ROMA – Se si può servire cibo in sicurezza a pranzo, allora si può farlo anche a cena, quando invece è vietato. Così ristoratori di varie parti d’Italia si preparano a una “disobbedienza gentile” contro le limitazioni anti-Covid, aprendo stasera i loro locali dopo le 18. Come ogni protesta nata sui social, questa ha un hashtag, #ioapro, e gli organizzatori parlano di 30mila adesioni, ma è difficile fare previsioni.

Attenzione alta in tutta Italia, come in Abruzzo: all’Aquila, il prefetto Cinzia Torraco, insieme al Questore della Provincia dell’Aquila ed ai Comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, ha fatto appello al senso di responsabilità degli operatori di categoria del territorio, “i quali, pur vivendo da mesi comprensibili momenti di forte difficoltà economica, hanno sempre dimostrato un adeguato e condiviso rispetto delle regole, confermando ripetutamente in questo periodo un alto senso di professionalità, di coesione sociale e di etica del lavoro”.  E ha invitato a “mantenere unita tutta la comunità della provincia aquilana, nel rispetto generale delle regole e con l’aiuto dei ristori previsti per gli operatori dei vari settori che si auspica possano quanto prima soddisfare tutte le esigenze rappresentate, è l’unica via per poter affrontare in modo coeso e responsabile questo particolare momento e uscirne insieme prima possibile”.

Da Nord a Sud del Paese i gestori degli esercizi di ristorazione, bar, palestre e piscine sono stati invitati dai promotori dell’evento a mantenere aperte al pubblico le proprie attività, anche oltre i limiti orari imposti dai provvedimenti anticovid. Dopo quasi un anno di disperazione, tra chiusure forzate, cambi di programma all’ultimo momento e totale mancanza di programmazione, c’è chi decide di tornare a lavorare anche di sera e chi, invece, pur condividendo lo spirito della contestazione, non ne condivide la forma.

“Da parte nostra non c’è adesione all’iniziativa – spiega al Centro Daniele Stratta, presidente provinciale della Fipe Confcommercio – chi partecipa lo farà spontaneamente e assumerà la responsabilità di eventuali conseguenze”.

“Il Covid è un pericolo reale e se gli esperti dicono di chiudere non possiamo che seguire in maniera scrupolosa l’indicazione – ragiona Mauro Uliassi, chef dell’omonimo ristorante con tre stelle a Senigallia (Ancona) – La protesta eventualmente va fatta per ottenere finanziamenti necessari alla sopravvivenza delle nostre attività”. Se nel cuneese un 29enne non ha avuto paura di raccontare in tv che tiene il suo pub aperto oltre i limiti orari “per non fallire”, alcuni suoi colleghi campani hanno portato la protesta in A1: guidando a passo d’uomo e hanno creano file di diversi chilometri, e una delegazione ha fatto rotta verso Roma, chiedendo di essere ricevuta a Palazzo Chigi.

Hanno invece preso carta e penna le associazioni regionali del comparto ristorazione della confederazione Tutela nazionale imprese (Tni): ai prefetti e ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo economico, Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli, hanno chiesto di mettere fine a misure restrittive “inique e discriminatorie” e di riconoscere lo stato d’emergenza economica “con la previsione di immediati risarcimenti per i danni causati da chiusure e limitazioni”.

È un settore “allo stremo”, per dirla con il presidente di Fipe Confcommercio, Lino Stoppani, secondo cui però “la legalità resta un prerequisito che non si deve mai mettere in discussione”. Ai malumori di chi da mesi fattura poco o nulla o dei dipendenti in cassa integrazione, hanno dato risonanza Luca Zaia e Matteo Salvini.

“Non sono scandalizzato dalle proteste, mi metto nei panni di questi operatori, non solo bar e ristoranti ma anche palestre e altri negozi che lavorano di mobilità”, ha detto il governatore del Veneto, mentre il leader leghista ieri si è fatto testimonial di #ioapro, l’iniziativa lanciata sui social da tre ristoratori, Momi di Firenze, Umberto Carriera di Pesaro e Antonio Sandri di Sassuolo.

“Nessun politico deve approfittare della nostra protesta, nata solo per difendere i diritti degli imprenditori e dei loro dipendenti”, chiarisce Lorenzo Nannelli, avvocato fiorentino che coordina un pool di 34 legali pronti in tutta Italia a impugnare le multe a cui inevitabilmente si espongono i ristoranti e i loro clienti. “Si servirà da mangiare come a pranzo – spiega l’avvocato -, con mascherine e distanziamento, portando il conto alle 21.45 per rispettare il coprifuoco”. Luci e musica accese, tutti a tavola ma senza servire la cena, è invece l’iniziativa della Tni, alla quale aderisce anche RistoItalia con il suo presidente onorario Gianfranco Vissani. “Ci stanno uccidendo – attacca lo chef stellato – Tanti nostri dipendenti sono in attesa della cassa integrazione e il decreto Ristori è solo una mancetta”.