PESCARA – Sono 187 i nuovi casi di Coronavirus registrati in Abruzzo nelle ultime ore, di età compresa tra 1 e 96 anni, emersi dall’analisi di 3.811 tamponi molecolari e 6.384 test antigenici: il tasso di positività è pari al all’1.8%. Il totale dei positivi dall’inizio dell’emergenza sale così a 57.954.
Il bilancio dei pazienti deceduti registra 12 nuovi casi e sale a 1.825, di età compresa tra 60 e 92 anni: 1 in provincia di Chieti, 5 in provincia di Teramo, 6 in provincia di Pescara). Del totale odierno, 7 casi sono riferiti a decessi avvenuti nei giorni e comunicati solo oggi dalle Asl. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 42.804 dimessi/guariti (+294 rispetto a ieri).
Del totale dei casi positivi, 13.886 sono residenti o domiciliati in provincia dell’Aquila (+61 rispetto a ieri), 14.634 in provincia di Chieti (+82), 15.366 in provincia di Pescara (+75), 13.432 in provincia di Teramo (+45), 452 fuori regione (+10) e 184 (-86) per i quali sono in corso verifiche sulla provenienza.
I positivi con età inferiore ai 19 anni sono 48, di cui 6 in provincia dell’Aquila, 6 in provincia di Pescara, 24 in provincia di Chieti e 12 in provincia di Teramo.
Gli attualmente positivi in Abruzzo, calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti, sono 13.325 (-119 rispetto a ieri). Dall’inizio dell’emergenza Coronavirus, sono stati eseguiti complessivamente 788.478 tamponi molecolari (+3.811 rispetto a ieri) e 293.840 test antigenici (+6.384 rispetto a ieri).
672 pazienti (+7 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in terapia non intensiva; 87 (+3 rispetto a ieri con 8 nuovi ricoveri) in terapia intensiva, mentre gli altri 12.566 (-129 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.
Intanto è stato sottoscritto l’accordo tra la Regione e i sindacati dei medici di medicina generale Fimmg, Snami e Smi che segna l’avvio della collaborazione per la campagna vaccinale anti Covid-19.
Il documento è stato sottoscritto dall’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, dal segretario regionale della Fimmg Franco Pagano, dello Smi Pierino Picciani e dello Snami Nicola Grimaldi.
L’adesione alla campagna vaccinale dei medici di assistenza primaria, di continuità assistenziale, dell’emergenza sanitaria territoriale e dei medici iscritti al corso di formazione specifica in medicina generale, avviene su base volontaria e nei prossimi giorni ciascuna Asl provvederà ad acquisire le disponibilità.
I medici di assistenza primaria potranno vaccinare nei propri studi, al domicilio dei pazienti o nei punti di vaccinazione territoriale che saranno allestiti dalle Asl nel rispetto dei protocolli sanitari di sicurezza per operatori e pazienti. Solo in queste strutture potranno invece operare i medici di continuità assistenziale, di emergenza sanitaria territoriale e i medici specializzandi.
Sulla base del Piano vaccinale nazionale e regionale e della disponibilità dei vaccini e delle indicazioni per le quali sono approvati, verranno tempestivamente fornite ai medici indicazioni sulle categorie da sottoporre a vaccinazione. Oltre alla calendarizzazione delle operazioni sarà assicurata la fornitura delle dosi di vaccino necessarie a consentire il numero di inoculazioni periodicamente programmate presso gli studi dei medici di assistenza primaria, e il numero di inoculazioni programmate che il medico di potrà effettuare nei punti territoriali.
Il medico di assistenza primaria collaborerà anche ad integrare gli elenchi degli assistiti che hanno manifestato l’interesse alla vaccinazione attraverso la piattaforma regionale e fornirà loro tutte le informazioni necessarie, oltre ad assisterli nella compilazione preventiva del consenso informato. Si occuperà, inoltre, della sorveglianza sui vaccinati, segnalando tempestivamente eventuali reazioni avverse.
“È un passo fondamentale – sottolinea l’assessore Verì – che imprimerà un’accelerazione alla campagna vaccinale nella nostra regione, migliorando l’organizzazione e garantendo quell’assistenza sanitaria di prossimità che diventa centrale in un momento di emergenza come quello che stiamo vivendo”
ESCLUSO LOCKDOWN GENERALIZZATO, VERSO WEEKEND ROSSI E ZONE GIALLE RAFFORZATE
Una stretta delle misure, già a partire dal prossimo weekend, per frenare la diffusione del virus sospinta dalle varianti: zone rosse più rigide, modello Codogno, movimenti limitati anche in zona gialla, chiusure nei fine settimana, come avvenuto durante le vacanze di Natale. E, allo stesso tempo, estensione della campagna vaccinale a più soggetti possibili e nei tempi più brevi.
