ROMA – “Mi preoccupa un po’ la discussione che si sta facendo in questi giorni sui tamponi antigenici, che dovrebbero entrare nella valutazione della circolazione del virus perché abbiamo troppi dati che ci dicono che sono spesso falsamente negativi”. Lo ha detto Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana malattie infettive (Simit), durante la trasmissione Agorà su Rai Tre, in merito alla decisione, prevista da una circolare ministeriale, di riconoscere la validità dei test antigenici rapidi di ultima generazione nel determinare i positivi al coronavirus, a fianco dei tamponi molecolari.

“L’RT – ha aggiunto Andreoni, ordinario di Malattie Infettive all’Università di Roma Tor Vergata – è certamente un buon parametro per vedere quanto sta circolando il virus, così come il numero di casi su 100.000 abitanti, che è anche più facile da capire”. Al contrario “aumentare il denominatore dei tamponi fatto utilizzando un test spesso non attendibile è un po’ pericoloso per valutare l’andamento dell’epidemia”.

“Spero e penso che i numeri dei contagi che vediamo siano la stabilizzazione di quello che è accaduto durante le vacanze di Natale, e questa è in parte la terza ondata. Se la vogliamo chiamare così – ha sottolineato – questa è già una terza ondata, anche se il termine non mi piace perché quello che vediamo è legato ai nostri comportamenti. È un virus che sta circolando in misura maggiore o minore a seconda di come ci comportiamo: se ci atteniamo alle misure di contenimento i numero dei contagi scende un po’, se non lo facciamo sale. Lo possiamo fare anche 20 volte, e quindi potremmo avere un numero di ondate indefinito. Nei prossimi giorni – ha concluso l’esperto – assisteremo a una stabilizzazione dei casi. Sappiamo, infatti, che i dati dei positivi sono in ritardo di circa 2 settimane rispetto ai comportamenti che teniamo. Essendo oggi all’11 gennaio sono già passati oltre 14 giorni dal 25 dicembre, quindi dovremmo esserci”.