L’AQUILA – Un tempo si facevano sacrifici per far studiare i figli, comprare casa, assicurarsi una vecchiaia dignitosa. Oggi, per tutelare la propria salute. Ma un diritto garantito dalla Costituzione non dovrebbe essere oggetto di sacrificio.
Accade anche in Abruzzo, a leggere le tabelle impietose l’Osservatorio sulla Povertà Sanitaria, stilato dalla Fondazione Banco farmaceutico, che accende un faro in settimane dove in tema di bilanci sanitari si parla solo in termini di deficit, arrivato in Regione ad oltre 100 milioni, per le spese milionarie per nuovi ospedali, come quello di Teramo, e per il riordino della rete ospedaliera regionale.
Perdendo di vista che anche per le cure mediche aumenta il divario sociale e la disuguaglianza, visto che l’Abruzzo è la regione dove le famiglie povere spendono di meno rispetto a quelle non povere, 4,2 euro al mese contro 57,6 euro, per farsi visitare e comprare farmaci.
E questo può significare che o le famiglie povere abruzzesi rinunciano a curarsi, più che altrove, oppure che sono più sane, o anche che possono accedere ad aiuti, come quelli del banco farmaceutico.
Con “povertà sanitaria” si intende innanzitutto identificare le conseguenze della scarsità di reddito sull’accesso a quella parte delle cure sanitarie che restano a carico degli indigenti a causa del mancato intervento del sistema sanitario nazionale, come tipicamente accade per l’acquisto dei farmaci da banco e per la compartecipazione alla spesa sanitaria mediante il pagamento dei ticket. Ebbene, anche se il nostro Ssn ha una forte impronta universalistica, una parte consistente delle cure sanitarie resta a carico dei cittadini.
Nel 2020, si legge dunque nel rapporto, le persone in povertà assoluta hanno raggiunto il
numero record di 5 milioni 602 mila unità: 1 milione in più rispetto al 2019.
In Abruzzo, scende nel dettaglio il rapporto, le persone in povertà assoluta, sono 75.686 che corrisponde ad una percentuale sugli abitanti tra le più basse d’Italia, il 5,8% rispetto d una media del 9,4% e ben lontana ad esempio dal 14,9% della Campania ,e i 12,9% della Liguria.
Circa l’11% dei poveri di questi si è ammalato o soffriva di patologie croniche, ha avuto bisogno di cure, e ha trovato ristoro in uno dei 1.790 enti assistenziali a cui Banco Farmaceutico fornisce medicine. Quasi 600.000 persone, quindi, senza realtà benefiche o di prossimità, avrebbero dovuto rinunciare a curarsi. E il problema riguarda, in parte, anche chi non è considerato povero.
Per contenere la spesa sanitaria le famiglie italiane seguono due strade: la rinuncia alle cure, il ricorso a centri diagnostici più economici. Nel 2020, hanno fatto ricorso a una di queste strategie 33 famiglie povere su 100 e 14 famiglie non povere su 100, pari al totale di quasi 16 famiglie su 100»
Nel 2020 la spesa sanitaria pro-capite mensile dei residenti in Italia ha superato i 57 euro, equivalenti al 2% dei consumi totali: anche i poveri impegnano una percentuale molto simile del loro budget ma possono spendere solo 10 euro.
Il 62% di questa spesa (6,40 euro) è destinata ai medicinali e solo il 7% ai servizi dentistici. Per i non poveri questi valori sono pari al 42 e al 21%.
A livello nazionale, le persone indigenti possono permettersi una spesa sanitaria pro-capite equivalente al 17% di quella sostenuta dalle persone non povere (10,25 euro contro 60,96 euro) con sensibili variazioni a livello regionale in funzione del diverso reddito e costo della vita.
In Abruzzo le famiglie abbienti spendono 57,6 euro, mentre quelle povere solo 4,2 euro, e se si va dunque a vedere la classifica delle regioni, la quota della spesa delle famiglie povere abruzzesi sul totale è la più bassa, solo del 7,3%. Prima in classifica il Friuli Venezia Giulia con il 33,2%.
con una media italiana che è al 17%.
Nel rapporto c’è poi un focus sulla spesa farmaceutica, tenuto conto che per il totale delle famiglie, la maggior parte della spesa (43%) è assorbita dai medicinali, in seconda battuta dai servizi dentistici (21%) e in terza battuta dai servizi ospedalieri (15%), seguiti a distanza dalle altre prestazioni.
Anche qui le famiglie non povere spendono al mese 25,9 euro, quelle povere solo 6,3 euro.
In Abruzzo le famiglie non povere spendono 24,5 euro al mese quelle povere 2,1 euro
E anche in questo caso l’Abruzzo è fanalino di coda per quel che riguarda la percentuale della spesa dei poveri nel totale: solo il 2,15% contro la media italiana del 6,3% e agli antipodi del Friuli Venezia Giulia che è al 16,5%






