ROMA – Se entrare nelle case degli italiani, vietando le feste, come poter controllare fin dentro gli appartamenti, rischiando di scatenare la delazione tra condomini.
E’ la discussione che accende il governo e fa slittare di qualche ora il nuovo dpcm con le misure anti contagio.
Il braccio di ferro va avanti per tutto il giorno.
Esprimono dubbi Regioni e Comuni.
Ci sono dubbi di costituzionalità che, secondo alcune fonti di maggioranza, potrebbero non passare il vaglio del Quirinale.
E la discussione si fa “molto tesa” nella riunione notturna del premier Giuseppe Conte con i capi delegazione.
Imporre un obbligo dentro casa, è l’obiezione, potrebbe essere incostituzionale.
Ma alcuni ministri sostengono la proposta, anticipata in tv dal ministro Roberto Speranza, di vietare ogni tipo di festa, anche quelle organizzate dentro le abitazioni private, in chiave anti contagio.
Altri ministri, all’opposto, con Teresa Bellanova di Iv in testa, sono contrari non solo a introdurre il divieto ma anche a una formula più soft, perché non vincolante, di una “raccomandazione”.
Alla fine passa la mediazione di Conte: nel dpcm ci sarà il divieto delle feste private fuori da casa (30 persone al massimo per cerimonie come matrimoni e cresime) e sarà raccomandato di non fare feste a casa e comunque non ospitare più di sei persone per volta – parenti o amici – se non sono abitualmente conviventi.
Ma c’è un altro tema che agita governo ed enti locali, a poche ore dal varo delle nuove misure: la possibilità, se non si riuscisse a garantire le distanze adeguate sui mezzi pubblici, di tornare alla didattica a distanza a scuola.
L’idea viene avanzata da alcuni governatori, tra cui Luca Zaia, come risposta all’ipotesi del governo di abbassare la capienza sugli autobus sotto la soglia attuale, dell’80%.
Stefano Bonaccini la fa presente, senza sostenerla, nella cabina di regia tra enti locali e governo.
“E’ un tema che si pone, soprattutto in prospettiva”, osserva un ministro. Ma la sola ipotesi allarma chi, come il segretario del Pd e governatore Nicola Zingaretti, ritiene che garantire la scuola e l’università, così come il lavoro, siano le priorità di questa fase dell’emergenza.
E dopo la riunione dei capi delegazione da Palazzo Chigi fanno sapere che si va avanti con la didattica in presenza, in tutte le scuole.
Per ora è sulle misure che limitano la movida, gli sport di contatto amatoriali e anche i rischi di contagio in casa, che il governo si sofferma. E litiga.
Le posizioni in campo sono chiare. Speranza, con il sostegno del Pd, nel weekend ha proposto, alla luce dei dati secondo cui il 75% dei contagi avviene in ambito familiare, la necessità di vietare tutte le feste, anche quelle dei bambini o le festicciole tra amici.
Bellanova all’opposto ha fatto trapelare tutti i suoi dubbi, perché si dovrebbe entrare nelle case degli italiani. Come si fa, chiedono i sindaci al governo, a garantire la sorveglianza in quelle cittadine dove ci sono magari due o tre soli vigili urbani?
Sono i dubbi che sembrano avere gli uffici legislativi di alcuni ministeri, tra cui il Viminale: come garantire i controlli? Dubbi che Conte ha su un piano anche giuridico: imporre un divieto dentro casa rischia di essere incostituzionale.
Di qui la scelta del premier di proporre la mediazione: una “forte raccomandazione”, non giuridicamente vincolante e non foriera di sanzioni.
In più, potrebbe esserci una campagna di comunicazione per sensibilizzare gli italiani, a portare le mascherine anche in casa, con le persone non conviventi, e a limitare le cene, gli aperitivi, le partite a carte.
Una mediazione si raggiunge anche sui limiti di capienza di stadi (il 15%, con un massimo di 1000 spettatori), cinema e teatri, per i quali Franceschini, facendo proprie le preoccupazioni di un intero settore, mantiene i limiti – e le deroghe – già ora in vigore.
Resta comunque il divieto assoluto per le discoteche e la chiusura di ristoranti e bar alla mezzanotte (qualche regione proponeva l’una di notte): con la movida non si può scherzare.
E’ questo l’argine per evitare nuovi rischi di lockdown o blocchi delle attività produttive.






