L’AQUILA – Aumenta la percezione del rischio tra gli abruzzesi riguardo i reati criminosi.

Se da un lato, infatti, esiste una criminalità reale, fatta di dati e numeri, dall’altro ce n’è una percepita, indipendente dalla quantità di reati commessi, legata a una sensazione di insicurezza e paura.

Questo aspetto evince dallo studio dal Sole 24 Ore elaborato in base ai dati del rapporto Bes di Istat negli ultimi anni, che affianca il numero dei reati effettivamente commessi alla percezione della criminalità, aspetto legato alla dimensione psicologica delle persone e che va oltre i meri dati statistici.

Nella nostra regione questo valore si attesta, nel 2013, a 25,40, e fa posizionare l’Abruzzo in una zona media nella classifica nazionale, aperta dal Lazio che ha una percezione di rischio di 40,80.

Negli anni si nota come questo valore sia aumentato, partendo dal 13,06 nel 2005, a 17,07 nel 2006, a 23,85 nel 2007 fino a toccare il picco molto alto di 28,66 nel 2008, per poi discendere gradualmente fino a 16,90 nel 2012. Nell’anno successivo, però, di nuovo una crescita di questa sensazione di pericolo, per arrivare a 25,40 del 2013, ultimo dato disponibile.

Passando al dettaglio del numero dei vari reati , aggiornati anche questi al 2013, si nota come questo senso di vulnerabilità sia in effetti collegato all’aumento di alcune tipologie di reato, come i furti: nell’analisi del Sole 24 Ore, hanno un valore di 20,49 (valore espresso per mille abitanti) nel 2013, mentre erano 19,92 nel 2012 , 19,39 nel 2011, 18,02 nel 2010, 16,87 nel 2009, quando si registra il valore più basso.

Basso invece il numero di rapine, che nel 2013 sono 0,3 per mille abitanti. Sceso anche il numero di omicidi commessi entro i confini regionali: 0,8 nel 2013 mentre erano 11,2 nel 2011.

Diminuiti anche i reati legati alla criminalità organizzata, passati dal 3,5 nel 2011 a 1,6 nel 2013.

IL CASO L’AQUILA E LE RONDE ‘SOCIAL’

La questione della criminalità e del senso di rischio è stata molto dibattuta all’Aquila dove, dopo il terremoto, la sicurezza percepita sembra essersi abbassata notevolmente, a prescindere dai numeri e dalle statistiche.

Emblema di questo, il sorgere di movimenti di auto-difesa, come la la ronda social contro la criminalità con il gruppo Facebook “Sicurezza per L’Aquila e dintorni”, nato qualche tempo fa per segnalare “in tempo reale auto e persone sospette e furti”, come recitava il sottotitolo.

Un luogo virtuale in cui controllare i numeri di targhe sospette per vedere se appartengono ad auto rubate, condividere articoli di stampa sugli ultimi furti e rapine. Insomma, un tentativo di vigilare da soli in un territorio fatto di centri storici abbandonati alla mercé degli sciacalli, e morfologicamente cambiato dopo il sisma, con l’esplosione verso le periferie, in cui i cittadini sempre più spesso si sentono senza protezione.