 per cento sul Pil italiano, secondo i dati della Banca d’Italia rielaborati dai due autori.





