L’AQUILA – Anche in Abruzzo la crisi economica e sociale scatenata dalla pandemia del covid ha avuto effetti nefasti nella categoria degli avvocati, con un impennata delle cancellazioni dall’albo, in cerca di altri sblocchi professionali, in particolare nella pubblica amministrazione, nel mitico posto fisso. Un fenomeno generalizzato, che riguarda l’intero Paese, fotografato da una ricerca del quotidiano di Confindustria Il sole 24 ore, e dove si riferisce che in 5.800 sui 245mila iscritti, hanno appeso al chiodo la toga nell’ultimo anno, con una flessione media, anche per l’Abruzzo, tra il 5 e 10%.
A confermare il trend, per quanto riguarda il capoluogo L’Aquila, è il presidente dell’ordine degli avvocati cittadino, l’ex assessore comunale Maurizio Capri, che parla di una trentina di cancellazioni, sugli attuali circa 600 colleghi in attività. Un fenomeno che riguarda anche le altre città e province abruzzesi, dove in base ai dati aggiornati al 2019 sono circa 5.700 coloro che esercitano la professione.
Plurime le ragioni, spiega a questa testata Capri.
“Lo studio del Sole 24 ore fotografa la realtà dei fatti, posso confermarlo nell’ambito della esperienza diretta da presidente dell’ordine, limitatamente all’Aquila – spiega Capri -. Molti colleghi guardano oltre la professione, e una trentina non hanno rinnovato l’iscrizione all’Albo. Per varie ragioni: la riduzione dei clienti, impoveriti dalla crisi economica innescata dalla pandemia, la forte concorrenza, l’incertezza del futuro propria della libera professione. Ma soprattutto perché a differenza di quello che è avvenuto negli ultimi anni, sono stati indetti un numero significativo di concorsi, l’ultimo dei quali, molto ambito anche dagli avvocati aquilani e abruzzesi, per l’Ufficio per il processo”.
Il riferimento è al concorso per titoli e esami indetto dal Ministero della Giustizia, per il reclutamento del primo contingente di 8.171 addetti all’Ufficio per il processo. I posti riservati alla Corte d’Appello dell’Aquila, dunque all’Abruzzo, sono 190. Il potenziamento nei vari tribunali dell’Ufficio avrà lo scopo di velocizzare la macchina, ad oggi ingolfata, della giustizia, in vista dell’utilizzo dei fondi del Pnrr. Le assunzioni, che avverranno in base ai distretti di corte d’appello, sono a tempo determinato e con un contratto della durata di tre anni.
“Molti colleghi abruzzesi si stanno preparando per questo ed anche per altri concorsi. Va detto del resto che negli ultimi anni il numero degli avvocati è cresciuto in modo molto significativo, proprio in assenza di concorsi e assunzioni nella pubblica amministrazione. La carriera forense ha rappresentato dunque l’unico sbocco professionale”.
La professione però, complice la pandemia, è diventata sempre più difficile, attesta la ricerca del Il sole 24ore.
Una professione, si legge nella ricerca che “paga il non aver superato le proprie contraddizioni: come il gender pay gap, un reddito medio in picchiata e una densità di colleghi/competitor che resta comunque altissima. Senza contare le difficoltà della complessa macchina della giustizia, al centro della sessione straordinaria del congresso forense tenutosi la scorsa settimana”.
Tasto dolente è anche quello dei redditi: quello medio dichiarato per il 2019 ammonta a 40.180 euro che rappresenta un -15% rispetto al 2010.
In gran parte delle regioni del Sud resta sotto i 30mila euro e a soffrire sono naturalmente i più giovani: gli under 30 restano sui 13mila euro, i 40-44enni arrivano a 30mila. Solo gli ultracinquantenni arrivano a 50mila.
Commenta a tal proposito Giovanni Lega, presidente di Asla, l’associazione degli studi legali associati: “Il problema della retribuzione è molto grave fin dal praticantato. Il 73% dei praticanti non prende emolumenti. Non ha senso”.
Estremamente significativo un altro dato: in Italia uno su due tra gli iscritti alla Cassa ha chiesto il reddito di emergenza da 600 a 1.000 euro, durante l’emergenza Covid-19.
“Purtroppo la crisi pandemica ha accresciuto difficoltà già in essere – conclude Capri -, molti cittadini non si possono più permettere economicamente di sostenere i costi di una causa. Del resto i tempi generalmente lunghissimi dei processi, specie in sede civile, rappresentano, e non da ora, un forte disincentivo. Quella dell’avvocato, come tutte le libere professioni, comporta un forte rischio di impresa, non garantisce la la certezza del reddito, e non tutti sono predisposti. E dunque c’è chi intraprende altre strade”.






