L’AQUILA – Non ci sarà l’oceano Atlantico, il fado, il vino Porto e 365 ricette per cucinare il baccalà, una per ogni giorno dell’anno, ma i comuni colpiti dal sisma del 2009 in Abruzzo e dal sisma del 2016, nel centro Italia, potrebbero almeno in una cosa assomigliare al Portogallo: diventare un buen retiro per pensionati da tutto il mondo, attratti da una trattamento fiscale di grande favore se decideranno di prendere residenza.
Una novità che potrebbe rappresentare una svolta economica e demografica in una territorio la cui economia e tessuto sociale sono stati duramente provati, è contenuta nel decreto Sostegni ter approvato dalla commissione Bilancio del Senato.
Il vantaggio fiscale consiste nella possibilità di assoggettare tutti i redditi esteri, quelli da pensione ma anche eventuali altri, ad un’imposta sostitutiva del 7 per cento, ben più bassa della normale aliquota media Irpef. La condizione richiesta è trasferire la residenza. A condizione che però i contribuenti non siano stati già fiscalmente residenti nel nostro Paese nei cinque anni precedenti. Questo per evitare le solite furbate, ovvero rientri fittizi.
L’opzione va esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo in cui si trasferisce la residenza ed è valida per i cinque anni successivi. Chi fa questa scelta avrà una serie di altri vantaggi, tra cui l’esenzione dall’obbligo di presentare la dichiarazione annuale degli investimenti esteri e dalle imposte su immobili e attività finanziarie detenuti all’estero.
Una misura ispirata a quanto già posto in essere in Portogallo, che ha attratto decine e decine di migliaia di over 60 anche dall’Italia, garantendo una tassazione sulle loro pensioni di appena il 10%. Per godere del beneficio occorre acquisire lo status di residenti non abituali, ovvero si deve vivere in Portogallo, ogni anno, per almeno sei mesi e un giorno, avendo stipulato un regolare contratto di affitto annuale di un appartamento.
Una opportunità che ora, nei due crateri sismici, potrebbe interessare tanti abruzzesi emigrati all’estero, che avranno un vantaggio materiale, e non solo affettivo, a tornare nei paesi d’origine. E le aree del sisma 2009, con comuni dove sono molte le case ricostruite e rimaste vuote, potrebbe rappresentare una svolta per invertire un implacabile fenomeno di erosione demografica.
In soli sette anni, va ricordato, dal 2013 al dicembre 2020 l’Abruzzo ha perso ben 48.906 abitanti, ovvero una intera città delle dimensioni di Chieti.
Una flessione del 3,68% con un’intensità pari al doppio di quella dell’Italia che è stata dell’1,84%, e riguarda innanzitutto i giovani, molti dei quali evidentemente sono andati a vivere altrove.
E a subire una grande erosione demografica tanti comuni dei due crateri sismici, come Fontecchio (L’Aquila), con il -27,48%, anche se il dato è ingigantito da un lavoro di riulitura dell’anagrafe dei non residenti effettivi, Pietracamela (Teramo) -22,53%, Fano Adriano (Teramo) -20,67%, Castelvecchio Calvisio (L’Aquila) -20,50%, San Benedetto in Perillis (L’Aquila) -20,49%, Campotosto (L’Aquila) 20,2%.
La norma potrà dunque contribuire a invertire in parte il trend, ed essa non fa altro che estendere su iniziativa dei senatori della Lega, il meccanismo in vigore nei centri meridionali al di sotto dei 20 mila abitanti, a norma della legge di Bilancio 2019 che prevedeva un regime opzionale per le persone fisiche titolari di redditi da pensione erogati da soggetti esteri.
Come però sottolinea il quotidiano Il Messaggero, “per la verità nel primo anno di applicazione l’imposta sostitutiva per il Mezzogiorno ha avuto un utilizzo molto ridotto, con non più di una cinquantina di adesioni. Ma si trattava di una possibilità ancora poco conosciuta e nemmeno particolarmente pubblicizzata; ci sono quindi forti margini di miglioramento”.
La misura si affianca infine a quanto già disposto, questa volta per le giovani coppie, dalla Regione Abruzzo, ovvero l’assegno di natalità per 173 comuni montani: 20 in provincia di Teramo, 24 a Pescara, 74 a L’Aquila e 55 a Chieti.
Assegno corrisposto ai nuclei familiari per ogni figlio nato, a decorrere dal 1° gennaio 2022, fino al compimento dei tre anni di età, o per ogni minore adottato o in affido a decorrere dal 1° gennaio 2022, fino al compimento dei tre anni del bambino o alla cessazione dell’affido qualora avvenga prima dei tre anni.
L’entità dell’assegno è stabilita secondo alcuni criteri precisi: 2.500,00 euro annui, in favore dei nuclei familiari in cui il figlio nato, adottato o in affido sia riconosciuto disabile grave, ovvero dei nuclei familiari con uno o più minori con disabilità grave fino al compimento del sesto anno di età; 2.500,00 euro annui, in favore dei nuclei familiari in cui sia presente un solo genitore;
2.400,00 euro annui, in favore dei nuclei familiari per ogni primo figlio nato, adottato o in affido;
2.300,00 euro annui, in favore dei nuclei familiari per ogni figlio nato, adottato o in affido successivo al primo.






