PESCARA – Mentre il covid, con la variante Omicron non dà tregua, è partita ieri la campagna per la quarta dose del vaccino a tutti i 420mila abruzzesi con più di 60 anni di età, nei centri vaccinali attivi in regione oltre che nelle farmacie e negli ambulatori dei medici di famiglia.
Per la quarta dose, così come per la terza, si usano comunque esclusivamente vaccini con tecnologia “a mRna”, quindi quelli prodotti dalle aziende farmaceutiche Pfizer e Moderna
Sale intanto al 18%, tornando ai valori di due mesi fa, in Abruzzo, il tasso di occupazione dei posti letto in area non critica; il dato relativo alle terapie intensive, invece, è fermo al 2%. Se le rianimazioni, nel giro di una settimana, subiscono una lieve riduzione, aumentano rapidamente i ricoveri in area medica, che registrano il +50%.
Nel complesso, complice la contagiosissima variante Omicron 5, peggiorano tutti gli indicatori dell’emergenza, a partire dall’incidenza settimanale dei contagi per centomila abitanti, che supera quota 1.500 e arriva a 1.503, livello raggiunto l’ultima volta a febbraio.
Nell’ultima settimana sono emersi 19.145 nuovi casi, con una variazione, rispetto ai sette giorni precedenti, pari al +19%. Dopo i picchi superiori al +70% registrati nei giorni scorsi, la crescita dei contagi sembra dunque registrare un rallentamento.
Crescono anche gli attualmente positivi, che su base settimanale aumentano del 37%, passando da 38.484 a 52.556.
In base all’ultimo bollettino in Abruzzo, sono 3275 i nuovi casi positivi al Covid registrati oggi in Abruzzo, che portano il totale dall’inizio dell’emergenza – al netto dei riallineamenti – a 468074.
Il bilancio dei pazienti deceduti non registra nuovi casi e resta fermo a 3407.
Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 410208 dimessi/guariti (+1371 rispetto a ieri).
Gli attualmente positivi in Abruzzo sono 54459 (+1903 rispetto a ieri).
Di questi, 259 pazienti (+7 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 4 (+1 rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre i restanti sono in isolamento domiciliare.
Nelle ultime 24 ore sono stati eseguiti 1679 tamponi molecolari (2395367 in totale dall’inizio dell’emergenza) e 10210 test antigenici (3968128).
Del totale dei casi positivi, 96838 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+513 rispetto a ieri), 133781 in provincia di Chieti (+1148), 108239 in provincia di Pescara (+719), 113710 in provincia di Teramo (+684), 9537 fuori regione (+96) e 5969 (+114) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
Continua in Italia l’aumento dei pazienti Covid negli ospedali. In una settimana, dal 5 al 12 luglio, nei nosocomi aderenti alla rete sentinella di Fiaso il numero dei ricoverati è cresciuto del 35,5%.
Un balzo significativo rispetto all’incremento del 19% registrato nel corso della settimana precedente.
Dall’analisi settimanale, tuttavia, emerge un andamento differente delle curve tra l’occupazione dei reparti ordinari e le terapie intensive. A fronte di un rialzo del 38% dei ricoverati nei reparti ordinari (malattie infettive, medicina interna) si assiste a una lievissima flessione del 7% nelle rianimazioni (pari a 3 pazienti in meno
Il fenomeno è in linea con l’andamento dell’epidemia nella popolazione generale: le ospedalizzazioni, infatti, crescono con il tipico ritardo di 6-7 giorni sui contagi.
Secondo la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, inoltre, i dati sembrano confermare come la nuova variante di Omicron abbia un elevato tasso di contagiosità ma sintomi più lievi grazie ai vaccini.
Tra i pazienti ricoverati nei reparti ordinari il 21% risulta no vax mentre tra i vaccinati il 68% ha ricevuto l’ultima dose ormai da oltre 6 mesi. Tra i ricoverati, a oggi, un 45% riguarda pazienti ‘Per Covid’, con patologie respiratorie e polmonari tipiche da Covid; “l’altro 55%, invece – rileva Fiaso – è costituito da pazienti Con Covid, trovati incidentalmente positivi al tampone prima del ricovero ma in ospedale per curare altre patologie”.
Infine, “in terapia intensiva – conclude Fiaso – visti i numeri così bassi, si può affermare che ci sia una sostanziale stabilità”.
In base alle linee di indirizzo del ministero della Salute, inviate alle Regioni, sarà previsto un hub vaccinale ogni 50.000 abitanti, integrati da altri punti vaccinali presso strutture sanitarie stanziali come presidi ospedalieri, case della salute, medici di medicina generale e farmacie.
La platea è stimata in circa 12 milioni ai quali sottrarre chi sarà guarito.
La campagna vaccinale primaria, durante lo stato di emergenza, è stata incentrata sulla disponibilità di grandi hub vaccinali, con il coinvolgimento progressivo dei medici di medicina generale e delle farmacie.
In considerazione del contesto attuale e della platea individuata “si può configurare, da subito, un modello misto di somministrazioni, in cui gli hub vaccinali potrebbero essere previsti a livello provinciale in numero crescente in funzione della popolazione residente e tenendo conto delle caratteristiche orografiche, demografiche e di viabilità dei singoli territori”, si legge nelle nuove linee di indirizzo stabilite dalla struttura in funzione del secondo richiamo del vaccino anti-Covid dedicato agli over 60.
La campagna di richiamo – si specifica nel documento – si svilupperà secondo le seguenti modalità: a carico dell’UCCV l’approvvigionamento di vaccini, di kit di somministrazione e la loro distribuzione; a carico delle Regioni/PA la somministrazione dei vaccini attraverso hub, strutture sanitarie stabili, medici di medicina generale, farmacie e altro in funzione della popolazione target da sottoporre a vaccinazione.
In linea con il quadro normativo vigente, l’Unità per il Completamento della Campagna Vaccinale (Uccv) provvederà ad approvvigionare i vaccini e i kit di somministrazione, a sovraintendere alla distribuzione, a monitorare i fabbisogni operando le attività di compensazione tra le varie Regioni/PA e a monitorare il raggiungimento dei target.
L’Unità continuerà a supportare le Regioni con le attività amministrative finalizzate a garantire la disponibilità di personale sanitario richiesto per la campagna vaccinale.
Si prevede, inoltre, anche una campagna di comunicazione “focalizzata sulla puntuale e trasparente necessità di una vaccinazione tempestiva e sulla validità dei vaccini nella prevenzione dell’aggravamento e della letalità del contagio” dove “è fondamentale l’apporto dell’Iss e dell’Aifa”.







