L’AQUILA – L’economia abruzzese è ancora in crisi, langue la domanda interna, ma segnali positivi arrivano dalle aziende che si sanno collocare nel mercato internazionale.
Lo conferma l’indagine condotta dal Cresa, svolta su 426 imprese abruzzesi manifatturiere con almeno 10 addetti negli ultimi tre mesi del 2013, illustrata oggi dal presidente Lorenzo Santilli, dal direttore Massimo Prosperococco, dal direttore della Banca d’Italia presso la filiale dell’Aquila, Luigi Bettoni, e dal professor Pasquale Iapadre, consulente per una parte dello studio.
I numeri che autorizzano a un timido ottimismo, dopo vari trimestri lastricati di segni negativi, sono quelli della produzione e del fatturato, che tornano finalmente a crescere del +5,7% e del +4,8%.
Segno positivo anche per il fatturato estero, che cresce del 10%, trainato dalle imprese più piccole e quelle con 250 addetti, e più o meno in tutti i settori, in particolare chimica, elettronica e alimentare. Stabile l’occupazione, che non beneficia per ora di questo timido andamento positivo.
Il problema resta quello della domanda interna, che continua a scendere, e si registra infatti il -2,9% degli ordinativi. Gli imprenditori guardano con scarso entusiasmo al futuro e prevedono un calo del loro giro di affari per il prossimo trimestre.
“In base ai dati diffusi da Prometeia – commenta Prosperococco – si stima una caduta del Pil abruzzese del -2,6% a fronte dell’1,8% nazionale. Quello che si evince dai dati è però che la crescita arriva dalla domanda estera, e sono dunque premiate le aziende meglio posizionate nel contesto competitivo mondiale”.
Approfondisce l’argomento il professor Iapadre illustrando i dati su uno studio specifico sull’internazionalizzazione produttiva delle imprese manifatturiere realizzato su 160 aziende. Dallo studio emerge che la propensione all’internazionalizzazione delle ditte abruzzesi è superiore alla media del Mezzogiorno, e che è determinante in molti casi per poter reggere alla crisi della domanda interna.
“La delocalizzazione della produzione – spiega Iapadre – non va vista necessariamente come una cosa negativa, infatti è proprio grazie a essa che si in molti casi si riescono a salvare le aziende e i posti di lavoro in casa nostra, perche produrre all’estero consente anche di insediarsi in altri mercati, aprire nuove opportunità per tutto il gruppo”.
Presenza estera delle nostre aziende si concentra soprattutto in Germania e Spagna, a seguire Francia Romania Stati Uniti, Brasile e Cina. Motivi che spingono a internazionalizzare sono la vicinanza ai mercati i sbocco, e ai committenti fornitori, a seguire il minor costo del lavoro, la minor burocrazia. Filippo Tronca