Questa la posizione che gli esperti del Comitato tecnico scientifico – riunitosi oggi – hanno consegnato al Governo, che dovrà a stretto giro – probabilmente già nelle prossime ore – valutare in che misura accogliere le indicazioni. Esclusa per ora l’ipotesi di un lockdown generalizzato. Mentre nelle ultime 24 ore si registra il picco dei ricoveri in terapia intensiva: 278, mai così tanti da quando viene diffuso il dato, dal 3 dicembre scorso. E salgono anche le vittime: 376, 58 in più di ieri.
Come era da attendersi, dunque, il Comitato è attestato sulla linea dura, considerata la curva in rialzo dei contagi e gli ospedali in sofferenza con le terapie intensive al di sopra della soglia critica in tante regioni. Vanno limitati i contatti interpersonali e le misure attualmente in vigore non bastano, tenuto anche conto dei ritardi sui vaccini. Da qui l’indicazione a irrigidire le misure in ogni zona ‘colorata’, ristabilendo nel contempo il “contact tracing” e potenziando il sequenziamento del virus per individuare prima possibile le varianti. Ribadita anche la necessità di introdurre il criterio dell’incidenza settimanale: con 250 casi ogni 100mila abitanti si va automaticamente in zona rossa. E la tempestiva conclusione della revisione degli indicatori epidemiologici di monitoraggio, in modo da avere dati più aggiornati possibile e intervenire più rapidamente con le azioni di “contenimento/mitigazione” a livello nazionale, regionale e locale. Sarà la cabina di regia del Governo ora a riunirsi per valutare le misure da mettere in campo e portare all’attenzione delle Regioni per una condivisione.
All’interno della maggioranza ci sono posizioni articolate tra “aperturisti” e “rigoristi” ed il premier Mario Draghi ieri ha invitato a “non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide. Questo non è il momento di dividerci”. Al momento sembrano da escludere lockdown totali come quello dello scorso anno, mentre è plausibile l’accoglimento delle indicazioni del Comitato su un irrigidimento dei divieti rispetto a quelli contenuti nel Dpcm in vigore fino al 6 aprile il giorno dopo Pasquetta. Per il leader della Lega Matteo Salvini “un lockdown nazionale sarebbe punitivo. Non ho dati, ma sono favorevole a intervenire dove la situazione è a rischio, non dove non c’è aumento di contagi. No a interventi in modo generico, ma in modo chirurgico”. Sulla stessa linea il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5s) che si dice “non favorevole a un lockdown generalizzato, ma a misure chirurgiche più o meno ampie a seconda delle aree. Sicuramente un rafforzamento di alcune misure è necessario”.
Anche il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, è “contrario all’ipotesi di una chiusura generalizzata, che non gioverebbe né al contenimento della pandemia né a un Paese ridotto ormai allo stremo”. Per il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, “il nostro impegno deve essere quello di passare rapidamente dalle restrizioni a tappeto alle vaccinazioni a tappeto”. Il presidente Anci Antonio Decaro si attende comunque una stretta in vista di Pasqua: “servirebbe a evitare che durante le feste qualcuno si possa spostare e aumentare i contagi, in un momento in cui la variante inglese si sta diffondendo molto velocemente”. Intanto, nelle ultime 24 ore i nuovi contagiati sfiorano quota 20mila (19.749), con un’incidenza in calo rispetto a ieri: 5,7% contro 7,5%. In aumento i morti: 376 (ieri erano stati 318) . Altri 278 pazienti sono entrati in terapia intensiva (contro 231 di ieri) ed il totale delle persone in rianimazione sale a 2.756. Mentre nei reparti ordinari ci sono 22.393 malati (+562). Aumentano i contagi anche nelle carceri: una settimana fa erano 410 i detenuti positivi, ora sono 468. L’Emilia Romagna ha deciso la sospensione dei ricoveri programmati procrastinabili in tutti gli ospedali della regione, spiegando che l’occupazione delle terapie intensive è del 37,6% (la soglia critica è del 30%) , mentre per i posti ordinari Covid l’occupazione è del 47,2% (anche in questo caso superata la soglia critica del 40%). Allarme anche a Napoli, dove il sindaco Luigi de Magistris parla di “ospedali allo stremo”.
E nelle carceri i positivi sono passati in una settimana da 410 a 468. Naturalmente un’accelerazione sui vaccini darebbe respiro a tutto il Paese. Ma dalle aziende continuano ad arrivare notizie negative: Johnson & Johnson ha comunicato di non poter assicurare all’Ue la fornitura di 55 milioni di dosi pattuita. Il Governo sta mettendo a punto un nuovo piano per superare le criticità emerse e non farsi trovare impreparati quando, da aprile, l’approvvigionamento dovrebbe salire a regime. Le Regioni domani avranno un primo confronto: sul tavolo anche l’ipotesi di procedere sulle vaccinazioni anche per fasce d’età. L’obiettivo è arrivare alla Conferenza Stato-Regioni di giovedì con nuove raccomandazioni sui gruppi prioritari da vaccinare.







